.
Annunci online

abbonamento
88
commenti




Dunque la molto allenata sinistra dell’eterno 4 4 2, quella che sta perennemente in difesa, non fa mai goal, casca sempre per terra, piagnucola, e aspetta con trepidazione l’intervallo per divorare qualche piccolo avanzo di altre libagioni, non se l’è sentita di tirare neppure davanti alla porta vuota di Pontida. Non ha detto: piantatela, buffoni, con la vostra Padania immaginaria, l’ampolla, il dio Po, e le altre carabattola acchiappa gonzi, compresa la libertà da Roma dove invece vi trovate benissimo, chiedete a Maroni. Mettete giù le mani dall’aria magnifica del Va’ Pensiero. Lasciate stare Verdi che vi avrebbe preso a calci per tutta via Manzoni. Soffiatevi il naso con i vostri ridicoli fazzoletti verdi e poi buttateli via.

No, la sinistra non ha proprio fiatato. Tutti muti a passeggiare dentro la propria area. Aspettando che l’anniversario di un luogo e una data immaginari passassero. Certo per non irritare, per non offendere, per il rispetto dovuto a ogni cultura, ogni identità, ci mancherebbe, ogni vessillo che garrisca al vento, anche quello del sole delle Alpi, fradicio di pioggia, che l’altro ieri tramontava su quel triste migliaio di partite Iva convenute a Pontida per rivendicare in pubblico la più massiccia evasione fiscale europea, chiamandola libertà.

Niente, nemmeno un fiato. E c’è voluto il neo cavourriano Gianfranco Fini per dire con una certa fermezza, la cosa più semplice. E che nell’Italietta sinistra dell’eterno catenaccio è anche la cosa più ardita: la Padania non esiste.  
(Vignetta di Natangelo)

Nonno privacy - Le poesie di Carlo Cornaglia

“Noi non viviamo in democrazia
poiché siamo spiati tutti quanti,
più di sette milion, parola mia!”
Quelli di Confcommercio son festanti

nell’ascoltare Silvio Berlusconi
difensor della privacy di tutti.
“Stop a giornali e ad intercettazioni,
a cronisti e piemme farabutti!”
(leggi tutto)

Segnalazioni

Facce da Lega, il fotoracconto del raduno di Pontida - (dal blog del Popolo Viola)

No bavaglio
Il testo del Ddl
Contro la legge bavaglio, manifestazione il 1 luglio a Roma, Piazza Navona - Le adesioni sul sito della FNSI
L'appello di Articolo 21


fatto

Da oggi on line il nuovo sito de "Il Fatto Quotidiano"

Una nuova piazza per il confronto senza censure - di Peter Gomez
Guarda le video storie di Peter Gomez e Marco Travaglio






178
commenti



Vignetta di Bandanax

L'unica certezza è che quando il regno di Silvio Berlusconi sarà caduto, nulla sarà più come prima. La registrazione del colloquio tra il presidente della Camera, Gianfranco Fini e il procuratore di Pescara, Nicola Trifuoggi, e soprattutto la pubblica rivendicazione del suo contenuto, dimostra che anche nel nostro Paese si comincia a capire come le tradizionali divisioni tra destra e sinistra abbiano sempre meno significato.

Fini può piacere o non piacere. Può legittimamente dar fastidio il suo passato (recente) da post-fascista. Oggi però a contare è un'altra cosa: in un momento in cui l'Italia appare sempre più smarrita e impaurita, Fini è il solo politico a parlare da uomo delle istituzioni. Dire che governare è diverso da comandare; spiegare che in parlamento può valere la categoria della ragionevole lealtà, ma non quella della riconoscenza; aggiungere che la magistratura ha il dovere di verificare (con la massima accuratezza e velocità possibile) ogni notizia di reato, anche e soprattutto quando i sospetti riguardano chi ricopre una carica elettiva, dovrebbe essere ovvio. Non lo è però in Italia, un paese in cui ormai citare la Costituzione fa correre il rischio di essere bollati da pericolosi rivoluzionari.

