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Buongiorno a tutti, mi scuso ma oggi parliamo, a vario titolo, ancora della seconda e della terza carica dello Stato. Cominciamo dalla terza che ieri ha parlato ha Mirabello, in Provincia di Ferrara, non ha detto cose sensazionali. Ascoltate da noi non sono cose sensazionali, sono cose che sappiamo e ci diciamo dal 1994, quando Berlusconi entrò in politica, mi venivano in mente gli articoli di Montanelli del 1993, addirittura poco prima che Berlusconi entrasse in politica, ma Montanelli già l’aveva saputo, nei quali si diceva cos’è la destra, cosa dovrebbe essere la destra e si prevedeva cosa sarebbe stata quella che Montanelli chiamava questa truffa, questa patacca di destra che Berlusconi aveva in mente. (leggi tutto)

Segnalazioni

I giornali italiani sul discorso di Fini a Mirabello nella rassegna stampa a cura di Ines Tabusso

Se cade l'Imperatore Televisivo - In una video-intervista di Enzo di Frenna del luglio 2009, Sergio Rizzo anticipa la guerra a Fini (dal blog di Enzo di Frenna)

Se il Pd sceglie Schifani - di Peter Gomez da ilfattoquotidiano.it

Il primo compleanno di Il Fatto Quotidiano - Dal 10 al 12 settembre a Marina di Pietrasanta (Lucca). Ingresso libero. Il programma della festa

 

 

 


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natangelo

Signornò, da L'Espresso in edicola

Chi pensava che le intercettazioni di Trani avrebbero costretto i cosiddetti 'terzisti' del 'Corriere della sera' a prendere posizione, la prima in vita loro, era un povero illuso. Lunedì, a meno di dieci giorni dalla pubblicazione delle indecenti conversazioni degli 'arbitri' venduti a una delle squadre, Pierluigi Battista ha pubblicato sul 'Corriere' un "memorandum per ossessionati dalla tv". Ce l'aveva col premier, talmente ossessionato dalla tv da trascorrere ore e ore al telefono a complottare contro Santoro? Ce l'aveva con i commissari 'indipendenti' della presunta Authority, così ossessionati dalla tv da organizzare riunioni domestiche e telefoniche con membri del Csm, della Vigilanza, del cda Rai per scovare qualche cavillo che giustificasse la chiusura di 'Annozero'? Macchè.

Battista ce l'aveva con quanti sostengono un'ovvietà nota in tutto il mondo: le tv spostano voti. Lo dimostrano fior di studi specialistici, che calcolano in 5-6 punti percentuali l'effetto-tv sulle elezioni, soprattutto in Italia dove uno dei due candidati a Palazzo Chigi possiede tre canali e ne controlla altri due; dove la diffusione della carta stampata e di Internet è marginale; dove il 60-70 per cento degli elettori (dati Istat) usa il telecomando come unico strumento d'informazione per decidere come e chi votare. E lo dimostra Berlusconi, che appunto passa il suo tempo a occupare anche gli angoli più riposti dell'emittenza.
Ma Battista è peggio di San Tommaso: non crede nemmeno a quel che vede, e sente. Elenca le elezioni vinte dal centrodestra quando la Rai era in mano al centrosinistra, e viceversa: non lo sfiora il dubbio che, quando perde, Berlusconi perderebbe molto più rovinosamente di quanto non gli accada con le tv. E poi nessuno ha mai sostenuto che la tv basta da sola a far vincere questo o quello. Il controllo delle tv serve a "mentire senza timore di smentita" (Giovanni Sartori): e in questo Berlusconi è maestro.

