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Foto di robertopuglia da flickr.comBruno Tabacci, un paio di settimane fa, lo ha detto chiaro chiaro. Lui per il 2009 immagina un partito di cui faranno parte il leader dell'Udc, Pierferdinando Casini, l'ex segretario della Cisl, Savino Pezzotta, il numero uno di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, e quello dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro. Niente spazi, invece, per Clemente Mastella e, forse, per Totò Cuffaro.

La macchina si è già messa in moto. Mentre Walter Veltroni conduce la sua girandola d'incontri con i vertici dell'ex Casa delle Libertà per arrivare a reintrodurre un sistema elettorale proporzionale, quelli della "cosa bianca" si vedono i gran segreto e discutono del loro futuro. Che non è difficile immaginare vincente. Senza il 50 per cento dei consensi non si governa. E, per ottenerli, a Veltroni (o a Berlusconi) i voti degli uomini del centro saranno indispensabili. Insomma i Tabacci boys a Palazzo Chigi ci saranno in ogni caso.

Dunque, 14 anni dopo lo scioglimento dello scudocrociato, gli italiani hanno finalmente una nuova (si fa per dire) certezza: moriranno democristiani. Ma arrivati a questo punto è difficile sostenere che tra tutte le morti possibili, questa sia ancora la peggiore.

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Foto di davidcrawford da flickr.comHo fatto un sogno. Anzi ho avuto un incubo: elezioni anticipate del 2009, gli italiani vanno al voto col "nuovo" sistema proporzionale approvato dopo un anno di estenuanti trattative tra il leader del Partito del Popolo, cavalier Silvio Berlusconi, e quello del Partito Democratico, il primo cittadino Walter Veltroni.

Dalle urne le due formazioni politiche escono fortissime, spartendosi equamente il 70 per cento dei consensi. In parlamento deputati e senatori, non eletti, ma scelti dai rispettivi segretari (nessuno ha voluto reintrodurre il sistema delle preferenze), danno la fiducia a un governo di centrosinistra Veltroni (sinistra), Berlusconi (centro). Un esecutivo destinato ad essere confermato nelle successive quattro legislature.

Poi mi sono svegliato e leggendo i giornali ho scoperto che il centrodestra si è spaccato: Berlusconi, Fini, Casini, vanno ciascuno per la loro strada. Solo che gli ultimi due lo facevano già da un pezzo. L'unica novità è che adesso anche Berlusconi si dice disposto a discutere una riforma elettorale.

Mi sa che mi rimetto a dormire. Fate trillare la sveglia tra 25 anni.

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