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da Il Fatto Quotidiano, 30 novembre 2010

Anche dai file svelati da Wikileaks l’omino ridicolo che ci ammorba da sedici anni esce per quello che è, come mamma Rosa l’ha fatto. Mentre i leader del mondo sono avvolti da un’aura di complotto internazionale, citati su grandi questioni strategiche, geopolitiche, militari, diplomatiche e politiche, il pover’ometto emerge (si fa per dire) come un nanerottolo incapace, vanesio, ridicolo e puttaniere, che si fa solo gli affari suoi. Sai che scoperta. Il primo a dirlo, nel ’94, mentre tutti intorno s’affannavano a dipingerlo come alfiere del neoliberismo, leader dei “moderati”, padre ricostituente con cui “dialogare” sulle “grandi riforme”, fu Montanelli: “Berlusconi non ha idee, ma solo interessi”. E nel 2001, mentre B. seminava figure barbine per il mondo, aggiunse: “Spero che l’Europa adotterà nei suoi confronti l’atteggiamento di indignazione e di disprezzo che merita”.

Ora che il disprezzo lo mette nero su bianco il numero due dell’ambasciata americana, persino il Pompiere della Sera e i tg di regime sono costretti a registrarlo, naturalmente tra virgolette. E dire che fino a qualche giorno fa gli Ostellini lo invitavano a riprendere la “rivoluzione liberale”, i Sergiromani e i Panebianchi magnificavano i successi internazionali di colui che, secondo gli americani, si crede “il portavoce di Putin”, e di colui che si crede il portavoce del sedicente portavoce di Putin, il cosiddetto ministro degli Esteri, Frattini Dry. Quel Frattini che ora, come Luis de Funès nei film di Fantomas, accusa Assange di “distruggere il  mondo”. Ma forse anche la galassia. Abbiamo sempre saputo e detto che la Russia dell’amico Putin è uno Stato-mafia, non a caso piace tanto a B. Ora Putin viene definito “maschio Alfa” e B. relegato al ruolo di spalla (come già di Gelli, Craxi e Bush): praticamente il Nano Beta. Il fatto poi che il mediatore fra i due sia un certo Fallico, aggiunge alla comica finale un tocco onomatopeico.

Ma chi oggi minimizza le rivelazioni di Wikileaks dimentica che per anni la cosiddetta informazione ha censurato le cazzate fatte e dette dal Nano Beta nei vertici internazionali, stigmatizzato la stampa straniera che lo trattava da clown, sminuito a “gossip” le scelte private che rendono ricattabile lui e vulnerabile l’Italia, assecondato la propaganda sulla “diplomazia delle pacche sulle spalle” con cui il poveretto sosteneva di aver riportato l’Italia ai fasti dell’impero romano. Oggi è fin troppo facile ridacchiare dicendo “sapevamo tutto”. Gentili signori, se sapevate tutto, perché non avete detto nulla per quindici anni? Perché nel 2009, dopo il G8 de L’Aquila, persino il Quirinale e qualche pirla del Pd gli riconobbero doti che nemmeno Talleyrand? Ancora qualche settimana fa milioni di italiani erano convinti che B. avesse scongiurato una guerra fra Russia e Georgia, spiegato a Obama come salvare il dollaro, costretto Obama e Medvedev a parlarsi per poter entrare al G8. Certo che era tutto falso, ma se i suoi elettori si bevevano tutto è anche perché, quando ne sparava una delle sue, non seguivano risate omeriche, ma pensosi commenti e articolati dibattiti.

Oggi è tardi per dire la verità. E troppo facile, visto com’è ridotto. Ieri, in braccio all’amico Gheddafi, non ha trovato di meglio che dichiarare alla stampa mondiale: “Le ragazze che vanno in tv a dire che fanno le escort sono pagate da qualcuno”: e da chi, oltre che da lui? Ora si attendono con ansia i report segretissimi di Wikilibia, in cui Gheddafi e le sue amazzoni ridono di lui appena gira l’angolo (pare che persino l’amico Muammar trovi il suo mascara decisamente eccessivo). E quelli di Wikirussia, in cui gli amici Putin e Medvedev si sbudellano dalle risate dopo ogni sua visita: “Ma tu l’hai capito cosa aveva in testa?”, “Mah, forse un casco di catrame”, “No, dicevo sopra, quella specie di copricapo peloso”, “Ah, sì, dev’essere un orsacchiotto di peluche…”, “Speriamo che torni presto, non ridevamo così dall’ultima sbornia”. 
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro)


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Buongiorno a tutti, è una grande giornata questa per l’informazione perché grazie a Wikileaks si allontana il modello della politica schizofrenica e anche della politica bugiarda che dice pubblicamente una cosa e privatamente il suo contrario.

