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Da Vanity Fair, 20 ottobre 2010

Quando l’altro giorno a Lamezia ho imboccato l’autostrada Salerno Reggio Calabria - la indimenticabile A3, devastata da ingorghi furenti, cantieri, frane, restringimenti e altri disastri - ho capito di colpo la miglior barzelletta di Silvio Berlusconi.
Il premier l’aveva raccontata nel giorno del suo settantaquattresimo compleanno nell’aula della Camera, lo scorso 29 settembre, durante la sua seconda prolusione ai 615 deputati raccolti per giocarsi ai punti la fiducia del suo governo tenuto in vita da multiple fleboclisi e trapianti

Scelse l’istante e la voce. Declamò: “E poi garantiremo la fine dei lavori sulla Salerno Reggio Calabria entro il 2013!” Su quel punto esclamativo esplose come una hola la risata stereofonica, da Sinistra al Centro, dal Centro ai più coraggiosi della Destra. Tanto che il Cavaliere Supremo interruppe la lettura, gonfiò di stupore lo sguardo e ondeggiò di rabbia per la propria maestà miseramente irrisa.

Con i suoi 440 chilometri di asfalti che si sbriciolano, attentati, tangenti, costi gonfiati, la Salerno Reggio Calabria, in costruzione dal 1964, è il più lungo corpo di reato della storia giudiziaria italiana. E’ il simbolo dell’assedio criminale del Sud, della famiglie di ‘ndrangheta che da quasi mezzo secolo si spartiscono gli appalti, chilometro per chilometro, fanno i cantieri e poi li disfano, eternizzando una rapina che fino a oggi ci è costata 9,8 miliardi di euro. Attraversarla è un incubo. E’ il mondo in costruzione a immagine e somiglianza del crimine al potere. E finirà solo quando quel potere sarà sconfitto dalla legge e dagli uomini di buona volontà. Non dalle barzellette. 
(Vignetta di Fifo)

Bugiardo! - Le poesie di Carlo Cornaglia

Sta ormai per arrivare a casa nostra
 il libro con il quale il Cavaliere
 gli exploit del suo governo mette in mostra
 in questo paio d’anni di potere.

 Possiamo anticiparne alcuni brani.
 “Ho già rifatto L’Aquila com’era,
 ma non l’hanno capito gli aquilani
 che restar preferiscono in costiera.
(leggi tutto)


Segnalazioni

Il sasso in bocca - Annozero in onda il 21 ottobre 2010, ore 21, Rai2 - Chi ha paura dei contenuti dei programmi televisive? In collegamento da Berlino Roberto Saviano, in studio Concita De Gregorio, Maurizio Belpietro, Enrico Mentana e il Gianluigi Paragone.

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Stamattina il Cavaliere Supremo deve essersi svegliato tardi, svogliato e stonato. Perché subito dopo la colazione, il bagnetto e i massaggi, gli hanno rifilato il discorso del 1994, e lui non se ne è neanche accorto: l’ha letto tutto come fosse nuovo, davanti a 630 deputati che si davano di gomito e al Paese che ha ritrovato un’oretta di buonumore. Abbasseremo le tasse, ha detto. Stiamo per terminare la Salerno-Reggio Calabria e a breve cominceremo i lavori del Ponte sullo Stretto. Stiamo per riformare le professioni, la Giustizia, il mercato del lavoro. Introdurremo il quoziente familiare. Allungheremo le ferrovie al Sud e accorceremo la durata dei processi. Uno spasso.

Appariva ben vestito, ben spazzolato, un poco ingrassato, però vigile. Gli hanno fatto dire che la nostro economia stenta a ripartire perche a differenza degli altri Paesi europei abbiamo ereditato un grandissimo debito pubblico. Da chi lo abbiamo ereditato non se lo è chiesto e non glielo hanno fatto dire. In compenso gli hanno fatto dire che crede nella democrazia, nell’etica della politica, negli sforzi comuni necessari al bene pubblico e addirittura nell’antimafia.
Probabilmente stava per dire che per queste ragioni l’Italia è il Paese che ama e che per questo aveva appena deciso di scendere in campo: lo hanno fermato in tempo per non insospettire i suoi recettori di endorfina. E subito dopo lo hanno tenuto adagiato sullo scranno del governo a riposare.

