.
Annunci online

abbonamento
83
commenti





Signornò, da L'Espresso in edicola

Nel 2006, dopo la risicata vittoria dell’Unione, qualche furbetto dalemiano (Latorre, Caldarola, Rondolino) propose di nominare senatore a vita Berlusconi, dato ormai per spacciato. Due anni dopo era già risorto. Ora ci risiamo. Il Cavaliere non se n’è ancora andato (“piuttosto la guerra civile”, minaccia il leader dei “moderati”) e già gli offrono un “salvacondotto” giudiziario per un’”uscita morbida” contro una “nuova piazzale Loreto”.

Il primo ad auspicare l’“happy end” è Giuliano Ferrara, passato armi e bagagli con Fini coi soldi della famiglia Berlusconi. Gli fa eco sul “Riformista” il professore finiano Alessandro Campi: Fli eviti l’”antiberlusconismo…malattia dello spirito, febbre infantile che alimenta le peggiori frustrazioni… già tomba della sinistra riformista”. Campi non spiega quando mai la sinistra riformista avrebbe contratto l’“antiberlusconismo viscerale”, ma se lo dice lui dev’essere vero. Un altro prof, Rocco Buttiglione, vuole “evitare a Berlusconi la fine di Craxi”. “Se il Cavaliere – spiega Roberto Rao, portavoce di Casini - accettasse di fare un passo indietro, si potrebbe pensare a un salvacondotto per lui”. Secondo La Stampa, “in diversi ambienti - di maggioranza, di opposizione e fuori della politica - si studia un pacchetto che gli eviti un accanimento fuori misura: reintroduzione dell’immunità parlamentare o forme ‘aggiornate’ di prescrizione”. Secondo il rutelliano Bruno Tabacci, “questo è un Paese crudele, che per mondarsi delle proprie colpe, una volta che Berlusconi è caduto, è capace di accusarlo di nefandezze inaudite. Si può ragionare su una uscita senza vendette e senza equivoci”.

Ma gli equivoci sono tutti nelle scombiccherate giustificazioni al salvacondotto. “Se Berlusconi accettasse di fare un passo indietro…”: ma se il premier cade non è una gentile concessione da contraccambiare, è la conseguenza del venir meno della maggioranza. “Evitargli la fine di Craxi”: ma Craxi non fu condannato per vendetta da un tribunale del popolo, bensì per reati comuni, corruzione e finanziamento illecito, in regolari processi normati dal codice voluto dal suo partito (lo scrisse il socialista Vassalli). “Paese crudele capace di accusarlo di nefandezze inaudite”: ma il premier è già da tempo imputato per corruzione giudiziaria, frode fiscale, falso in bilancio, nonchè indagato a Palermo per mafia e riciclaggio e a Firenze per strage. Il salvacondotto non gli eviterebbe dunque le accuse né le relative indagini (già in corso), ma gli eventuali processi (che riprenderanno non appena lascerà Palazzo Chigi) e le possibili condanne. E come si potrebbe ottenere un simile risultato? L’immunità parlamentare lo coprirebbe solo dai procedimenti futuri, non certo da quelli già avviati. Ci vorrebbe una fantasmagorica riedizione del lodo Alfano: nato per lasciar lavorare il premier finchè è in carica, ora dovrebbe lasciarlo lavorare anche da pensionato, quando non lavorerà più. Parola d’ordine: “Lei non sa chi ero io”.
(Vignetta di Natangelo)





50
commenti


 


Signornò, da L'Espresso in edicola

Le bugie di Berlusconi si autoavverano a furia di essere ripetute. Ma ora la cronaca della convulsa serata del 27 maggio, che vide il premier mobilitato per ore a strappare con l’inganno il rilascio dell’amica “Ruby”, smentisce platealmente una delle più riuscite: quella secondo cui, senza una legge che lo liberi finalmente dai processi, il Cavaliere non avrebbe più il tempo per governare. Che si tratti di una pietosa balla lo si poteva intuire anche prima. Bastava ricordare che, quando vuole, riesce pure a fare il ministro ad interim (agli Esteri per dieci mesi nel 2002, allo Sviluppo economico per cinque mesi nel 2010): dunque la guida del governo gli lascia un sacco di tempo libero, semprechè non si voglia insinuare che, come ministro ad interim, non combina un bel nulla.