Una nuova diplomazia mondiale
D’ora in avanti quali che siano le conseguenze di questa ondata interminabile che durerà per mesi, pubblicazione di rapporti più o meno riservati delle diplomazie occidentali, sicuramente chiunque faccia politica nei vari Stati e nei rapporti internazionali, dovrà sapere e saprà che ciò che dice in pubblico, potrà essere smentito immediatamente da ciò che magari ha detto in privato lo stesso giorno o il giorno prima perché nelle diplomazie c’è sempre la possibilità di una talpa che in un nanosecondo invia qualche file a questo sito e a altri che magari sorgeranno per emulazione.
(leggi tutto)

Segnalazioni

Roma, 30 novembre, ore 18.00 - Marco Travaglio partecipa alla presentazione del libro "
Io ti fotto" di Carlo Tecce e Marco Morello (edizioni Ponte alle Grazie). Interviene Antonello Caporale, modera Silvia Truzzi. c/o Caffé Letterario, via Ostiense 83.

Berluscoma 2011 - Il tramonto della Seconda Repubblica - Il nuovo Dvd di Marco Travaglio dal 30 novembre in edicola con Il Fatto Quotidiano.



 

 


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Testo:
Buongiorno a tutti, adesso conosciamo le motivazioni della sentenza, il cui dispositivo era già noto dal 29 giugno, con cui la Corte d’Appello di Palermo, ha condannato Marcello Dell’Utri a 7 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, l’altro imputato Gaetano Cinà che era stato condannato per partecipazione all’associazione mafiosa e era il braccio destro di Dell’Utri nei rapporti con Cosa Nostra è morto nel frattempo e quindi per lui il processo si è estinto.
Berlusconi incontrava i boss di Cosa Nostra
Le conosciamo, sono state depositate venerdì, sono 641 pagine, mi pare di ricordare, se i miei calcoli non sono sbagliati che il nome di Silvio Berlusconi è citato 460 volte, in media quasi una volta ogni pagina.
(leggi tutto)
 
Segnalazioni

Documenti - Le motivazioni della sentenza Dell'Utri della Corte di Appello di Palermo - (da www.ilfattoquotidiano.it

Mafia e Stato. Il patto - di Riccardo Orioles da www.ucuntu.org

Mafia e politica - Ucuntu n.95, 21 novembre 2010


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Signornò, da L'Espresso in edicola

Nel 2006, dopo la risicata vittoria dell’Unione, qualche furbetto dalemiano (Latorre, Caldarola, Rondolino) propose di nominare senatore a vita Berlusconi, dato ormai per spacciato. Due anni dopo era già risorto. Ora ci risiamo. Il Cavaliere non se n’è ancora andato (“piuttosto la guerra civile”, minaccia il leader dei “moderati”) e già gli offrono un “salvacondotto” giudiziario per un’”uscita morbida” contro una “nuova piazzale Loreto”.

Il primo ad auspicare l’“happy end” è Giuliano Ferrara, passato armi e bagagli con Fini coi soldi della famiglia Berlusconi. Gli fa eco sul “Riformista” il professore finiano Alessandro Campi: Fli eviti l’”antiberlusconismo…malattia dello spirito, febbre infantile che alimenta le peggiori frustrazioni… già tomba della sinistra riformista”. Campi non spiega quando mai la sinistra riformista avrebbe contratto l’“antiberlusconismo viscerale”, ma se lo dice lui dev’essere vero. Un altro prof, Rocco Buttiglione, vuole “evitare a Berlusconi la fine di Craxi”. “Se il Cavaliere – spiega Roberto Rao, portavoce di Casini - accettasse di fare un passo indietro, si potrebbe pensare a un salvacondotto per lui”. Secondo La Stampa, “in diversi ambienti - di maggioranza, di opposizione e fuori della politica - si studia un pacchetto che gli eviti un accanimento fuori misura: reintroduzione dell’immunità parlamentare o forme ‘aggiornate’ di prescrizione”. Secondo il rutelliano Bruno Tabacci, “questo è un Paese crudele, che per mondarsi delle proprie colpe, una volta che Berlusconi è caduto, è capace di accusarlo di nefandezze inaudite. Si può ragionare su una uscita senza vendette e senza equivoci”.

