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Buongiorno a tutti, le bugie hanno le gambe corte, come dice un proverbio, ma come scrisse Giovanni Sartori qualche anno fa, in Italia hanno gambe lunghissime, proprio perché in Italia diceva Sartori, la verità non è accettabile in quanto in Italia anche la televisione di tutti, la RAI, è imbavagliata, il che consente a Berlusconi e alla sua squadra di mentire senza spazio di controprova, si capisce, a mentire ci provano tutti, ma dove la televisione è autenticamente libera, le bugie hanno le gambe corte, mentre da noi hanno gambe lunghissime, la verità sulla nostra televisione non è accertabile. (leggi tutto)

 

Segnalazioni

Parlamento Europeo Pulito -
Il video appello di Sonia Alfano - Firma l'appello

"Ha davenì er ticket" - di Riccardo Orioles, da www.ucuntu.org

E se fosse un '68? - Ucuntu n.90, 18 ottobre 2010

La Fiom e l'unità di sinistra - di Stefano Sylos Labini
 

 


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Testo:
Buongiorno, oggi mi sembra inevitabile parlare del Decreto Salvaliste, come lo chiamano, è la solita truffa per dare un nome sbagliato a una cosa vergognosa e cercare di renderla meno vergognosa questo non è un Decreto Salvaliste, questo è un decreto, tanto per cambiare, Salva Berlusconi, mi scuso con quelli che hanno preso il mio libro, è già da aggiornare perché ad personam si forma all’ultima legge ad personam, ma l’ultima è sempre la penultima, quindi ne sta arrivando non solo questa, ma tra poco ne avremo una vagonata, non dimentichiamo che questo la prossima settimana dovrebbe essere licenziato definitivamente dal Parlamento in legittimo impedimento, quindi il firmatutto che siede al Quirinale sarà chiamato a un’altra delle sue mirabolanti prove.(leggi tutto)

Segnalazioni

Il testo del decreto-legge "salva liste"  in Signori della corte a cura di Barbara Buttazzi.

La rassegna stampa  a cura di Ines Tabusso.

"Napolitano garante di Berlusconi, non della Costituzione" - Ascolta l'intervento di Antonio Tabucchi su Micromega.net

Salvate questa donna - Ucuntu n.69, 8 marzo 2010

La catena di San Libero - n.385, 8 marzo 2010 

Commento del giorno 
di dario parazzoli - lasciato il 6/03/2010 nel post Furto con scasso nella notte 
Voglio anch'io un Napolitano ad Personam

 


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gavavenezia

Signornò da L'Espresso in edicola


Quando l’Unione andò al governo nel 2006 e ricascò in tutti gli errori della volta precedente, Curzio Maltese parlò di “coalizione a ripetere”. Nel frattempo è nato il Pd, ha cambiato tre segretari in due anni, ha perso tutte le elezioni possibili e ora si presenta alle regionali in formazione Arlecchino: ora con la sinistra ora senza, ora con Di Pietro ora senza, ora con l’Udc ora senza.
In questa carnevalata c’è un unico comun denominatore: l’allergia alla questione morale e, in certi casi, pure a quella legale. In tutte le regioni del Sud i candidati del centrosinistra sono inquisiti o addirittura imputati. In Campania Enzo De Luca vanta due rinvii a giudizio per associazione per delinquere, truffa, concussione e falso. In Puglia Nichi Vendola è ancora indagato per tentata concussione per le spartizioni nelle Asl, anche se due pm su tre sono orientati ad archiviare. In Basilicata il governatore ricandidato Vito de Filippo ha ricevuto l’estate scorsa l’avviso di chiusura indagini (che di solito prelude alla richiesta di rinvio a giudizio) per favoreggiamento a un imprenditore ritenuto l’asso pigliatutto degli appalti per l’estrazione del petrolio. In Calabria, nel processo “Why Not”, il governatore replicante Agazio Loiero ha appena subìto una richiesta di condanna a 1 anno e mezzo per due abusi d’ufficio. In Sicilia, dove non si vota, il Pd sostiene la giunta anomala di Raffaele Lombardo, indagato per abuso d’ufficio dalla Procura e dalla Corte dei Conti per le assunzioni facili di venti giornalisti strapagati nel suo ufficio stampa.

Così, per la prima volta in 15 anni di Seconda Repubblica, il centrodestra candida personaggi intonsi da guai giudiziari e può rinfacciare al centrosinistra di non fare altrettanto. Il che rende flebili sino all’afonia le richieste di dimissioni avanzate da Bersani per Guido Bertolaso, appena indagato, e incomprensibile l’uscita di scena del sindaco di Bologna, Flavio Del Bono, per un’indagine da quattro spiccioli. Mentre l’Italia è scossa da scandali giudiziari che, secondo un uomo prudente come Paolo Mieli, “possono far saltare il sistema come nel ‘92”, il centrosinistra si mozza la lingua da sè, privandosi di un argomento di sicura presa elettorale come le “liste pulite”.  Anzi lo regala alla maggioranza berlusconiana, con un ribaltamento paradossale e autolesionistico che nemmeno Tafazzi avrebbe saputo escogitare. Ma non basta ancora: il Pd non dice una parola sulla ricandidatura in Lombardia di Roberto Formigoni, eletto per ben tre volte fin dal 1995, in barba alla legge 165 del 2004 che vieta tre mandati di fila ai presidenti di regione. Formigoni è ineleggibile, ma da sinistra non s’ode uno squillo perché è ineleggibile anche Vasco Errani, che governa l’Emilia Romagna dal 2000 e si candida per il terzo mandato.
Finora molti elettori disgustati si turavano il naso e votavano il centrosinistra perché era meno peggio di Berlusconi. Ora, dopo 15 anni di inseguimento, sta per eguagliare il peggio. Non è meraviglioso?
(Vignetta di gavavenezia)

