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da Il Fatto Quotidiano, 23 novembre 2010

Ricordate il processo a Clemente Mastella e famiglia (moglie, consuocero, cognato e mezza Udeur) per le lottizzazioni nelle Asl e negli enti pubblici della Campania, il mercato illegale degli appalti, la gestione allegra dei fondi pubblici al giornale Il Campanile con appartamenti romani incorporati? Bene, anzi male: il Parlamento ha deciso di abolirlo. Non Mastella: il processo.
Venerdì, alla chetichella come si usa in questi casi, il Senato della Repubblica ha approvato per alzata di mano la proposta della giunta per le autorizzazioni a procedere di sollevare un conflitto di attribuzioni fra poteri dello Stato dinanzi alla Consulta contro i giudici di Napoli che osano processare l’ex ministro della Giustizia del centrosinistra, ora eurodeputato di centrodestra, senza chiedere il permesso al Parlamento.

Tutti d’accordo (Pdl, Lega, Udc, Pd), tranne l’Idv. Motivo: i reati contestati a Mastella nell’udienza preliminare in corso da mesi a Napoli sarebbero stati commessi nell’esercizio delle funzioni di Guardasigilli, dunque di natura ministeriale, dunque sottoposti alla giurisdizione del Tribunale dei ministri di Napoli, ma solo previa autorizzazione a procedere del Senato. I difensori di Mastella, nell’udienza di sabato, hanno subito chiesto al gip di sospendere tutto fino a quando la Corte costituzionale non si sarà pronunciata (fra un anno o due, visti i tempi biblici della Consulta).   Se il gip dovesse accogliere l’istanza di rinvio sine die, il processo morirebbe lì, con prescrizione assicurata. E non solo per Mastella, ma anche per i suoi 50 coimputati, che hanno immediatamente fatto propria la richiesta dell’ex ministro, ritenendosi attratti per contagio dalla sua speciale immunità, peraltro sconosciuta alle leggi.
 
La vicenda è talmente intricata che, se non se ne illustrano bene i passaggi, si rischia di non afferrare appieno la portata dello scandalo
L’inchiesta è quella avviata quattro anni fa dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, che nel gennaio 2008 fece arrestare fra gli altri la signora Mastella, Sandrina Lonardo, il consuocero dei coniugi, Carlo Camilleri e un bel pezzo di Udeur campana per vari e gravissimi reati, poi notificò un avviso di garanzia all’allora ministro della Giustizia, che colse la palla al balzo per rovesciare il governo Prodi, passando armi e bagagli al centrodestra. Intanto, per competenza, il fascicolo fu trasmesso a Napoli, dove il pm Francesco Curcio proseguì le indagini, scoprì altri reati e lo scorso anno chiese i rinvii a giudizio sui quali, fra breve, dovrebbe pronunciarsi il gip Eduardo De Gregorio.
Mastella è accusato di ben nove episodi delittuosi: quattro concussioni, tre abusi d’ufficio, un’associazione per delinquere e un caso di truffa, peculato e appropriazione indebita.
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Segnalazioni

Mastella querela Travaglio e Il Fatto Quotidiano -
nella Rassegna stampa a cura di Ines Tabusso



 


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Signornò, da L'Espresso in edicola

Nel 2008, alla vigilia delle ultime elezioni, Berlusconi dichiarò solennemente: "Non candideremo supposti autori di reati". Infatti i supposti non li candidò: solo quelli certi. Anche Casini, nella campagna elettorale del 2006, aveva giurato a "L'espresso": "A parte Cuffaro, in Sicilia non ricandideremo nessun inquisito". Infatti, fra gli altri, candidò Giuseppe Drago, ragusano, all'epoca condannato in appello per peculato. Nel maggio 2009 Drago è stato condannato pure in Cassazione: tre anni di reclusione (coperti dall'indulto) e interdizione perpetua dai pubblici uffici (poi ridotta anch'essa a tre anni). In un Paese serio, sarebbe stato subito accompagnato all'uscio di Montecitorio: "Arrivederci alle prossime elezioni". Invece la giurisprudenza domestica vigente tra i politici italiani prevede che, anche sulle sentenze definitive, si pronunci il Parlamento. La giunta per le elezioni della Camera ha cincischiato 14 mesi, poi finalmente il 29 luglio ha deciso ciò che aveva già stabilito la Cassazione: Drago è ineleggibile, dunque deve sloggiare sino a fine legislatura.

Se n'è andato? Nemmeno per sogno: deve ancora pronunciarsi l'aula. Nell'attesa, il deputato abusivo è entrato di diritto nel "gruppo di responsabilità nazionale" corteggiato dal premier per colmare il vuoto aperto dai finiani e votargli lo scudo spaziale. Drago non si è fatto pregare e, insieme ai corregionali Cuffaro, Mannino e Romano, ha preso a contestare la scelta dell'Udc di non vendersi al governo. Nella sua posizione, restare all'opposizione potrebbe rivelarsi rischioso. Meglio trasvolare nella maggioranza: chissà che, fra un'impunità e l'altra, non ci scappi qualcosa anche per lui. Ma che ha fatto Drago per buscarsi tre anni per peculato? Semplice. Nel 1998, allo scadere del suo breve mandato di presidente della Regione Sicilia, svuotò la cassa dei fondi riservati e si portò via i 268 milioni di lire ivi contenuti. Così, quando arrivò il nuovo governatore, il Ds Angelo Capodicasa, trovò le casse vuote. Se ne accorse quando dispose l'acquisto di lenzuola nuove per l'appartamento presidenziale, ma si sentì rispondere che non c'era più una lira. E dovette metter mano al portafogli.
 