Eppure, sfruttando la legge sul legittimo impedimento firmata da Napolitano appena cinque giorni prima, il 12 aprile scorso il premier ha inviato al Tribunale di Milano, che lo sta processando per i fondi neri Mediaset e per la corruzione di Mills, un certificato della segreteria generale della presidenza del Consiglio che attestava la sua assoluta impossibilità a comparire in udienza fino a metà settembre: “Impedimento continuativo e correlato allo svolgimento delle funzioni”. Ai giudici non è rimasto che congelare i due processi e girare la pratica alla Corte Costituzionale perché sancisca l’illegittimità di una legge che li assoggetta a un segretario di Palazzo Chigi. Un mese e mezzo dopo, mentre per il Tribunale risultava “continuamente impedito” a presenziare ai processi a causa del superlavoro governativo, Berlusconi impiegava l’intera serata, dalle 19 fino a notte fonda, al telefono col capogabinetto della Questura di Milano, con l’igienista dentale Nicole Minetti e con una certa Michelle (escort brasiliana amica di Ruby), per propiziare il rilascio illegale della minorenne marocchina fermata per furto. Evidentemente le incombenze di governo non sono poi così inderogabili e continuative.

Del resto era stato lui stesso a svelare la sua giornata-tipo il 1° agosto 2008 quando, in conferenza stampa, aveva mostrato con aria sofferente la sua agenda del giorno prima. Fittissima, sì, di appuntamenti, ma ben poco legati alle sue funzioni: “Ore 9.40 uscita di casa. Ore 10 Enel Civitavecchia (ma all’inaugurazione della centrale non si presentò, ndr). Ore 12 Yushchak (una modella ucraina, ndr). Ore 13 Masi (Mauro, segretario generale di Palazzo Chigi e oggi dg Rai, ndr). Ore 13.30 colazione per gli 80 anni di Cossiga con Letta e Ghedini (che però saltò, ndr). Ore 16 Previti; telefonata Bossi; Manna e Troise (due starlet del caso Saccà, ndr). Ore 19 De Girolamo (Nunzia, giovane parlamentare, ndr). Ore 19.30 Bassetti (produttore di Endemol, ndr). Ore 20.30 Selvaggia (un’amica, ndr). Sardegna compleanno Barbara (la figlia, ndr)”. Si spera che la Consulta, in vista della decisione del 14 dicembre sulla costituzionalità del legittimo impedimento, prenda buona nota.(Vignetta di Natangelo)

Segnalazioni

Video -
L'amore ai tempi di B. - L'editoriale di Marco Travaglio a Annozero del 4  novembre 2010

Video - Antonio Tabucchi "C'è bisogno del Fatto" (da ilfattoquotidiano.it)




168
commenti


"Buongiorno a tutti, questa settimana direi due cose importanti tra le tante: 1) un no di Napolitano, noi spesso abbiamo criticato il Capo dello Stato perché non riusciva a dire la parola “no” questa settimana ne ha detto uno, vedremo perché, cosa implica. 2) Le anticipazioni fornite dai giornali sulla cosiddetta “riforma della giustizia” presentata dal Ministro Alfano, che in realtà non è una riforma della giustizia. (leggi tutto)

Segnalazioni

21 ottobre 2010: la Commissione affari costituzionali del Senato approva lo scudo per Berlusconi - Il testo del Ddl nella rubrica Signori della Corte a cura di Barbara Buttazzi

Ricominciare da Telejato - di Riccardo Orioles da www.ucuntu.org

Quanto costa la verità - Ucuntu n.91 del 25 ottobre 2010

Roma, 26 ottobre, ore 16 - Nell'ambito del convegno italo-tedesco per giornalisti, Marco Travaglio partecipa a una tavola rotonda sul giornalismo di qualità e i modi di finanziarlo. C/o palazzo Baldassini (istituto Don Luigi Sturzo), via delle Coppelle 37

Difendi la tua libertà di informazione, rinnova l'abbonamento a Il Fatto Quotidiano - Tutte le informazioni