Così Fini si trova all'improvviso a sedere sulla poltrona di capo di un'opposizione che non c'è. Se si andasse oggi ad elezioni buona parte dei suoi consensi verrebbero raccolti nelle file di chi votava Partito Democratico. Non perché Fini sia di sinistra. Ma solo perché in queste settimane pare ragionare da persona normale. E questo, per i cittadini che ancora pensano con la loro testa, è già molto.
(Vignetta di Bandanax)

Segnalazioni

Funima Day 2009
I piani del potere: quale futuro ci aspetta
Sabato 5 dicembre ore 16.45 - Auditorium Concordia (Pordenone)

Modello Bielorussia - di Carlo Cornaglia
Ma chi è Aleksander Lukashenko
dal quale è andato Silvio Berlusconi?
Delle sue qualità lungo è l’elenco:
boss dal novantaquattro, le elezioni

vince sempre con gran facilità,
peccato l’Ocse dica sian truccate.
Per comandare per l’eternità
ha la Costituzion presa a legnate...
Leggi tutto

Commento del giorno
di Ambra -  lasciato il 2/12/2009 alle 15:8 nel post Padrini e condomini
Qualcuno porti un rilevatore di presenze, che la Questura dirà che saremo poche migliaia.





210
commenti



Vignetta di Bandanax

Vanity Fair, 18 novembre 2009


Alla fine è sempre il letto, anche nella sua versione simbolica, lo psico termometro di Silvio Berlusconi. Specialmente adesso che misteriose ragioni di sicurezza gliene assegnano uno nuovo, quello molto protetto (e detestato) di Palazzo Chigi, negandogli la libertà di accomodarsi, giocare e sognare sul famoso lettone di Putin, celebrato in innumerevoli resoconti, che arreda sia la principale camera di Palazzo Grazioli, che i miraggi del suo elettorato.

Come se fosse un destino, altre spie rosse si sono accese lungo il perimetro del suo specchio emotivo. Veronica, prima di tutto, che ha iniziato la sua guerra in tribunale, i suoi tre figli contro gli altri due, l’intero patrimonio in palio, 7 miliardi di euro, forse di più. Senza contare il costo catastrofico dello spettacolo offerto alle gazzette della Nazione come nemesi esemplare del feuilleton “Una storia italiana”. Poi la diaspora di Gianfranco Fini, sempre più insofferente alla monarchia arcoriana. Poi la crisi economica che rema contro ogni lodevole ottimismo e finta ripresa. Il conflitto sociale che cresce, come fa la febbre di questi tempi, la disoccupazione e l’insofferenza dei terremotati abruzzesi. Poi i processi per corruzione che non si riescono a fermare nonostante il lavoro insonne di avvocati e ministri. Le pessime notizie che arrivano dal tribunale di Palermo dove torna sotto processo (d’Appello) il suo braccio destro Marcello Dell’Utri, accusato di fiancheggiare la mafia, dopo la prima condanna a 9 anni. E se non bastasse: la nuova emergenza rifiuti in Sicilia e a Napoli. Una lunga notte lo attende. E nessuno, nel nuovo Palazzo, che abbia voglia di rimboccargli i sogni.

Segnalazioni


Questa sera Peter Gomez sarà ospite di "Exit" - La7 ore 21,10
Bruno Tinti ha registrato un contributo che verrà mandato in onda durante la trasmissione


Legittimo impedimento - di Carlo Cornaglia
Si ripete un copione vecchio assai,
già visto e sopportato nel passato:
andare ai suoi processi non può mai
poiché ha troppo da fare l’imputato.

Son legittimi ed istituzionali
gli impegni denunciati da Ghedini
e come gocce d’acqua sono eguali
a quelli che ascoltò la Boccassini...
Leggi tutto

Commento del giorno
di lina musso -  lasciato il 17/11/2009 alle 23:44 nel post Il ritorno de "L'odore dei soldi"
quasi quasi ne rubo qualche copia per lasciarle sulle panchine ;);););)

 


156
commenti


Vignetta di Tonus
Signornò

da l'Espresso in edicola


Sinora Gianfranco Fini si era smarcato dalla Banda Berlusconi su temi sacrosanti, ma poco sentiti - o addirittura avversati - dalla “pancia” dell’elettorato di destra: biotestamento, fecondazione, immigrati, laicità, difesa del Parlamento contro gli uzzoli duceschi del premier. Queste prese di distanza l’avevano allontanato dalla destra giovanile e “valoriale” di Giorgia Meloni. E l’avevano esposto alle volgarità dei Feltri e dei Veneziani sul “tradimento” del “compagno Fini”. Il disprezzo più evidente, e comprensibile, per i colonnelli alla Gasparri (“dovrebbe avere la decenza di tacere”, ha sbottato di recente all’ennesima gasparrata) aveva scavato un fossato fra lui e l’establishment della fu An, ormai intruppata nel partito Mediaset.