"Quei soldi li ho spesi in beneficenza", balbettò Drago. E portò alcune pezze giustificative. Ma i giudici scoprirono che erano state fabbricate a posteriori. Così lo condannarono. Come pure la Corte dei Conti, che gli impose di restituire il maltolto "usato arbitrariamente per spese personali". Casini lo premiò con la vicepresidenza del gruppo Udc. E Berlusconi con una poltrona di sottosegretario. Ora che è ufficialmente un pregiudicato, il premier lo vuole tutto per sé. Forse non sa che Drago, come gli yogurt, ha la data di scadenza: appena la Camera vota la sua ineleggibilità, diventa inservibile e bisogna comprarne un altro. A meno che la maggioranza non voglia ribaltare il voto della giunta e lasciarlo in Parlamento. In fondo, non c'è nulla di più provvisorio delle sentenze definitive.
(Vignetta di Natangelo)

Segnalazioni

Una sola lotta - Ucuntu n.87,  edizione straordinaria in occasione della manifestazione No Ndrangheta del 25 settembre 2010 a Reggio Calabria.

Dall'associazione Paolo Sylos Labini:
La vicenda dell'Unicredit riporta in primo piano il ruolo delle banche nell'economia
La strada autoritaria della FIAT ci porterà in un vicolo cieco 
Un articolo di Emiliano Brancaccio segnala il ritardo della sinistra nei confronti della globalizzazione dei mercati

Sabato 25 settembre, Carrù (CN), ore 18 - Marco Travaglio presenta "Ad personam". C/o piazzetta antistante il Caffè Einaudi.




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Vignetta di NatangeloLa tragicommedia di quest’uomo ridicolo, e al contempo pericoloso, che rischia di finire appeso non a un distributore di benzina, ma al suo pisello, è una formidabile cartina al tornasole per misurare la qualità degli uomini che hanno in mano la politica e l’informazione, cioè il Paese. Un paese dove nessuno fa più il suo mestiere. Un giornale, comicamente battezzato “Libero”, anziché fare le pulci al presidente del Consiglio, ne pubblica a puntate l’agiografia in apposite dispense da rilegare e intanto si dedica a demolire la povera Veronica, prima ritratta a seno nudo, poi sbattuta in prima pagina come fedifraga perché avrebbe “un compagno”. La lieve differenza è che il premier è un personaggio pubblico, mentre Veronica no, dunque ciò che fa lei è affar suo, mentre ciò che fa lui è affar nostro. Il fatto che la fonte dello “scoop” su Veronica sia l’onorevole Santanchè, appena rientrata all’ovile del Pdl dopo una stagione di sguaiate polemiche (“Silvio concepisce la donna solo in posizione orizzontale”, “io non gliela darei mai” e così via), aggiunge un tocco di eleganza e di disinteresse al tutto.

Altri giornalisti, Belpietro e Amadori di Panorama, entrano in contatto con un fotografo che offre foto del premier e della sua corte di nani e ballerine a Villa Certosa: essendo dipendenti del premier, i due non si limitano a scegliere se acquistarle o rifiutarle, ma optano per una terza soluzione: denunciano il fotoreporter all’avvocato Ghedini, che è anche parlamentare. E, siccome in quelle foto “non c’è nulla da nascondere”, Ghedini chiede alla Procura di Roma e al Garante della privacy di bloccarne la pubblicazione. Anche perché, oltre alle scenette lesbo di alcune squisite ospiti, ci sono pure le immagini del premier ceco Topolanek (non è un nome d’arte, si chiama proprio così) nudo come un verme tra cotante femmine: immagini che potrebbero sconsigliare altri capi di Stato e di governo dal frequentare ancora la dimora berlusconica. Ma, a questo punto, il meglio lo dà la Procura di Roma, che di sabato mattina, non avendo di meglio da fare (giustizia a orologeria?), incrimina il fotografo à la carte, lo fa perquisire, gli fa sequestrare tutto ciò che ha nei computer, con accuse che vanno dalla violazione dalla privacy (tutta da dimostrare, visto che le foto nessuno le ha viste) alla tentata truffa ai danni di Belpietro (come se trattare con un giornale per vendere foto fosse una truffa; e poi, dov’è la denuncia di Belpietro?).

Naturalmente Roma non è competente su fatti avvenuti a Olbia, sotto la giurisdizione della Procura di Tempio Pausania. Che però ha già chiesto l’archiviazione per lo stesso fotografo su fatti analoghi: le foto del festino a Villa Certosa di due anni fa, pubblicate da “Oggi”. Dunque, se si occupasse anche di questo caso, deciderebbe allo stesso modo. Un solo fatto, in questa tragicommedia, sarebbe competenza di Roma: l’uso di aerei di Stato per aviotrasportare Apicella, orchestrali e ballerine di flamenco dalla Capitale a Villa Certosa. Si chiamerebbe peculato, la prova è nelle foto sequestrate, ma non risultano indagini in tal senso. Ecco: alla fine della fiera, il delinquente è il fotografo.
(Vignetta di Natangelo)

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Foto sequestrate. D'Amati: violato l'interesse pubblico. Intervenga il Parlamento di Ottavio Olita (Articolo21.info)


Travaglio: "Verità o menzogna. Categorie irrinunciabili o moraliste?" - L'intervento di Marco Travaglio alla conferenza organizzata da MicroMega alla Fiera del Libro di Torino il 16 maggio 2009

Appello dei gruppi riuniti di facebook per chiedere le dimissioni di Silvio Berlusconi

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martedì 2 giugno - Bologna - ore 18
Incontro con Gherardo Colombo sui valori della Costituzione Italiana
In occasione dell’uscita del suo libro "Sei stato tu?" (Salani)
Introduce Maria Giuseppina Muzzarelli, vice presidente della Regione Emilia-Romagna
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