Serve a nascondere i fatti sgraditi, a minimizzare gli scandali, a depistare l'attenzione generale dall'agenda dei problemi veri verso quelle che Sabina Guzzanti chiama le "armi di distrazione di massa". E anche in questo il Cavaliere, protagonista degli scandali più scandalosi del dopoguerra, è un mago. Ma, soprattutto, Battista dimentica un piccolo e trascurabile particolare: nel 1994, senza le sue tv, Berlusconi non avrebbe mai potuto fondare un partito in sei mesi e vincere le elezioni, spacciandosi per l'alfiere del 'nuovo che avanza' mentre era solo il vecchio che era avanzato. Se avesse perso al primo colpo, la sua avventura politica sarebbe finita prim'ancora di cominciare. E oggi non saremmo qui a parlarne. Battista avrebbe potuto cogliere l'occasione per raccontarci come fu che, dopo l'editto bulgaro, 'Il Fatto' di Enzo Biagi fu sostituito da un ex portavoce del Cavaliere, tale Berti, e poi da un certo Battista. Forse perché i berluscones non avevano capito bene la differenza fra Biagi e gli altri due, o perché l'avevano colta benissimo?
(Vignetta di Natangelo)

Segnalazioni

Raiperunanotte - I video della trasmissione-manifestazione del 25 marzo dal Paladozza di Bologna: la trasmissione integrale (da antefatto.it), gli interventi di Marco Travaglio: L'inchiesta di Trani - Caos liste (da Repubblica Tv)


telebavaglioNell'ultima puntata della prima stagione di Telebavaglio, la web tv in diretta dalla redazione de Il Fatto Quotidiano, si discute delle elezioni regionali 2010: questa tornata elettorale rappresenterà “il tonfo"? Sarà un risultato abbastanza netto da chiudere una stagione politica? Guarda la puntata




ad personamLa video-intervista di Current tv a Marco Travaglio nell'ambito della presentazione del libro Ad personam, all'Alpheus di Roma, 22 marzo 2010.
Le prossime presentazioni di Ad personam: 
Rovigo, 26 marzo, ore 21
C/o Sala Bisaglia, Rovigo Fiere, viale porta Adige 45
Mola di Bari (BA), 29 marzo, ore 18
C/o sala ricevimenti La Conchiglia, via Delfino Pesce Pietro 13
Bologna, 31 marzo, ore 17
C/o Aula magna Santa Lucia, via Castiglione 36 

Commento del giorno
di juli&nic - lasciato il 26/3/2010 alle 13:59 nel post Raiperunanotte
L'uso che Minzolini, come si chiama quell'altro? Masi. No quell'altro. Berlusconi. Hanno fatto della televisione pubblica pagata con i soldi di tutti è un uso criminoooso! Erano otto anni che aspettavamo di sentirlo!


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Vignetta di Bandanax

Signornò

da l'Espresso in edicola


C’è voluto uno scandalo targato centrosinistra, il caso Marrazzo, perché Pigi Battista e Piero Ostellino scoprissero sul Corriere della sera una parola finora inedita nel loro vocabolario: “dimissioni”. Per una volta, non essendoci di mezzo Berlusconi, sono riusciti a guardare la luna invece del dito. Anzichè prendersela con l’”invadenza della magistratura”, strillare alla privacy violata e alla “guerra fra giustizia e politica”, si sono concentrati sul fatto.

Battista: “Un governatore sotto ricatto è politicamente dimezzato e azzoppato, impossibilitato a svolgere con serenità e responsabilità istituzionale le sue funzioni” e “deve valutare se fare un passo indietro”.
Ostellino: “In discussione non dovrebbero essere mai gli stili di vita, ma gli eventuali comportamenti pubblici ‘accertabili e difformi’ che ne conseguissero, per qualsiasi carica, premier compreso. Marrazzo ha ceduto al ricatto e pagato i ricattatori. Il ricatto è un reato, al quale mai si deve sottostare, tanto meno un uomo pubblico”. Ben detto. “Premier compreso”.

Poi però Ostellino liquida come “dichiarazioni moralistiche” le critiche a Berlusconi per i sexy-scandali: come se la difesa della Sacra Famiglia cattolica, le leggi antidroga e antiprostituzione non fossero “comportamenti pubblici accertabili e difformi” da quelli di un premier che è pappa e ciccia con un prosseneta-spacciatore, riceve a domicilio prostitute e - come dice la sua signora - frequenta minorenni e mette in lista le girls del suo harem.