Il resto lo faceva un drappello di àscari non proprio raccomandabili: l’ex portavoce Salvo Sottile, condannato in primo grado per peculato perché usava l’auto blu per scarrozzare le sue soubrettine; il factotum Checchino Proietti, inquisito per vari traffici nel sottobosco della sanità con Daniela Fini; il vice-capogruppo Italo Bocchino, indagato a Napoli insieme ad Alfredo Romeo; il plenipotenziario siciliano Nino Strano, noto per gli sventolii di mortadella al Senato e per una condanna a Catania in primo grado per vari sperperi di denaro pubblico; il fedelissimo napoletano Amedeo Laboccetta, rappresentante di Atlantis World, società proprietaria di alberghi e casinò ai Caraibi e attiva in Italia nel ramo slot-machines, che ha per socio Francesco Corallo, figlio di don Gaetano condannato negli anni 80 per l’assalto del clan Santapaola a Sanremo. Personaggi che rischiavano di oscurare finiani credibili come Granata, Urso, Della Vedova, Raisi, Campi, Perina.

Ultimamente però Fini ha azzeccato due mosse che hanno il pregio di piacere anche agli elettori di destra: ha scaricato Berlusconi sulle stragi di mafia, difendendo i pm che tornano a indagare sui mandanti occulti, perché “non abbiamo nulla da nascondere” (infatti il Cavaliere ha subito messo mano alla fondina); e ha rinunciato al lodo Alfano nel processo per diffamazione ai danni del pm Woodcock, lasciando solo il premier col suo scudo spaziale e incassando il ritiro della querela dal magistrato in ossequio al suo “gesto istituzionale”. Due mosse che riscoprono la vocazione legalitaria della destra italiana: l’eredità di Paolo Borsellino e la battaglia per Mani Pulite e contro l’immunità. Berlusconi, schiumante di rabbia, ha sibilato: “Comodo, ha solo un processo per diffamazione”. Già: lui invece è imputato di corruzione (Mills), falso in bilancio, appropriazione indebita e frode fiscale (Mediaset e Mediatrade), salvo complicazioni. In due mosse Fini ha dato scacco al re, costringendolo a esplicitare due ottimi vantaggi di un cambio della guardia: lui, diversamente dal premier, non è imputato di nulla e non ha niente da temere dall’antimafia. Due peccati mortali, agli occhi del premier. Agli occhi degli elettori, si vedrà.
(Vignetta di Tonus)

Segnalazioni

da Italiadallestero.info
La Corte Costituzionale italiana dichiara illegittima la legge sull’immunità che protegge Berlusconi
Le Monde, Francia - 7 ottobre 2009
La Corte annulla la legge sull’immunità di Berlusconi di Hada Messia
CNN, USA - 7 ottobre 2009
Berlusconi perde il suo scudo giudiziario di Richard Heuzé
Le Figaro], Francia - 7 ottobre 2009

Scuola "A. Caponnetto" - Bari presenta il suo Caffè Letterario (9-11 ottobre 2009)


254
commenti



Vignetta di Tonus da vernacoliere.comSarà che dorme tre ore per notte (“per altre tre faccio l’amore”, dixit), sarà che ultimamente gli è andato di traverso tutto: la gita a Casoria dalla bimba, il campionato del Milan, le passeggiate elettrorali tra le salme e le macerie a L’Aquila, la festicciola l’altra sera a Sharm El Sheik dal suo amico Umberto Smaila, e pure il benedetto matrimonio con Veronica, ma da qualche settimana il Cavaliere non è più lui. Ride tirato persino da Vespa. Per il resto gira funereo, reagisce irascibile, litiga con tutti. Con l’Onu e con i vescovi per il respingimento degli immigrati.
Litiga con il presidente Giorgio Napolitano che gli proibisce di nominare ministro della Sanità il suo medico personale Ferruccio Fazio, scienziato della nidiata San Raffaele.
Litiga con il ministro Giulio Tremonti che se ne frega dei miliardi promessi dal Cavaliere ai terremotati (prima 6, poi 8, poi 12) e gliene concede uno solo subito, altri 4 nei prossimi 24 anni, niet su tutto il resto, addio al Ponte sullo Stretto.  
Litiga con il presidente della Camera Gianfranco Fini per le nomine Rai (che al momento saltano) per le veline, che dovuto ritirare, per gli sbarchi, per i decreti legge, e per tutte le forzature costituzionali che invece continuano.
Litiga con la Lega per il suo appoggio al referendum elettorale, ideato dall’astuto Mariotto Segni, che se approvato rischierebbe di consegnargli definitivamente l’intera Italia.
Litiga persino con Paolo Guzzanti, giornalista, imitatore, senatore azzurro, che dopo una decina d’anni di velluti rossi e penombre si è accorto della mignottocrazia imperante in quegli stessi paraggi, coerente, dice lui, con la prossima deriva autoritaria del suo (ex) leader.