Segnalazioni
Classe dirigente - Ucuntu n.67 del 19 febbraio 2010


misfattoNasce Il Misfatto, il nuovo inserto satirico de Il Fatto Quotidiano, in edicola da domenica 21 febbraio. Guarda tutti i video della presentazione di giovedì 18 febbraio al teatro Quirino di Roma.



Commento del giorno 
di Monica66 -  lasciato il 18/2/2010 alle 20:39 nel post La caduta
Chi commette reati è fuori dai partiti. Andranno tutti nel gruppo misto?

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bandanax

Il Fatto Quotidiano, 17 febbraio 2010

Da quando Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno ed ex deputato Ds, è stato candidato dal Pd e dall’Idv a governatore della Campania nonostante i due rinvii a giudizio per associazione per delinquere, concussione, truffa e falso, si scoprono ogni giorno notizie interessanti. Anzitutto che il candidato del centrosinistra è un estimatore di Bertolaso e di Berlusconi.
Del premier ammira “l’autenticità: è esattamente come si presenta, rifiuta ogni doppiezza, lo trovo apprezzabile”, mentre disprezza “le classi dirigenti” del centrosinistra, affette da “doppiezza e ipocrisia”, escluso se stesso s’intende. Non sopporta neppure Grillo, De Magistris e padre Alex Zanotelli, che minaccia financo di denunciare. Si definisce “rappresentante della destra europea”, ma poi scavalca anche quella, minacciando di “prendere a calci nei denti e buttare a mare” gli immigrati irregolari. Insomma, è un inflessibile tutore della legalità, ma solo in casa d’altri.

In casa sua è decisamente più elastico. Infatti l’intera famiglia De Luca è nei guai con la giustizia: la moglie Rosa Zampetti è sotto processo per falso e abuso per aver presentato carte taroccate per vincere un concorso di sociologa Asl; e il figlio Piero è sotto inchiesta per reati fiscali a proposito di consulenze legate a due società vicine alle Manifatture Cotoniere Meridionali (al centro di uno dei due processi a De Luca padre). Per strappare l’appoggio di Di Pietro, De Luca s’è impegnato con lui a dimettersi “in caso di condanna”. Ovviamente intendeva condanna di primo grado: in caso di sentenza definitiva le dimissioni sarebbero superflue, visto che per legge i sindaci, i presidenti di Provincia e di Regione condannati per reati contro la Pubblica amministrazione devono lasciare obbligatoriamente la poltrona.
Resta da capire come possa dimettersi De Luca se condannato in uno dei due processi, visto che di entrambi si proclama “orgoglioso”. Ne ha addirittura pubblicati gli atti (solo quelli che fan comodo a lui, si capisce: le intercettazioni che la Camera non autorizzò i giudici a usare restano top secret) sul suo sito Internet, a mo’ di “sfida della trasparenza e della moralità”.

Ma c’è una notizia che De Luca si guarda bene dal diffondere: una condanna in primo grado l’ha già subìta. La prima condanna di un pubblico amministratore per gli scandali della monnezza in Campania è stata emessa proprio nei confronti suoi e dell’ex sindaco Mario De Biase il 25 giugno 2004 dal giudice Emiliana Ascoli: 4 mesi di reclusione e 12 mila euro di ammenda a De Luca e 6 mesi e 16 mila euro a De Biase per aver violato le norme igienico-sanitarie del decreto Ronchi autorizzando lo sversamento di rifiuti (una montagna di 20 mila tonnellate) in un sito di stoccaggio provvisorio e abusivo a Ostaglio, una piazzola a ridosso della Salerno-Reggio Calabria. Discarica sequestrata dai giudici in quanto “abusiva” e “priva di autorizzazione” dopo che per due giorni e due notti, nell’agosto 2001, aveva preso fuoco avvelenando con una nube tossica l’aria respirata da 50 mila abitanti, mettendo in fuga cittadini e bagnanti e paralizzando il traffico dell’esodo estivo sull’autostrada maledetta.