Ma sorvoliamo sul sesso e restiamo sul ricatto: “un reato al quale mai si deve sottostare, tanto meno un uomo pubblico”. Nel 1975 Berlusconi subisce un attentato mafioso in una delle sue ville e non lo denuncia. Nel 1986, replay: stessa villa, stessa bomba; stavolta se ne accorgono i carabinieri; il Cavaliere, al telefono con Dell’Utri, parla di “segnale estorsivo” del suo ex-“stalliere” Mangano e rivela di aver detto ai militari: “Se mi avesse telefonato, 30 milioni glieli davo!”. Nel 1988 confida all’amico immobiliarista Renato Della Valle: “Mi han fatto estorsioni in maniera brutta. Mi è capitato altre volte, dieci anni fa, e son tornati fuori. Mi han detto che, se entro una certa data non faccio una roba, mi consegnano la testa di mio figlio ed espongono il corpo in piazza Duomo. Se fossi sicuro di togliermi questa roba dalle palle, pagherei tranquillo, così non rompono più i coglioni”. Nel 1990 la Standa di Catania è bersagliata da attentati mafiosi, finchè i dirigenti berlusconiani pagano il pizzo (180 milioni di lire); ma la Fininvest nega tutto e non denuncia gli estorsori, nemmeno quando vengono arrestati e processati. Due anni fa una gang di paparazzi minaccia di diffondere foto compromettenti di Barbara Berlusconi: Papi cede al ricatto e paga 20 mila euro. Da allora Battista e Ostellino tentano invano di pubblicare sul Corriere due vibranti editoriali in cui chiedono le dimissioni del premier con le stesse parole usate per Marrazzo. Aiutiamoli: con il nostro sostegno, ce la possono fare.
(Vignetta di Bandanax)

Segnalazioni

Strage di Viareggio: intervista al ferroviere Riccardo Antonini - parte prima - parte seconda


La desolazione cresce nel paese Italia di Franz Haas (Neue Zürcher Zeitung, Svizzera - 26 ottobre 2009)

da
Micromega.net
Pax mafiosa: noi sappiamo, sono anni che sappiamo... di Barbara Spinelli
"Anche se non abbiamo tutte le prove e tutti gli indizi, sappiamo che le trattative sono esistite almeno fino al 2004. Sappiano che viviamo ancor oggi - con le leggi che rendono difficoltosa la lotta alla mafia, con lo scudo fiscale e altre misure che ostacolano la rintracciabilità dell’evasione - sotto l’ombra di un patto".
Scuola di giornalismo. Tema: la libertà di stampa in Italia... di Alessandro Robecchi

Il potere e il complotto - Ascolta la puntata di "Nudo e crudo" su Radio Rai 1. Ospite in studio: Gianni Barbacetto

Pedofilia e abusi edilizi, alcune analogie - dal blog di Marco Preve

Commento del giorno
di Adriana lasciato il 30/10/2009 alle 13:19 nel post Annozero Live
Ho visto delle facce preoccupate in studio quando parlava il trans (chiedo scusa ma non ricordo il nome) o è stata solo una mia impressione?

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Vignetta di Bertolotti e De Pirro

da Antefatto.it, 30 settembre 2009


Ormai se ne vedono e sentono tali e tante che è diventato impossibile distinguere gli scherzi dalla realtà, le battute dalla cronaca, le cose serie dalle scemate. L'altro giorno, presentando in conferenza stampa la nuova edizione di “Striscia la notizia”, Antonio Ricci esibisce alcuni fotomontaggi, uno dei quali ritrae il direttore di Repubblica fra due escort. E' un tentativo, magari sgangherato, di prendere per i fondelli i dossier del Giornale e di Libero contro i direttori “nemici” del Capo (prima Dino Boffo, poi Ezio Mauro). Qualche giorno dopo Libero, con la consueta eleganza, pubblica una gigantografia del fotomontaggio senza spiegarne il movente burlesco, anche perchè la satira era contro Libero e Il Giornale. Un eccesso di zelo porta la Repubblica e addirittura El Pais a prendere la cosa terribilmente sul serio: la tv del premier ha fabbricato un falso per dimostrare che il direttore di Repubblica frequenta le escort. Seguono fior di interrogazioni parlamentari dell'inflessibile Pd. Lo stesso sta accadendo a proposito del velinismo, che qualcuno attribuisce a Ricci in quanto autore di Drive In e poi di Striscia. In realtà, com'è noto, le veline ricciane sono la parodia di un fenomeno di teleprostituzione inventato da altri, vedi lo sconcio di Miss Italia e dei reality, per non parlare delle pornopubblicità sui giornali patinati. “Ora accuseranno Molière di aver inventato l'avarizia”, scherzava l'altra sera Ezio Greggio.