Ma gli equivoci sono tutti nelle scombiccherate giustificazioni al salvacondotto. “Se Berlusconi accettasse di fare un passo indietro…”: ma se il premier cade non è una gentile concessione da contraccambiare, è la conseguenza del venir meno della maggioranza. “Evitargli la fine di Craxi”: ma Craxi non fu condannato per vendetta da un tribunale del popolo, bensì per reati comuni, corruzione e finanziamento illecito, in regolari processi normati dal codice voluto dal suo partito (lo scrisse il socialista Vassalli). “Paese crudele capace di accusarlo di nefandezze inaudite”: ma il premier è già da tempo imputato per corruzione giudiziaria, frode fiscale, falso in bilancio, nonchè indagato a Palermo per mafia e riciclaggio e a Firenze per strage. Il salvacondotto non gli eviterebbe dunque le accuse né le relative indagini (già in corso), ma gli eventuali processi (che riprenderanno non appena lascerà Palazzo Chigi) e le possibili condanne. E come si potrebbe ottenere un simile risultato? L’immunità parlamentare lo coprirebbe solo dai procedimenti futuri, non certo da quelli già avviati. Ci vorrebbe una fantasmagorica riedizione del lodo Alfano: nato per lasciar lavorare il premier finchè è in carica, ora dovrebbe lasciarlo lavorare anche da pensionato, quando non lavorerà più. Parola d’ordine: “Lei non sa chi ero io”.
(Vignetta di Natangelo)





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da Il Fatto Quotidiano, 20 novembre 2010

Ci sarà tempo per valutare nei dettagli la sentenza della Corte d’appello di Palermo che spiega la condanna di Marcello Dell’Utri per concorso esterno in associazione mafiosa a 7 anni di carcere (contro i 9 del primo grado). Il perché dello sconto era già chiaro dal dispositivo emesso il 29 giugno: i secondi giudici, diversamente dai primi, hanno ritenuto provata la mafiosità del senatore imputato fino al 1992 e non dopo, quando Dell’Utri inventò Forza Italia e Berlusconi portò la Fininvest nello Stato.

Le motivazioni del taglio netto al ‘92 aprono ampi spazi per un ricorso in Cassazione: i giudici fanno i salti mortali per salvare il Berlusconi politico dalle contiguità mafiose, negando addirittura l’evidenza delle prove documentali (come gli incontri con Mangano nel novembre ’93 registrati nelle agende di Dell’Utri primo e da lui stesso ammessi) e liquidando frettolosamente le testimonianze di Spatuzza e Ciancimino. Ma, anche alla luce di questa sentenza discutibile e minimalista, non si comprende – se non per scopi di bieca propaganda – l’esultanza che accompagnò la lettura estiva del dispositivo. Semmai c’è da notare come i giudici più benevoli che Dell’Utri abbia mai incontrato nella sua lunga carriera di imputato non abbiano potuto fare a meno di citare in una sentenza di mafia Silvio Berlusconi per ben 440 volte, mettendo nero su bianco che: per vent’anni Dell’Utri è stato “il mediatore” e lo “specifico canale di collegamento” tra Cosa Nostra e B. (non è un omonimo del nostro premier: è proprio lui); che “ha apportato un consapevole e valido contributo al consolidamento e al rafforzamento del sodalizio mafioso” capeggiato prima da Bontate e poi da Riina fino a tutto il 1992, l’anno delle stragi di Capaci e via D’Amelio; che l’assunzione del mafioso Mangano nel 1974 fu suggellata da un incontro a Milano fra B. (sempre il nostro premier) e Dell’Utri da una parte, e i boss Bontate, Teresi e Di Carlo dall’altra; che Mangano non era uno stalliere o un fattore, come han sempre raccontato Silvio e Marcello, ma il garante di Cosa Nostra a protezione dell’“incolumità” di B. (sempre il nostro premier); e che, per vent’anni, fino al 1992 mentre esplodevano le bombe, B. versò sistematicamente a Cosa Nostra “ingenti somme di denaro in cambio della protezione alla sua persona e ai suoi familiari” e della “messa a posto” delle tv Fininvest in Sicilia.