Condanna rimossa da tutti, anche da De Luca, che l’altro giorno ha raccontato al Corriere di essere stato 16 volte indagato e 16 volte assolto. Strano, visti i tre processi in corso a suo carico. Il 26 gennaio 2010, nel processo di appello per la discarica abusiva, il pg Ennio Bonadies ha comunicato che il reato contestato ai due imputati è prescritto. De Biase ha detto di voler rinunciare alla prescrizione per essere assolto nel merito. De Luca pare di no. Se ne saprà di più il 18 giugno, quando parleranno i difensori degli imputati. Resta da capire cosa aspetti De Luca a pubblicare la sentenza sul sito, per completare “la sfida della trasparenza e della moralità”. O almeno di informarne Di Pietro e di dimettersi all’istante. Perché, come ha detto lui stesso, un condannato in primo grado se ne deve andare. O no? 
(Vignetta di Bandanax) 

Segnalazioni

Non fermate il lavoro del giudice Garzón - L'appello di Adolfo Perez Esquivel, Premio Nobel per la pace.
"La rappresentazione classica della Giustizia è una donna con gli occhi bendati, una bilancia in una mano e nell’altra una spada. L’allegoria della cecità della giustizia e quella della spada non mi sono mai piaciute. Credo che la giustizia debba guardare con decisione, cercare l’equilibrio della verità e dispensare giustizia, per risarcire i danni provocati alle persone e alla società" (leggi tutto)

Commento del giorno
di adelmo - lasciato il 17/2/2010 alle 15:11 nel post Forse le persone stanno iniziando a stancarsi
Denunce per corruzione aumentate del 229%...il Governo del Fare...



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bandanax

Il voto per acclamazione con cui i delegati dell'Idv hanno deciso di appoggiare la candidatura di Vincenzo De Luca alla presidenza della regione Campania è un errore politico che costerà molto caro al movimento di Antonio Di Pietro. D'ora in poi, e con piena ragione, chiunque potrà ricordare quanto è avvenuto a Salerno e affermare che l'Italia dei Valori applica il sistema dei due pesi e delle due misure. Se De Luca corre per la poltrona di governatore con due processi in corso, perché non deve poter governare o candidarsi chi è nella sua stessa situazione? Detto in altre parole: qual è la differenza tra De Luca, Berlusconi o Fitto?
Badate bene, qui non si tratta di discutere di etica, di giustizialismo, di selezione delle classi dirigenti demandata (sbagliando) alla magistratura, o di altro. Il problema invece è la coerenza. Anche perché in politica vincono i messaggi semplici. E quello lanciato con la standing ovation al congresso dell'Idv in favore di De Luca, lo è. Tanto che, questa volta, viene difficile dar torto al vice-capogruppo dei senatori del Pdl, Gaetano Quagliariello, quando parla di decisione "barzelletta".  

Dopo la svolta di Salerno, l'Italia dei Valori finirà insomma per pagare pegno. E lo farà persino se De Luca dovesse sconfiggere il suo scialbo (ma formalmente immacolato) avversario. È noto, infatti, che quello Di Pietro è prima di tutto un movimento che raccoglie il voto di opinione. Per questo va generalmente male alle elezioni amministrative, mentre recupera terreno alle politiche o alle europee. Il caso De Luca fa adesso correre seriamente il rischio che il movimento di opinione alle spalle dell'Idv si disperda o finisca per rivolgersi una volta ancora al Partito Democratico o a quello che ne resta. Ne valeva la pena?  Pensiamo di no.
È vero, la scelta di sostenere De Luca era quasi ineluttabile. Di altri candidati in Campania non ce n'erano. Anche perché in questi mesi né il Pd, nè l'Idv si sono dati troppo da fare per trovarli. E Luigi De Magistris, l'unica persona che presentandosi all'ultimo momento avrebbe messo in crisi il gioco pro De Luca, non lo ha fatto. Finendo così per caricarsi sulle spalle, a causa dei suoi tatticismi e della sua mancanza di coraggio, una parte rilevante della responsabilità dell'accaduto. Ma, in ogni caso, c'è modo e modo per appoggiare una candidatura del genere.

Un partito lo può fare dimostrando a tutti che sta ingoiando un rospo. Che si sta muovendo solo per dovere di coalizione dopo che con il Pd è stato raggiunto un accordo a livello nazionale. Oppure può evitare, o quasi, il dibattito. Può risolvere tutto in mezza giornata, per poi andare gioiosamente, e tra il tripudio di delegati e dirigenti, verso uno degli errori più clamorosi della sua breve storia.
(Vignetta di Bandanax) 


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Buongiorno a tutti e scusate il ritardo, ma sono rientrato in aereo da qualche minuto e mi avete beccato con il caffè. Sono successe un po’ di cose in queste ultime ore, dico subito che Massimo Ciancimino sta facendo delle dichiarazioni estremamente importanti a Palermo, al processo per la mancata cattura di Bernardo Provenzano nel 1995: sta descrivendo Provenzano come un intoccabile, come un uomo protetto da una parte deviata dei Carabinieri, con i quali aveva fatto un accordo addirittura prima della strage di Capaci, ma le dichiarazioni più importanti dal punto di vista politico sono quelle che molti giornali domani nasconderanno, ma di questo parleremo lunedì, quando la polvere si sarà depositata e quando avremo tutte le bocce ferme e tutti gli elementi per parlarne. Leggi tutto
 


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