Non placa l’ira di Silvio neppure la sua mitologica biografia a colori, appena varata dall’amico Vittorio Feltri, quello di Libero. E’ tutto roba vecchia, edulcorata e farlocca, ma lucidata come nuova. Lo stile è pura Corea del Nord. Irresistibile persino ai depressi. Parte da Silvio bimbo che gioca con un telefono e la didascalia che recita: “Gli piaceva giocare con il finto telefono. “Oggi - dice il presidente del Consiglio - quello vero suona in continuazione e mi diverte molto meno”. Le immagini sono da antologia. Il senno è quello di Renato Farina, giornalista e agente segreto, che annuncia il suo “Silvio visto da vicino”, cosi’ vicino da condividerne “comuni amicizia, letture, ideali”. Specialmente ideali. E tanta stima. Tanta lealtà da osare, talvolta, di “dirgli di levarsi il prezzemolo dai denti”. Lealtà odontoiatrica.
(Vignetta di Tonus da vernacoliere.com)

Segnalazioni

Caotica, ma affascinante - di Stefan Ulrich (Sueddeutsche Zeitung - 5 maggio 2009)
Ammirazione per piazze e pizze, derisione per mafia, Fiat e Berlusconi: L´immagine che i tedeschi hanno dell´Italia oscilla tra due estremi.
(Traduzione a cura di Italiadallestero.info)



Premio Ischia: le news dei blog le voti tu
Partecipa alla prima votazione on line per determinare il vincitore del riconoscimento speciale “Blog dell’anno”, assegnato a mezzo di votazione on-line, alla quale possono partecipare tutti gli utenti internet con il solo vincolo di un voto espresso per ogni singola persona.






210
commenti



Vignetta di Roberto CorradiSignornò
da l'Espresso in edicola

Di Gianfranco Fini si può dire quel che si diceva di Umberto Bossi negli anni 90: dipendesse da lui, il Cavaliere sarebbe politicamente defunto da un pezzo. Quando Bossi rovesciò il Berlusconi I nel 1994, nessuno scommetteva una lira sulla resurrezione. Poi provvide D’Alema a resuscitarlo con la Bicamerale e la caduta del Prodi I. Anche nel novembre 2007 tutto pareva compiuto, con la fuga di Lega, An e Udc dalla Casa delle Libertà, mentre Fini firmava l’epitaffio: “Berlusconi è alla comica finale”. A salvarlo, stavolta, provvide quella volpe di Veltroni. E Fini dovette rientrare all’ovile. Ma ora, dal caso Englaro alla difesa della laicità e della democrazia parlamentare, il presidente della Camera ha ripreso a smarcarsi. E potrebbe riservare qualche sorpresa al congresso Pdl di fine marzo, ma soprattutto dopo.

Forse però il leader di una destra finalmente credibile dovrebbe dare un’occhiata severa alle candidature per le europee e le amministrative. In Sicilia l’unico eurocapolista del Pdl targato An sarà Nino Strano: lo stesso che un anno fa salutava la caduta di Prodi ingozzandosi di mortadella e champagne in pieno Senato e urlava “checca squallida” e “mafioso” a Stefano Cusumano dell’Udeur; lo stesso che due mesi dopo fu condannato dal tribunale di Catania a 2 anni e 2 mesi per abuso d'ufficio e violazione della legge elettorale: nel 2005, assessore della giunta Scapagnini, collaborò a svuotare vieppiù le casse municipali distribuendo, a tre giorni dalle elezioni comunali, denaro a pioggia ai dipendenti per risarcirli dei presunti danni da “cenere nera” dell'Etna subìti nel 2002. Fini stigmatizzò le sue indecenti esultanze, che avevano fatto il giro del mondo, e promise di non candidarlo più: possibile che ora non abbia nulla da dire sulla sua esportazione al Parlamento europeo?

Ancora: in Puglia il Pdl sarà sostenuto da At6-Lega d'azione meridionale. L’ha annunciato il leader della gloriosa formazione, l’ex sindaco fascista di Taranto, Giancarlo Cito. Il quale non potrà essere candidato per un piccolo contrattempo: ha appena finito di scontare una condanna a 4 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, a causa dei suoi affettuosi rapporti con la Sacra Corona Unita, ma l’interdizione dai pubblici uffici dura ancora. E in ottobre s’è buscato altri 5 anni in appello per concussione. Eppure, come ha rivelato lui stesso, “incontro quasi ogni settimana, al ministero o a Maglie, il ministro degli Affari Regionali, Raffaele Fitto. Credo in lui, è giovanissimo, siamo tutti orgogliosi”. Eppoi anche Fitto è imputato: per corruzione, però.