In pratica il nostro premier non denunciò mai alle forze dell’ordine attentati e minacce della mafia, ma preferì farsi proteggere dai mafiosi. Cioè: abbiamo un presidente del Consiglio che per vent’anni ha finanziato la mafia degli omicidi eccellenti e delle stragi, mentre il suo braccio destro che siede in Senato è un mafioso “esterno” infiltrato nelle istituzioni. Noi lo sappiamo da 15 anni. Altri, si spera, lo scopriranno ora. Ogni giorno che passa con Berlusconi a Palazzo Chigi e Dell’Utri in Senato è un giorno di troppo
(Vignetta di Bandanax)


Segnalazioni

Documenti - Le motivazioni della sentenza Dell'Utri della Corte di Appello di Palermo - (da www.ilfattoquotidiano.it

Video - "Il giornalaccio" - La seconda parte del video di Mario Natangelo per la campagna abbonamenti di Il Fatto Quotidiano.

Indro, ci manchi - di Marco Travaglio



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da Vanity Fair del 18 novembre 2010

Probabile che l’astuto Roberto Maroni, ministro degli Interni, non abbia messo in conto  l’ostinazione di Annamaria Fiorillo, il magistrato del Tribunale dei minori di Milano, che con molta calma, pieno decoro, e sempre sorridendo, ha smontato pezzo per pezzo, la ricostruzione ufficiale della movimentata notte in Questura di Ruby – finta nipote di Mubarak, ma autentica bimba di Papi - e del suo avventuroso rilascio.

Lei non lo ha mai autorizzato. Al contrario informata dai poliziotti che quella notte nessuna comunità di accoglienza aveva posti disponibili (notizia probabilmente infondata, ma utile a esercitare una ulteriore pressione sulla Fiorillo) ha chiesto che la ragazza venisse trattenuta. Le sono state nascoste le telefonate illegittime del premier che ne pretendeva la liberazione. Le è stato nascosto che una tale Nicole Minetti, ex ballerina, ex igienista dentale del premier, attuale consigliere della Regione Lombardia, era stata spedita a prendersi in carico la ragazzina (che un minuto dopo abbandonerà al suo destino). Ha invece saputo che la ragazza, secondo i funzionari della Questura, era la nipote del presidente egiziano e ne ha riso: “Allora io sono Nefertiti, regina del Nilo”.

A occhio siamo di fronte a un caso d’Alta Scuola di Basso Impero: burocrazie che frantumano con zelo la verità quando la verità intralcia il sovrano e i suoi piccoli segreti d’anziana solitudine. Se la Fiorillo – che è testimone diretta di quella sera – avrà detto il vero, allora Maroni – che non è testimone di nulla – in quel nulla vedrà naufragare la sua astuzia.  
(Vignetta di Fei)



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da Il Fatto Quotidiano, 18 novembre 2010

Il Pd che riesce a perdere anche le primarie del Pd e se la prende con le primarie per non prendersela con se stesso è già uno spettacolo ai confini della realtà. Ma il meglio, o il peggio, deve ancora venire ed è già scritto negli astri, anche se nessuno lo vede perché tutti guardano il dito anziché la luna. Il Pd non esiste. È l’ologramma di una politica senza politica e di un centrosinistra a rimorchio di B. Tre anni fa Silvio e Uòlter si baloccavano con l’ultimo risiko partitocratico: imprigionare a tavolino la realtà complessa della società italiana in uno schema bipartitico (“Pdl e Pdmenoelle”, copyright Grillo). Siccome B., per motivi suoi di potere, voleva costringere gli alleati sempre più riottosi a giurargli eterna fedeltà sul predellino della sua auto, il centrosinistra pensò bene di anticiparlo facendo la stessa cosa. Ne nacque questo abortino che, a parte accelerare la caduta di Prodi, cambiare tre segretari in sei mesi e perdere in due anni tutte le elezioni e un terzo dei suoi voti, non ha combinato nulla.