 

 


continua

107
commenti




da Il Fatto Quotidiano, 20 ottobre 2010

Mentre il nuovo presidente della Corte dei Conti intona la litania dei suoi cinquanta predecessori dal mesozoico in poi, e cioè che in Italia “gli episodi di corruzione e dissipazione delle risorse pubbliche persistono e preoccupano i cittadini, ma anche le istituzioni il cui prestigio e affidabilità sono messi a dura prova da condotte individuali riprovevoli”, le preoccupatissime istituzioni si precipitano a salvare il presidente del Consiglio dai suoi processi per corruzione e frode fiscale e l’ex ministro Lunardi che, poveretto, ha solo un processo per corruzione.
Il formidabile uno-due si deve a entrambi i rami del Parlamento, mai così efficienti e sincronizzati: mentre la Camera parava le terga a Lunardi, il Senato provvedeva a quelle del Cainano.

Da segnalare il fondamentale contributo dei finiani, che di questo passo dovranno ribattezzarsi Fii, Futuro e Impunità per l’Italia. Che fossero disponibili a votare la legge Alfano costituzionale (sarebbe ora di smettere di chiamarla “lodo”), si sapeva. Ma che si accingessero (salvo 10 non partecipanti al voto) a sostituirsi ai giudici per assolvere un deputato accusato di corruzione, questo no, nessuno poteva immaginarlo. Vien da domandare a Fini se valesse la pena farsi massacrare da tre mesi per una casetta a Monacò (nessun indagato e nessun reato), per poi cancellare il processo a carico di Lunardi, indagato per aver acquistato a 3 milioni da Propaganda Fide un palazzo di cinque piani che valeva il triplo nel centro di Roma in cambio di 2,5 milioni di finanziamenti pubblici al pio sodalizio vaticano presieduto dal cardinal Sepe per ristrutturare un immobile in piazza di Spagna. Se il via libera in commissione Giustizia alla legge Alfano i finiani si sono limitati a votarlo, allo stop al processo Lunardi hanno fornito un contributo di ben altro spessore: era proprio un finiano, l’on. avv. Giuseppe Consolo, il relatore di maggioranza in giunta per le autorizzazioni a (non) procedere.

Com’è noto, Lunardi è accusato di aver commesso il delitto in qualità di ministro delle Infrastrutture, dunque per processarlo il Tribunale dei ministri necessita di autorizzazione a procedere. Che può essere negata solo se si dimostra che Lunardi è un perseguitato politico. Ma nessuno ha osato sostenerlo. Eppure prima la giunta e ieri l’aula han risposto picche lo stesso. Consolo, fine giurista, ha spiegato che “è impossibile prendere in considerazione questa richiesta senza poter analizzare la condotta di corrotto e corruttore”: infatti “è palese, scritto su muri che il Tribunale dei ministri ha omesso di svolgere il ruolo di filtro e vaglio dei fatti”. Consolo finge di non sapere che, prima di avere l’ok della Camera, il Tribunale dei ministri deve semplicemente stabilire se ci siano elementi per procedere o per archiviare, non certo celebrare tutto il processo e decidere se le prove a carico degli indagati siano sufficienti o meno per condannarli. Lo farà solo e se la Camera glielo consentirà. La Camera ha deciso di non consentirglielo, rispedendo gli atti al mittente. Cioè impedisce ai giudici di giudicare, con la motivazione che i giudici non hanno ancora giudicato; peccato che i giudici non possano giudicare finché la Camera non li autorizza a giudicare. Comma 22.

