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da Il Fatto Quotidiano, 19 giugno 2010

Basta, c’è un limite a tutto. Non si può seguitare a mortificare Claudio Scajola. Già dev’essere umiliante venire scaricato da uno come B, che in vita sua non ha mai scaricato nessuno, anzi ha sempre caricato di tutto. Figurarsi come deve sentirsi, lui che non è neppure indagato, ora che viene promosso ministro del Federalismo l’imputato Aldo Brancher, l’ex prete paolino poi spretato e divenuto dirigente della Fininvest e dunque deputato di Forza Italia. No, non si fa così.

Ma come: cacciano dal governo un pover’ometto che s’è soltanto fatto pagare la casa da un altro, per giunta a sua insaputa, e poi aprono le porte a uno rinviato a giudizio per lo scandalo Bpl-Antonveneta? Ma allora lo dicano che vogliono provocare. Fra l’altro la signora Scajola ha fatto sapere che, se il marito s’è finora avvalso della facoltà di non rispondere, è stato per non inguaiare “gente più compromessa di lui”. Chissà se conviene contrariarlo: e se poi parla? Potrebbe esplodere una rissa nell’ora d’aria del Pdl, simile a quella che sta dilaniando l’Udc col simpatico scambio di vedute tra il senatore Cintola (indagato perché mandava l’autista con l’auto blu a comprargli la coca) e il segretario onorevole Cesa (arrestato nel ’93 per una trentina di mazzette, mise a verbale: “Ho deciso di svuotare il sacco”). Appena Cesa ha sospeso Cintola dal partito, Cintola – suo affezionato biografo – ha replicato: “Cesa dovrebbe sospendersi da solo, con tutto quel che ha combinato”. Ora non vorremmo che la guerra fra impresentabili riesplodesse nel centrodestra a proposito della biografia di Brancher.
 
Il 18 giugno 1993, quand’era il vice di Confalonieri alla Fininvest Comunicazioni, fu prelevato e sbattuto a San Vittore su richiesta del Pool di Milano, in base alle accuse di Giovanni Marone, segretario del ministro della Malasanità Francesco De Lorenzo: “Brancher venne da me a nome della Fininvest per raccomandarsi che le venisse riservata una maggiore fetta di pubblicità nella campagna anti-Aids (sulle reti Fininvest, ndr). E quando questo privilegio fu realizzato, mi fu riconoscente pagando 300 milioni in due rate”: 300 a Marone e 300 al Psi. Brancher restò in carcere tre mesi e, per trasmettergli la consegna del silenzio, B. ricorse al paranormale: “Quando Brancher era a San Vittore – ha raccontato il Cavaliere – io e Confalonieri giravamo in auto intorno al carcere per metterci in comunicazione con lui”.

La telepatia funzionò: Brancher tenne la bocca chiusa. Fu poi condannato in primo e secondo grado a 2 anni e 8 mesi per finanziamento illecito e falso in bilancio. Poi, in Cassazione, il primo reato cadde in prescrizione, mentre il secondo fu amorevolmente depenalizzato dal governo Berlusconi, di cui era sottosegretario lo stesso Brancher. Il quale, nel 2005, torna sul luogo del delitto: la Procura di Milano trova un conto alla Banca Popolare di Lodi intestato alla sua compagna Luana Maniezzo con un affidamento e una plusvalenza sicura di 300 mila euro in due anni. Un regalino di Fiorani, come spiega lo stesso banchiere ai pm: “Con Brancher ho avuto diversi rapporti economici: una somma nel 2003 sul conto di Luana Maniezzo; nel 2004 100 mila euro che ho consegnato in ufficio a Lodi per ringraziarlo per l’attività svolta in Parlamento per aiutare Fazio; 100 mila euro nel 2005 a Roma; 200 mila euro a Lodi quando ho consegnato la busta a Brancher che la doveva dividere con Calderoli… che aveva bisogno di soldi per la sua attività politica”.
Il 26 giugno sarebbe dovuto iniziare al Tribunale di Milano il processo a suo carico per appropriazione indebita, processo finora rinviato per i suoi impedimenti parlamentari (tipo una imprescindibile missione alla Fiera di Hannover). Ma niente paura, ora che è ministro il processo non partirà nemmeno, grazie alla legge sul legittimo impedimento. L’amico B. l’ha salvato appena in tempo. E il capo dello Stato, nelle cui mani questo bel giglio di campo ha giurato ieri, ha fatto finta di nulla. Chissà com’è felice Scajola. 
(Vignetta di Bandanax)
 

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