Nelle stesse ore alcuni pensosi commentatori si rigiravano fra le mani il bieco articolo del sottoscritto sul Fatto di domenica, “Resistenza, siamo al completo”, e quello simile di Alessandro Robecchi sul manifesto. Il senso dei due pezzi era chiaramente scherzoso: davanti alla marea montante dei voltagabbana che, fiutata l'aria che tira, stanno scaricando il povero Al Tappone, si avvertivano i naviganti che le iscrizioni alla Resistenza sono chiuse, siamo al completo, astenersi perditempo e convertìti last minute. La via di Damasco è momentaneamente interrotta, causa sovraffollamento. Apriti cielo. Mario Cervi - di cui Montanelli diceva che “quando fa il compitino non prende mai meno di 6, ma mai più del 6” - si produce in un'articolessa sul Giornale per difendere i sacri valori della Resistenza gravemente lesionati dal mio pezzullo (e chissà l'entusiasmo di Feltri, che esibisce sulla scrivania un busto bronzeo del Duce). “C'è qualcosa di intimidatorio - sbrodola il Cervi col ditino alzato - nel tono di Travaglio. I puri e duri si sono sempre opposti alla contaminazione delle loro file. La resistenza de noantri sporge il petto in fuori, gli eletti ritengono di essere eroici e intrepidi...” e conclude con un sapido: “guarda un po' dove va a rifugiarsi il marxismo...”. Il marxismo? Intimidatorio? I puri e duri? Il petto in fuori? ‘A Mario, stavo scherzando, la Resistenza era una battuta, possibile che ti si debbano spiegare pure le barzellette, come ai carabinieri?

Sul Corriere, Pigi Cerchiobattista in Montezemolo si scaglia contro “le sentinelle della purezza bipolare”, che “vigilano come se ogni critica fosse tradimento”, “inscenano processi alle intenzioni”, “chiedono di esibire i passaporti politici per controllare chi si muove e dove vuole andare” e giù duecento righe a base di “guardiani della frontiera”, “ansia di purificazione, concezione militaresca del bipolarismo, profluvio di sospetti, monito preventivo, spirito da caserma, democrazie mature”. ‘A Pigi, stavamo a scherza'! Tranquillo, era una burla, il tuo Luchino non te lo tocca nessuno.

Segnalazioni

Per non dimenticare Anna Politkovskaja


Per non dimenticare


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Vignetta di BandanasIl vicedirettore del Corriere, Pierluigi Battista, se la prende con Federazione della stampa e Ordine dei giornalisti (dimenticando prudenzialmente la Federazione editori) che osano contestare la legge-bavaglio: quella che vieta di raccontare le indagini in corso, “anche se non sussiste più il segreto”. A lui il bavaglio piace da matti (anche se non ne ha bisogno), in nome del “diritto alla riservatezza” e “a non vedere distrutta la reputazione”: forse ignora che il primo diritto è già tutelato dalla legge sulla privacy del ‘96 e il secondo dal Codice penale, che fin da Zanardelli punisce la diffamazione. “Avete una pallida idea - si legge nello psichedelico articolo - di come sia rigidamente applicato il diritto alla riservatezza in Gran Bretagna?”. Sì, l’abbiamo. I tabloid inglesi pubblicarono financo le telefonate (“vorrei essere il tuo tampax”) del principe Carlo con Camilla, registrate illegalmente da un maggiordomo. E nel 2008 il governo Brown ha comunicato che nel Paese s’intercettano 1000 nuove persone al giorno, a opera di ben 653 organismi: non solo servizi e polizia, ma pure uffici finanziari e fiscali, direttori di carceri, comuni, poste, servizio ambulanze e pompieri. In Italia si fanno (e si pubblicano) solo quelle disposte dai giudici. Poi c’è lo spionaggio illegale. Come quello su migliaia di persone a opera di Giuliano Tavaroli, capo della security Telecom di Tronchetti Provera, azionista del Corriere. Tra gli spiati c’era un vicedirettore del Corriere, Massimo Mucchetti. L’altro vicedirettore, invece, ha difeso Tronchetti Provera: indovinate chi è.
(Vignetta di Bandanas)