Si tratta ora di capire chi ha combinato questo formidabile scherzo al Capo. Ogni personaggio del giro stretto ha le sue buone ragioni. In primis l’allegro Bossi, il perfido Tremonti e naturalmente Gianni Letta. Tutti per ammazzare la noia, umiliare chi li umilia, fare un dispetto a Bondi che poi strilla e li fa ridere. Retroscenisti accreditati non escludono, tra i possibili colpevoli, la nuova pattuglia dei siciliani, Calogero Mannino, Totò Cuffaro e soci, ingaggiati perché anche loro credono nella democrazia, nell’etica della politica, negli sforzi comuni necessari al bene pubblico e addirittura nell’antimafia. 
(Striscia di Fifo)




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Siamo l’unico Paese in Europa, in Occidente, e forse nel mondo, in cui l’opposizione non incassa la dissoluzione della maggioranza. Anzi. Mentre quella si sfarina in un finale a metà tra il Padrino parte terza e i Soliti ignoti parte prima, la nostra opposizione si addensa in una marmellata gorgogliante che tracima da tutti bordi, cola, si perde in chiacchiere e vento.
Nelle ultime 36 ore, scandite dal conto alla rovescia per quel capolavoro di sottosegretario Caliendo, l’ebollizione dei nostri migliori cervelli ha prodotto in prima battuta “il governo di transizione” elaborato da Massimo D’Alema. Intuizione rilanciata dai dalemiani del partito, ignorata dai veltroniani, irrisa dai rimanenti. Ma poi perfezionata dal segretario Bersani con l’indicazione di Giulio Tremonti premier. Dettaglio smentito non solo da Tremonti, ma anche dal medesimo Bersani che si è sentito equivocato, perché il suo era “un ragionamento”, come un tempo avrebbe detto De Mita.

Tra una incomprensione e l’altra è scesa in campo Rosy Bindi, presidente del partito, poi Enrico Letta, testa fina del partito, a informarci che “il dopo Berlusconi sarà lungo”.Lungo quanto?
Abbastanza da evitare le urne subito. “Bisogna occuparsi della crisi economica e della nuova legge elettorale”. Davvero? E come, quando? Con chi?
Fanno tutti finta di non sapere che appena il Cavaliere uscirà dallo scudo di Palazzo Chigi e del Lodo Alfano, lo attende non solo la solitudine dei numeri primi, ma pure il processo Mills Due, con la sentenza di condanna per corruzione già scritta nelle motivazioni del processo Mills Uno.

Non contenti è sceso in campo Nichi Vendola, il cuore nuovo della sinistra, che annuncia la sua candidatura alle primarie in alternativa a Bersani, a Franco Marini, e forse anche a quella di Chiamparino, che invece è il volto nuovo del Pd.
Tutti nomi che hanno smosso il risveglio di Emma Bonino, reduce dalla contesa elettorale per la Regione Lazio, pronta anche lei a candidarsi a nome di una sinistra che non rappresenta, ma per la giusta ragione che a qualunque elezione un radicale prima o poi una candidatura la spunta sempre. Per quarant’anni è stata la specialità di Marco Pannella, la sua bombola di ossigeno politico, e che ora tocca alla sua allieva che ha meno anni, meno fantasmi per la testa e anche meno capelli. Profilandosi l’imminente cagnara non potevano mancare gli ex democristiani confluiti nel pd che infatti l’altra sera si sono riuniti in numero di 50 parlamentari in un ristorante romano, La Capricciosa,  maneggiando anche loro un ragionamento semplice, ma efficace: “Se 33 finiani sono in grado di mettere nei guai il governo del Paese, cosa aspettiamo a occuparci dell’opposizione, visto che siamo in 50?”. 
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro)

Cade, non cade... - Le poesie di Carlo Cornaglia
Per il Popolo della Libertà
si mettono le cose molto male
quando arriva Granata e là per là
incomincia a parlare di morale.

Viene preso dal panico il partito
che non sa la moral che cosa sia
e Silvio Berlusconi infastidito
Fini e Granata vuole cacciar via.
(leggi tutto)

Segnalazioni

La mozione di sfiducia a Caliendo: la diretta dalla Camera dei Deputati - Dalle ore 17 su Rai3,  le dichiarazioni di voto - La diretta di Sky TG24





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