Lunardi, spiritoso, commenta: “Oggi è stato fatto un passo importante per fare chiarezza”. Forse non ha capito che è stato fatto un passo proprio per non fare chiarezza. E dire che, con un memorabile autogol, aveva lui stesso dichiarato a Repubblica: “I favori li ho fatti come persona, non come ministro”. Quindi aveva detto lui stesso che il suo reato non può essere ministeriale, in quanto commesso da privato cittadino e non da ministro: ergo, per esaudire i suoi desideri, Montecitorio avrebbe dovuto invitare i giudici a procedere senza bisogno di autorizzazione (prevista dalla legge solo quando il reato è connesso alle funzioni di governo). Invece ha fatto il contrario. Lunardi voleva farsi processare, la Camera gliel’ha impedito e lui non se n’è neppure accorto. Un altro che vive a sua insaputa.
(Striscia di Fifo)

Segnalazioni

La scomparsa del ceto medio - dall'Associazione Paolo Sylos Labini (www.syloslabini.info)

Enrico Deaglio videorecensisce "Potere Criminale.Intervista a Salvatore Lupo di Gaetano Savatteri sulla storia della mafia" (ed.Laterza)

Difendi la tua libertà di informazione, rinnova l'abbonamento a Il Fatto Quotidiano - Tutte le informazioni






93
commenti



Stai a vedere che dopo il Lodo Silvio ci toccherà pure il Lodo Pier Silvio. O addirittura il Pier Lodo, per equiparare lo scudo del premier alle nuove necessità del figlio che in questi anni facendosi grandicello all’ombra del padre e della Tecno Gym, ne ha ereditato le attitudini. Prima fra tutte quella di attirare i cacciatori delle procure, quei “magistrati di una certa giustizia politicizzata”, che poi sarebbero dei semplici impiegati dello Stato (“non eletti da nessuno, né mai vincitori di Coppe dei Campioni”) mossi da finalità politica, rabbia ideologia, risentimento di classe e invidia psicosociale.

Possibile mai che una legge pensata per garantire la piena libertà del padre, non si occupi minimamente di quella del figlio? Neppure quel sant’uomo di monsignor Fisichella saprebbe contestualizzare una simile bestemmia dell’amore paterno. E gli elettori cosa direbbero di un padre che vive beato ignorando le pene del Pier Figlio? Quello langue tormentato da ben due procure. Mentre lui, gagliardo di scudo e di avvocati in batteria, cena ogni sera con Cicchitto e Bondi, vola in vacanza con Ghedini, sgambetta sui prati con Bossi, si intrattiene con Capezzone e Straquadanio, va a pescare con Putin. Per non parlare di quando stappa spumante per l’arrivo delle ragazze (“le mia fanciulle”) tutte selezionate per bene da province remote, istruite a battere le mani, ridere inconsapevoli a quelle piccole porcate che lui chiama “le mie barzellette” nelle quali c’è sempre un po’ di sesso sconcio e un po’ di ebrei avari. Uno spasso.

Già tanta sofferenza (e insonnia) procurarono i guai giudiziari del Cavaliere Supremo al silente fratello Paolo, che patì interrogatori che non capiva, accuse che non conosceva e trascurabili condanne. Stavolta Silvio non se la sentirà di abbandonare Pier Silvio. Dividerà in due la torta del Lodo, una fetta per me, una fetta per te, meno male che Silvio c’è. 
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro)



82
commenti



Signornò, da L'Espresso in edicola

Che l’on. avv. Niccolò Ghedini avesse un concetto della verità piuttosto elastico, si era capito nel 2003 quando giurò al Corriere che “Berlusconi ha interesse a chiudere il processo Sme-Ariosto in tempi rapidi perché ne auspica una soluzione positiva”: tre mesi dopo votò il lodo Schifani che sospendeva i processi al premier. E nel 2008, quando assicurò a Repubblica: “Non c’è nessuna volontà di fermare il processo Mills: siamo alla fine, aspettiamo l’assoluzione, sospenderlo sarebbe un suicidio processuale”: due mesi dopo votò il lodo Alfano che ricongelava i processi al premier.