Post scriptum - Per tutti coloro che partecipavano al forum su marcotravaglio.it segnalo il nuovo indirizzo: http://marcotravaglio.mastertopforum.net/

Approfondimenti dalla rassegna stampa a cura di Ines tabusso

Segnalazioni

Mettiamo radici al Dal Molin - compriamo un pezzo di presidio


Antimafia Duemila presenta: "Colletti sporchi"
Sarà presente l'autore Luca tescaroli, Sostituto Procuratore della Procura di Roma
Palermo, 7 marzo 2009 - ore 20.30


Finalmente un albero per Anna Politkovskaja (Associazione Annaviva)

Il volto nascosto - il video di Roberto Corradi


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Immagine di Roberto CorradiZorro
l'Unità, 6 gennaio 2009

Contro la crisi della carta stampata il Corriere riesuma il romanzo d’appendice. E, in mancanza di Carolina Invernizio, prematuramente scomparsa, scende in campo Pigi Battista col serial “Del Turco, I love you”. Per i collezionisti, si precisa che dopo le prime due puntate (“Se Del Turco fosse innocente?”, 11.8, e “Del Turco, le proroghe e le prove schiaccianti”, 15.12), ieri è uscita la terza: “La lezione (tardiva) del caso Del Turco”. Ultimamente Pigi Invernizio aveva trascurato l’oggetto dei suoi desideri per dedicarsi ai D’Alfonso e Margiotta, ma ieri è tornato al primo amore: “Anche nel Pd si fa strada il sospetto che l’arresto di Del Turco” sia frutto di “persecuzione politico-giudiziaria”. Le prove? I pm han chiesto la proroga delle indagini e non han trovato i soldi: fatti normali per un’indagine di corruzione, come sa chi segue i processi (dunque non lui). Ora però la sua penna acuminata si distrarrà di nuovo appresso a D’Alfonso che, siccome il gip ritiene “confermate anzi rafforzate” le accuse a suo carico, ritira le dimissioni dopo che era stato scarcerato proprio perché s’era dimesso. “Meglio tardi che mai”, direbbe Pigi, angosciato dall’“ossessione forcaiola” di certa sinistra. Ma, a rovinargli la festa, ecco il governatore del NewMexico e neo-segretario al Commercio di Obama, Richardson: rinuncia alla nomina perchè un’azienda che aveva rapporti col suo Stato è sott’inchiesta e “non voglio imbarazzare l’amministrazione Obama”. Riusciranno mai gli Usa a liberarsi dell’ossessione forcaiola? Urge missione di Pigi in New Mexico, possibilmente aviotrasportata.
(Immagine di Roberto Corradi)

Segnalazioni

toghe rotteCi vuole una riforma della giustizia. Subito. Ma solo in certi casi

L'ultima puntata di "Toghe rotte", la rubrica sulla giustizia di Bruno Tinti






Il calendario 2009 di voglioscendere.it

L'anno appena trascorso rivissuto attraverso gli articoli di Pino, Peter e Marco, pubblicati sul blog per un 2009... consapevole.                                                                   

Immagini di involontari e vari pittori di tutte le epoche boicottati da Roberto Corradi.