Il 20 febbraio 2008 Fini dichiarò alla Stampa: “Se uno è indagato o a maggior ragione condannato per reati particolarmente odiosi, come la corruzione o quelli legati all’associazione mafiosa, opportunità vorrebbe che nel comporre le liste vi fosse più rigore e più scrupolo”. Era appena un anno fa. Vale ancora, quell’intervista, o è caduta in prescrizione?
(Vignetta di Roberto Corradi)

Gli approfondimenti dalla rassegna stampa a cura di Ines Tabusso

Segnalazioni

Si parla di mafia e Cuffaro - di Gaetano Alessi
Lettera a Repubblica (13 marzo)
Fuori Totò Cuffaro dalla Commissione di Vigilanza Rai (17 marzo)
Mafia: Per chi suona dalla campanella

Brunetta, un ministro da borsetta - di Carlo Cornaglia
Il ministro da taschino,
questo nano da giardino
che sta largo in una tasca
come un topo in una vasca,
  
sfoga l’ira furibonda
e funesta contro l’Onda,
movimento studentesco,
con attacco carognesco...
Leggi tutto


307
commenti


Vignetta di Molly BezzVanity Fair, 10 luglio 2008

Tolti i pregiudicati, due sole categorie di persone dovranno depositare in un archivio le proprie impronte digitali: i bambini Rom, secondo i voleri del ministro degli interni Bobo Maroni che li vuole schedare per il loro bene e il nostro; e i deputati della Repubblica, come ha appena stabilito il loro presidente Gianfranco Fini.

Esiste dunque almeno una equivalenza tra questi due gruppi di cittadini, i bimbi Rom e i deputati, almeno secondo i nuovi cupi standard dell’Italia berlusconiana. E non sarà facile stabilire chi dei due si sentirà più offeso: se i futuri “uomini in sé”, che intendono vivere come nomadi senza territorio, o se i politici di professione che intendono vivere stanziali come “onorevoli in sé” nei territori ben remunerativi dei collegi elettorali.

La ragione che li accomuna è con tutta evidenza un torto: il furto. Per essere precisi: il furto di identità. Gli zingarelli perché ne rifilano sempre una nuova (e inventata) ogni volta che vengono pizzicati sui marciapiedi a mendicare. E i deputati perché se le moltiplicano (le identità) quando al momento del voto in aula si improvvisano pianisti e votano due, tre volte, pigiando illegalmente i pulsanti dei vicini assenti.

In capo a qualche mese il nuovo sistema di votazione a Montecitorio identificherà ogni singolo polpastrello, impedendo i brogli con le repliche. Da quel giorno in poi non ci sarà più il dubbio di un errore quando ognuno di loro voterà l’altra legge sulle impronte. La prima costerà più o meno 400 mila euro in nuovi macchinari ad alta tecnologia. La seconda infinitamente di più per colpa di quel veleno sociale già messo in circolo una volta, con le leggi razziali del 1938, in piena Italia fascista, quando si avviò la schedatura degli ebrei. Anche allora dicendo che era per il loro bene e il nostro.

ADERISCI ALLA CAMPAGNA

Segnalazioni

Decreto Sanjust di Peter Gomez e Marco Lillo
(da l'Espresso online)


Il ritorno dell'illusionista Berlusconi (Neue Zuercher Zeitung)
(Traduzione di Italiadallestero.info)


12 luglio - Inaugurazione della scuola di formazione politica Antonino Caponnetto. (dal blog di Nando Dalla Chiesa)





sfoglia maggio        luglio
autori
dvd
democrazya
rubriche

signori della corte sentenze italiane sentenze europee

il mattinale

errata corrige

commento del giorno

errata corrige

speciali

l'armadio degli scheletri

passparola

iniziative

no bavaglio

basta

basta

no bday

appello fini travaglio

arrestateci tutti

tutte le iniziative

Premi
Macchianera Blog Awards 2009
perche' voglio scendere

perch� voglio scendere

intervista agli autori

messaggio ai troll

feed

Feed RSS di questo blog Feed RSS di questo blog

feedburner

archivio


agenda 2010
agenda 2010
prossimi appuntamenti
vedi tutti gli appuntamenti
materiale infiammabile

IN EDICOLA
IN LIBRERIA

libri di chiarelettere

diffondi

voglio scendere

incolla il codice sottostante nel tuo blog o sito

premi

intervista agli autori


<[0.0456730000005336]>