Che avesse un rapporto problematico con la logica aristotelica, lo si era intuito in agosto, quando sostenne che la sentenza di Cassazione su Mills corrotto da Berlusconi non significa che Berlusconi ha corrotto Mills: “Si potrebbero anche avere due sentenze confliggenti sullo stesso fatto”. Ora però sorge il dubbio che, non bastandone uno, di Ghedini ne esistano addirittura due. Il primo è quello che il 19 maggio, commentò sul Corriere le voci sull’uscita di Michele Santoro dalla Rai: “Santoro è un grande professionista, l’apprezzo, fa molto bene il suo mestiere. Sarà pure fazioso, ma lo fa con chiarezza. Non inganna il telespettatore. Era una battaglia faticosissima, ma bella. La preferivo a tante trasmissioni farisaiche”. Il 2 agosto confermò alla Stampa: “Sono stato ad Annozero una decina di volte. Santoro mi innervosisce perché combatte un mio amico. Ma apprezzo la sua professionalità. Vespa o Santoro? Da Santoro mi diverto di più”. Il secondo Ghedini è quello che il 30 settembre s’è confessato con Repubblica: “Non mi piace andare ad Annozero a rivestire quel ruolo, e non mi piace quel ring dove ti chiamano solo perché vogliono sbranarti. Ci vado, è un mio dovere, ma sento che soffia l'alito dell'odio”.

E chissà che alito soffiava a Cattolica nel 2000, quando l’avv. (non ancora on.) Ghedini, segretario dell’Unione Camere penali, esaltò “la nostra assoluta  trasversalità e lontananza da qualsiasi partito”, perché “l’Avvocatura penale è sempre stata scevra da qualsiasi condizionamento di natura politica o partitica” e spiegò “perchè gli avvocati danno fastidio: perché non abbiamo colore politico” e “combattiamo tutti i giorni per una giustizia più equa al servizio della collettività”. Chissà che direbbe oggi il Ghedini-1 al Ghedini-2 che, per accentuare l’assoluta lontananza dai partiti, milita nel Pdl e, per regalare una giustizia più equa alla collettività, fabbrica leggi per uno solo. Se invece sono la stessa persona, c’è il rischio che soffra dalla sindrome del personaggio di Alberto Sordi nel film “Troppo forte“ di Carlo Verdone: quello che ogni tanto si scordava di essere un avvocato e si credeva un ballerino. Nel qual caso, non vorremmo essere nei panni del premier: se riparte il processo Mills e l’On. Avv. si scorda che il Cavaliere è innocente, è capace di chiedere la sua condanna al massimo della pena. 
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro)

Segnalazioni

Berlusconi e la magistratura - L'editoriale di Marco Travaglio a Annozero del 7 ottobre 2010.

Problemi e prospettive dell'industria ecologica - Il saggio di Stefano Sylos Labini pubblicato su Economia Italiana (da Associazione Paolo Sylos Labini)

Venerdì 8 ottobre, Rovigo, ore 21 - Marco Travaglio partecipa alla presentazione del libro di Gherardo Colombo "Il peso della libertà". C/o Rovigo Fiere, ex zuccherificio, sala Bisaglia, viale Porta Adige 45 - ore 21.00.





157
commenti




da Il Fatto Quotidiano, 21 settembre 2010

La cosa più sconcia della legge ad personam numero 40, quella che darà all’Italia l’unico premier al mondo con l’autorizzazione a delinquere, è che non si cerca più nemmeno di camuffarla e imbellettarla con motivazioni giuridiche o esigenze generali. Anche perché il 99% di quanti ne parlano non hanno la più pallida idea di quel che dicono. I pochi che lo sanno, strappato anche l’ultimo velo d’ipocrisia, affermano esplicitamente che il nuovo “lodo” deve servire a una sola persona: quella che lo firma. Anzi c’è chi, come l’inesausto oppositore Piercasinando Furbini e i finiani, la votano solo se vale per B. e basta: se vale pure per i ministri, non se ne fa nulla. Vogliono proprio il nome del beneficiario nel testo.

Quale testo? Cinque le ipotesi. 1) Lodo costituzionale Alfano-bis per immunizzare i presidenti della Repubblica, della Camera, del Senato e del Consiglio più i ministri: o con la sospensione dei processi sino a fine mandato, o con l’autorizzazione a procedere del ministro della Giustizia per avviarli. 2) Come sopra, ma senza ministri (versione Fli e Udc). 3) Nuovo legittimo impedimento per allungare quello di 18 mesi che scade l’estate prossima, cambiare le carte in tavola alla Consulta che il 14 dicembre esamina quello attuale e indurla a rinviare per guadagnare altro tempo. 4) “Processo breve” per sterminare centinaia di migliaia di processi, fra cui quelli a B. 5) “Processo lungo” per vietare ai giudici l’uso delle sentenze di Cassazione e di scremare i testimoni inutili, così anche i processi Mills e Mediaset durano qualche secolo.

