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AD PERSONAMDa oggi in libreria il nuovo libro di Marco Travaglio Ad personam. 1994-2010. Così destra e sinistra hanno privatizzato la democrazia. (Edizioni Chiarelettere) 

L'anticipazione da Il Fatto Quotidiano del 4 marzo 2010 a proposito degli incredibili salvataggi di alcuni parlamentari da provvedimenti di cattura disposti nei loro confronti dai giudici per gravissimi reati di mafia o contro la Pubblica amministrazione. Dal 1994 a oggi, la magistratura ha chiesto 19 volte alle Camere l’autorizzazione ad arrestare 17 fra deputati e senatori: 15 di centrodestra (Cesare Previti, Marcello Dell’Utri, Giancarlo Cito due volte, Amedeo Matacena, Giuseppe Firrarello, Gaspare Giudice, Angelo Sanza, Remo di Giandomenico, Giandomenico Blasi, Vittorio Adolfo, Raffaele Fitto, Giorgio Simeoni, Nicola Di Girolamo due volte, Nicola Cosentino, Antonio Angelucci) e 2 di centrosinistra (Antonio Luongo e Salvatore Margiotta). Richieste sempre respinte, perlopiù con maggioranze oceaniche e trasversali.

dal libro Ad personam:
Nei cinque anni della XIII legislatura, quella a maggioranza Ulivo, sono ben sei i parlamentari che i giudici chiedono di poter arrestare in base a gravissime accuse, suffragate da montagne di prove. Il primo è Cesare Previti. La richiesta è firmata dalla Procura di Milano alla conclusione delle indagini sul caso Imi-Sir (una tangente di 67 miliardi di lire pagata dalla famiglia Rovelli fra il 1991 e il 1994 agli avvocati Previti, Pacifico e Acampora e al giudice Vittorio Metta, in cambio della sentenza che ha condannato la banca pubblica Imi a un risarcimento non dovuto di mille miliardi di lire). È il 3 settembre 1997: per quel colossale episodio di corruzione il pool chiede alla Camera il permesso di far arrestare l’ex ministro della Difesa. Ma Montecitorio rispedisce la pratica al mittente: sostiene che non basta la richiesta dei pm, ci vuole la decisione del gip. La Procura inoltra la richiesta al giudice Alessandro Rossato, che l’11 dicembre firma 153 pagine di ordinanza di custodia cautelare, in cui ordina “agli ufficiali e agli agenti di Polizia giudiziaria di procedere alla cattura di Previti Cesare [...] e di tradurre lo stesso indagato in un istituto di custodia cautelare per ivi rimanere a disposizione di questi uffici”. Per l’esecuzione delmandato di cattura, ovviamente, è necessaria l’autorizzazione della Camera. Previti – spiega Rossato – deve restare in carcere fino all’inizio del processo perché è stato colto a inquinare le prove della maxitangente da 67 miliardi   del caso Imi-Sir, “un episodio di corruzione di inaudita gravità”, mai visto “nella storia italiana e neppure in quella di altri Stati”. (leggi tutto)

In libreria dal 4 marzo 2010
Ad personam.
1994 - 2010. Così destra e sinistra hanno privatizzato la democrazia.
di Marco Travaglio
Collana Reverse
Pagine 608 - euro 16,90

La scheda del libro
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Vignetta di Roberto CorradiSignornò
da l'Espresso in edicola

Di Gianfranco Fini si può dire quel che si diceva di Umberto Bossi negli anni 90: dipendesse da lui, il Cavaliere sarebbe politicamente defunto da un pezzo. Quando Bossi rovesciò il Berlusconi I nel 1994, nessuno scommetteva una lira sulla resurrezione. Poi provvide D’Alema a resuscitarlo con la Bicamerale e la caduta del Prodi I. Anche nel novembre 2007 tutto pareva compiuto, con la fuga di Lega, An e Udc dalla Casa delle Libertà, mentre Fini firmava l’epitaffio: “Berlusconi è alla comica finale”. A salvarlo, stavolta, provvide quella volpe di Veltroni. E Fini dovette rientrare all’ovile. Ma ora, dal caso Englaro alla difesa della laicità e della democrazia parlamentare, il presidente della Camera ha ripreso a smarcarsi. E potrebbe riservare qualche sorpresa al congresso Pdl di fine marzo, ma soprattutto dopo.

Forse però il leader di una destra finalmente credibile dovrebbe dare un’occhiata severa alle candidature per le europee e le amministrative. In Sicilia l’unico eurocapolista del Pdl targato An sarà Nino Strano: lo stesso che un anno fa salutava la caduta di Prodi ingozzandosi di mortadella e champagne in pieno Senato e urlava “checca squallida” e “mafioso” a Stefano Cusumano dell’Udeur; lo stesso che due mesi dopo fu condannato dal tribunale di Catania a 2 anni e 2 mesi per abuso d'ufficio e violazione della legge elettorale: nel 2005, assessore della giunta Scapagnini, collaborò a svuotare vieppiù le casse municipali distribuendo, a tre giorni dalle elezioni comunali, denaro a pioggia ai dipendenti per risarcirli dei presunti danni da “cenere nera” dell'Etna subìti nel 2002. Fini stigmatizzò le sue indecenti esultanze, che avevano fatto il giro del mondo, e promise di non candidarlo più: possibile che ora non abbia nulla da dire sulla sua esportazione al Parlamento europeo?

Ancora: in Puglia il Pdl sarà sostenuto da At6-Lega d'azione meridionale. L’ha annunciato il leader della gloriosa formazione, l’ex sindaco fascista di Taranto, Giancarlo Cito. Il quale non potrà essere candidato per un piccolo contrattempo: ha appena finito di scontare una condanna a 4 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, a causa dei suoi affettuosi rapporti con la Sacra Corona Unita, ma l’interdizione dai pubblici uffici dura ancora. E in ottobre s’è buscato altri 5 anni in appello per concussione. Eppure, come ha rivelato lui stesso, “incontro quasi ogni settimana, al ministero o a Maglie, il ministro degli Affari Regionali, Raffaele Fitto. Credo in lui, è giovanissimo, siamo tutti orgogliosi”. Eppoi anche Fitto è imputato: per corruzione, però.

Il 20 febbraio 2008 Fini dichiarò alla Stampa: “Se uno è indagato o a maggior ragione condannato per reati particolarmente odiosi, come la corruzione o quelli legati all’associazione mafiosa, opportunità vorrebbe che nel comporre le liste vi fosse più rigore e più scrupolo”. Era appena un anno fa. Vale ancora, quell’intervista, o è caduta in prescrizione?
(Vignetta di Roberto Corradi)

Gli approfondimenti dalla rassegna stampa a cura di Ines Tabusso

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Lettera a Repubblica (13 marzo)
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