E ora che, grazie a Fini, B. è alla frutta, i vertici del Pd non sanno cosa mettersi. L’unica idea vagamente popolare che avevano partorito, le primarie, diventa la loro tomba. Per un motivo evidente a chiunque abbia un cervello, dunque non a loro: non hanno la più pallida idea di che cosa siano le primarie e di chi siano i loro elettori. Le primarie servono a far scegliere agli elettori il candidato del partito o della coalizione più adatto per vincere le elezioni. Dunque non può esistere, alle primarie, “il candidato del Pd”. Si candida chi vuole e quello che prende più voti viene sostenuto da tutti. Invece questo trust di cervelli tenta ogni volta di imporre alle primarie il candidato del Pd, che regolarmente perde: o perché è peggio dell’altro, o perché gli elettori scelgono regolarmente l’altro che ha l’indubbio vantaggio di non esser sostenuto dal Pd.

È accaduto in Puglia con Vendola contro Boccia, a Firenze con Renzi contro Pistelli, a Milano con Pisapia contro Boeri. Significa che gli elettori sono più “di sinistra” dei loro dirigenti? Manco per sogno. Gli elettori considerano destra, sinistra e centro categorie un po’ meno attuali di assiri, babilonesi e fenici. Semplicemente scelgono il candidato più conosciuto e/o riconoscibile, dunque incompatibile con le alte strategie uscite dagli alambicchi della nomenklatura.
Tra Casini e Di Pietro, per dire, gli elettori non hanno dubbi: non perché Di Pietro sia più a sinistra di Casini, ma perché, diversamente da Casini, ha sempre combattuto B. Infatti, da tre anni, il primo punto all’ordine del giorno del politburo piddino è scaricare Di Pietro per imbarcare Casini. Se avesse deciso la base, il centrosinistra sarebbe sceso in piazza con i girotondi, con i pacifisti, i noglobal, i noTav, i no-DalMolin, i grillini, la Cgil, la Fiom e il Popolo viola. Infatti se n’è tenuto a debita distanza: la piazza no, guai, è pericolosa.

Dopo la vittoria di Vendola su Boccia, D’Alema ridacchiò: “Il problema non è vincere le primarie, ma le secondarie, cioè le elezioni”. Vendola vinse pure le elezioni. Allora il geniale Fioroni propose “primarie finte” per far vincere il candidato di partito. Letta (Enrico, lo zio Gianni non avrebbe mai osato), spiegò che “le primarie soffocano le possibilità di successo del nostro candidato”. Ora, dopo la tranvata milanese, temendo che Vendola vinca anche le primarie nazionali, il Pd non si pone neppure il problema di trovare un candidato più credibile di lui (e di Bersani, ça va sans dire): vuole abolire le primarie. Secondo il noto perditore Boccia, “sono ormai diventate un regolamento di conti tra ex Pci”. Il sagace Follini, noto trascinatore di folle, tuona contro “il culto delle primarie che rischia di trasformare il Pd in campo di battaglia per le scorrerie di tutti gli altri” (quelli che vincono). Sublime il professor Ceccanti: “Il Pd è diventato un partito di sinistra e allora è inutile fare le primarie perché quasi sempre vincerà un candidato minoritario”. A questo punto torna utile una nostra vecchia proposta: abolire le elezioni. Anzi, meglio ancora: gli elettori.
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro)


Elementare WatsonLe poesie di Carlo Cornaglia
Primarie di Milano, mamma mia!
Non vince l’uomo scelto dal Pd,
ma il sinistro Giuliano Pisapia
al qual Vendola Nichi disse: “Sì!”

Ormai è una gloriosa tradizione
che del Pd non vinca il candidato,
successe al Nord, al Centro, in Meridione,
chi ha il suo sostegno, ahimé, viene trombato.
(leggi tutto)



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