Essendo impossibile approvare cinque leggi in tre mesi, bisogna sceglierne una: quella che riesce meglio a fottere il Tribunale di Milano, la Corte costituzionale e il Quirinale in un colpo solo. Il finiano Moffa, nomen omen, parla di “due scuole di pensiero: secondo alcuni basterà una prima lettura del Senato sul lodo Alfano-bis a far sì che la Consulta dichiari il rinvio; altri invece ritengono che sarà necessario varare un nuovo legittimo impedimento”. Traduzione: non c’è alcun motivo giuridico perché la Consulta, che deve valutare la costituzionalità del legittimo impedimento, rinvii la discussione perché forse fra due anni sarà legge costituzionale il lodo Alfano-bis; ergo bisogna spaventarla con un primo voto del Senato sul lodo (prima ci pensava la P3, ora purtroppo in galera); se poi non basta, si allunga il legittimo impedimento, così la legge su cui deve decidere la Corte cambia in corsa e si rinvia. Poi magari, quando la Corte starà per esaminare la seconda versione, se ne farà una terza per strappare un nuovo rinvio, e così all’infinito. Un golpe del governo e del Parlamento contro la Consulta, tanto il Quirinale firma tutto (o no?). Ma c’è pure una terza scuola di pensiero: meglio non cambiare subito il legittimo impedimento, perché “ciò darebbe alla Corte l’idea che la legge è sbagliata, tanto da aggiustarla”. Non resta che sperare che, votando una prima volta il lodo al Senato, la Consulta si intimorisca e rinvii. Quarta scuola di pensiero: la Consulta non si fa intimidire e il 14 dicembre boccia il legittimo impedimento. Nel qual caso B. ha già fatto sapere che ne approverà subito un altro: una legge quasi uguale a quella appena bocciata, altro golpe contro la Consulta, tanto il Quirinale firma tutto (o no?).

Di questo si parla nel vortice dei vertici tra B., Al Fano e Ghedini e poi tra Mavalà e la Bongiorno, senza il minimo accenno al Diritto e alla Giustizia. Si pensa solo e sempre agli affaracci di B. E, quando qualcuno prova a volare alto, fa sbudellare dalle risate. Tipo Carlo Vizzini, presidente della Commissione Affari costituzionali: “Il lodo deve comprendere non solo il premier, ma anche i ministri, altrimenti viola il principio di eguaglianza e dunque la Costituzione”. Ecco: l’art. 3 stabilisce che tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge, dunque tutti i membri del Consiglio dei ministri devono essere impuniti. Giusto: non si può salvare il capobanda e processare il basista, il palo e quello che tiene il sacco. Se no poi parlano. 
(Vignetta di Fifo)

Segnalazioni

Il compleanno del Fatto in diretta dalla redazione -
Il Fatto Quotidiano festeggia il suo primo compleanno con una diretta  dalla redazione, mercoledì 22 settembre, e una puntata speciale di Telebavaglio, venerdì 25 alle ore 15 su ilfattoquotidiano.it


sfoglia ottobre        dicembre
autori
dvd
democrazya
rubriche

signori della corte sentenze italiane sentenze europee

il mattinale

errata corrige

commento del giorno

errata corrige

speciali

l'armadio degli scheletri

passparola

iniziative

no bavaglio

basta

basta

no bday

appello fini travaglio

arrestateci tutti

tutte le iniziative

Premi
Macchianera Blog Awards 2009
perche' voglio scendere

perch� voglio scendere

intervista agli autori

messaggio ai troll

feed

Feed RSS di questo blog Feed RSS di questo blog

feedburner

archivio


agenda 2010
agenda 2010
prossimi appuntamenti
vedi tutti gli appuntamenti
materiale infiammabile

IN EDICOLA
IN LIBRERIA

libri di chiarelettere

diffondi

voglio scendere

incolla il codice sottostante nel tuo blog o sito

premi

intervista agli autori


<[0.53493834999972]>