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Testo:
Buongiorno a tutti, oggi parliamo di una vecchia storia che risale al 1989, a 21 anni fa e che è il fallito attentato all'Addaura contro Giovanni Falcone e i due giudici svizzeri che lavoravano insieme a lui quel giorno nella casa al mare che aveva affittato Falcone per quella estate, però partiamo da una cosa che ci siamo detti l’anno scorso, esattamente di questi giorni.

Stato, doppio Stato e affini
Il 9 maggio 2009, celebrando Il Giorno della Memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi, il Presidente della Repubblica Napolitano, disse delle cose molto giuste sul ruolo, di connivenze, di depistaggi di apparati dello Stato per inquinare le indagini su alcuni dei più foschi misteri della nostra storia recente, disse anche una cosa che mi era sembrata molto sbagliata e non soltanto a me, cioè disse: il nostro Stato democratico, proprio perché è sempre rimasto uno stato democratico e in esso abbiamo sempre vissuto, non in un fantomatico doppio Stato, porta su di sé questo peso delle verità non complete. (leggi tutto)

Segnalazioni
Addaura, nuova verità sull'attentato a Falcone  - di Attilio Bolzoni, da repubblica.it
La video inchiesta

 
"Il Patto. Da Ciancimino a Dell'Utri, la trattativa Stato e mafia nel racconto inedito di un infiltrato" - Le rivelazioni di Luigi Ilardo al Colonello Riccio, oggi alla base del processo in corso a Palermo contro il generale Mario Mori, nel libro di Nicola Biondo e Sigfrido Ranucci (edizioni Chiarelettere).

 

 

 


continua

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Ora d'aria
l'Unità, 3 agosto 2009


Finalmente il Copasir, comitato parlamentare di controllo sui servizi di sicurezza, assume un’iniziativa che ne giustifica l’esistenza. Il suo presidente Francesco Rutelli, infatti, ha deciso di abbandonare le fumose cacce alle streghe tipo “caso Genchi” e di occuparsi finalmente del ruolo dei servizi segreti nelle trattative fra Stato e mafia durante e dopo le stragi, fra depistaggi, bugie, carte sparite, verità sepolte. Visto che intanto la commissione Antimafia, incautamente affidata a un vecchio amico di Roberto Calvi (P2) e poi di Silvio Berlusconi (P2) come Beppe Pisanu, dorme sonni profondi, Rutelli e il suo Copasir hanno il merito di lanciare un sasso nello stagno di una classe politica che, quando si tratta di stragi mafiose, è sempre in altre faccende affaccendata.

I meriti però si fermano qui. Perché, stando all’annuncio di Rutelli, il Copasir avrebbe intenzione di convocare il procuratore di Caltanissetta, Sergio Lari, e il premier Silvio Berlusconi. Quanto al primo, non si capisce quale contributo potrebbe fornire, visto che l’inchiesta appena riaperta su depistaggi e possibili mandanti esterni delle stragi è in pieno svolgimento ed è improbabile che si concluda prima di molti mesi. Quanto al secondo, nel 1992-’93 non era in politica, essendovi entrato l’anno seguente, a stragi concluse: sarebbero molte le domande da porgli sui rapporti suoi e del fido Dell’Utri con la mafia. Ma la sede ideale non è il Copasir, bensì l’Antimafia: o meglio lo sarebbe se a presiederla non fosse l’ex ministro dell’Interno di Berlusconi e a dominarla non fosse la sua maggioranza. Il Copasir dovrebbe invece concentrarsi sui rappresentanti di quello scorcio di Prima Repubblica. Per esempio mettendo a confronto Nicola Mancino e Giuseppe Ayala. Mancino, all’epoca ministro dell’Interno, ha sempre negato di aver incontrato Borsellino, che invece annotò un incontro con lui al Viminale il 1° luglio ‘92, 16 giorni prima di essere assassinato in via d’Amelio. Ayala l’ha smentito a distanza di 17 anni, salvo poi tentare di smentire la smentita (ma, purtroppo per lui, a confermarla c’è la registrazione della sua intervista sul sito Affaritaliani.it).

Il Copasir potrebbe poi convocare il generale Mario Mori, all’epoca vicecomandante del Ros impegnato in una sconcertante trattativa con la mafia tramite Vito Ciancimino, dopo Capaci e via d’Amelio. Trattativa di cui Violante, sempre con 17 anni di ritardo, ricorda di essere stato in qualche modo informato dallo stesso Mori, che gli avrebbe invano proposto un incontro con l’ex sindaco mafioso. A nome di chi trattava il Ros con gli assassini di Falcone e Bosellino? E perché Violante non denunciò quell’immondo negoziato, non indagò come presidente dell’Antimafia e non ne avvertì la Procura di Palermo? Se Rutelli volesse domandarlo agli interessati, molti italiani che il Parlamento e dunque il Copasir pretendono di rappresentare gliene sarebbero grati.

Gli approfondimenti della rassegna stampa - a cura di Ines Tabusso

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