Scarica (pdf, 17Mb)









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Vignetta di NatangeloOra d'aria
l'Unità, 29 dicembre 2008


Il giochino dell’“heri dicebamus” è sempre molto divertente e istruttivo, nel paese dei voltagabbana e degli smemorati. Non puoi distrarti un attimo, e chi stava a destra te lo ritrovi a sinistra, chi stava con le guardie lo scopri coi ladri, e viceversa. Da qualche giorno si esercitano nel giochino le meglio firme del Corriere. Prima Pigi Battista rileva il doppiopesismo di chi, a sinistra, denuncia il conflitto d’interessi di Berlusconi, politico e proprietario di tv e giornali e radio, banche e assicurazioni e tutto il cucuzzaro, ma tace su quello di Soru, governatore di Sardegna, fondatore di Tiscali ed editore dell’Unità. Poi Angelo Panebianco, citando l’autorevole Del Turco, ironizza sul Pd “garantista per gli amici” (D’Alfonso) e “giustizialista” con i nemici (Berlusconi e, par di capire, Del Turco stesso, che peraltro era del Pd). Può darsi che la polemica sul doppio standard - le leggi, diceva Giolitti, per i nemici si applicano e per gli amici s’interpretano - abbia un suo fondamento. Ma chi denuncia l’incoerenza altrui dovrebbe essere coerente in proprio: dicendo chiaramente quali sono i suoi parametri di valutazione e applicandoli imparzialmente a tutti. Battista e Panebianco non lo fanno.

Che cosa pensi Pigi del conflitto d’interessi di Berlusconi non s’è mai saputo: non si ricordano suoi veementi editoriali per intimargli di cedere tv e giornali, o almeno di conferirli in un blind trust (fondo cieco, purchè lo sia davvero); anzi, se non andiamo errati, Battista fu vicedirettore di Panorama edito dalla famiglia Berlusconi a metà degli anni 90 sotto la direzione di Giuliano Ferrara, altro monumento al conflitto d’interessi, un po’ giornalista, un po’ politico (ministro, candidato al Mugello, consigliere del principe). Anche chi scrive pensa che la soluzione adottata da Soru per il suo conflitto d’interessi sia largamente insufficiente, per quanto molto più spinta (ci vuol poco) di quella adottata (anzi non adottata) da Berlusconi. Ma l’ultimo a poter dare lezioni a Soru è chi non ha mai detto una parola su Berlusconi, se non per invitare la sinistra a evitare “leggi punitive” in materia (invito peraltro superfluo). Idem per il doppiopesismo di vari esponenti Pd sulle vicende giudiziarie a seconda del colore dell’indagato. Cosa pensiamo delle esternazioni di Veltroni, Tenaglia, Violante & C. sull’arresto e la scarcerazione dell’ex sindaco di Pescara l’abbiamo scritto sull’Unità: la stessa cosa che scriviamo ogni qual volta, con toni ben più feroci, il centrodestra attacca i magistrati che si occupano di qualche suo esponente, dall’Alpi al Lilibeo.

Ci sfugge invece il pensiero di Panebianco, anche perché nel corso degli anni ha subìto, come quello dei vari Pera e Galli della Loggia, una certa evoluzione. Ai tempi di Mani Pulite, ora descritta come una stagione orribile, Panebianco scriveva: “C’è un solo compito che i successori di Craxi dovrebbero assumersi: guidare il Psi, con la massima dignità possibile, verso l’estinzione”. Roba che nemmeno il più sfegatato giustizialista di sinistra ha mai osato pensare. Oggi Panebianco auspica che il Pd si liberi dell’”abbraccio mortale di Di Pietro” e si “sieda al tavolo con la maggioranza per riformare la giustizia”. Ma non ci ha ancora detto una cosa fondamentale: a suo insigne avviso, un politico che ruba deve andare in galera come ogni cittadino, o no? Prima di denunciare il doppiopesismo altrui, sarebbe il caso di comunicare il peso proprio. Anche la non nobilissima qualifica di cerchiobottista va meritata: oltre a dare il solito colpo al cerchio di sinistra, bisognerebbe ogni tanto assestarne qualcuno anche alla botte di destra.
(Vignetta di Natangelo)

Panebianco mi dà dell'imbroglione: "Giustizialismo. Il piccolo imbroglio" di Angelo Panebianco (Corriere della Sera, 31 dicembre 2008)

Panebianco giustizialista modello 1993: "Partito al capolinea" di Angelo Panebianco (Corriere della Sera, 23 gennaio 1993)

La mia risposta a Panebianco che il Corriere non ha pubblicato

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Capodanno e ho detto tutto - il video di Roberto Corradi



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