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Buongiorno a tutti, dopo la débacle della nazionale, sapete che la nazionale non picchia mai un chiodo quando governa Berlusconi, bisognerebbe cominciare a domandarsi quale serie innumerevole di catastrofi capitino sull’Italia e sul mondo quando governa questo signore che è l’unico a portare bene a sé stesso e male a tutti gli altri. Di solito a uno porta bene e a un altro porta male, lui porta bene a sé stesso e porta male a tutti gli altri. Ha cominciato a portare male anche ai suoi più stretti collaboratori, pensate i disastri che sono capitati nell’ultimo periodo ai suoi fedelissimi da Scajola, a Bertolaso, a Matteoli, a Lunardi, adesso c’è il caso dell’ex sottosegretario Brancher promosso Ministro alla vigilia del suo processo per i soldi che dice di avergli dato Fiorani per creare una lobby favorevole ai furbetti del quartierino e al Governatore Fazio nel 2005, 5 anni fa e immediatamente, ovviamente il neoMinistro ha utilizzato il legittimo impedimento che è automatico, autocertificato con una dichiarazione della Presidenza del Consiglio con l’obbligo per i giudici di tenerne conto e è un legittimo impedimento che può durare per 6 mesi prorogabili due volte, quindi per un totale di 18 mesi. (leggi tutto)

Segnalazioni 

Il Watergate italiano: l'inchiesta multimediale di
ilfattoquotidiano.it
File audio e ricatti: il caso Favata.  Prima parte - Seconda parte
Io e Favata di Peter Gomez

La rassegna stampa
 - a cura di Ines Tabusso.

no bavaglioNo bavaglio Day - 1 luglio
Il testo del DDl

Contro la legge bavaglio, manifestazione il 1 luglio a Roma, Piazza Navona, ore 17 - 21. Tutti in piazza il 1 luglio L'appello della Fnsi
Gli appuntamenti nelle altre città (dal sito del Popolo Viola)
Voglioscendere partecipa alla maratona di Liberarete.tv per la diretta on line della manifestazione



 

 

 


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Signornò
da L'Espresso in edicola


Ormai il Pd fa autocritica le rare volte che ne azzecca una e non la fa quando dovrebbe. Anna Finocchiaro aveva indovinato una battuta: quando Berlusconi ha detto "meno immigrati, meno crimini", gli aveva risposto "meno premier, meno crimini". Ma ha subito fatto marcia indietro: "È stata una battuta infelice e me ne scuso". In compenso Massimo D'Alema, reduce dai trionfi pugliesi, è stato premiato con la presidenza del Copasir: e non solo dai membri del Pdl (il che è comprensibile, con tutto quel che ha fatto per loro), ma anche da quelli del Pd. Come ha detto Umberto Eco, "non ne indovina una da quando non finì il corso di laurea alla Normale". Eppure l'Attila del Tavoliere passa sempre per molto intelligente e seguita a fare carriera sui suoi fiaschi.

Ora, per esempio, con l'avvio del processo a Giovanni Consorte per aggiotaggio, riciccia fuori il caso della scalata Unipol alla Bnl: Consorte ha citato come testimoni D'Alema, Latorre e Bersani. I primi due, per i magistrati milanesi, avrebbero dovuto essere indagati per concorso nell'aggiotaggio di Consorte, ma si salvarono grazie al niet del Senato e del Parlamento europeo alla richiesta di autorizzazione all'uso delle intercettazioni. Speravano così di avere sepolto per sempre lo scandalo senza mai farvi i conti, anzi ottenendo la cacciata da Milano del gip Clementina Forleo che aveva osato avanzare quella richiesta. Ora saranno costretti, pur in veste di testimoni, a dare qualche chiarimento. Consorte li chiama a "riferire sul ruolo di sostegno all'operazione Bnl di Unipol svolto nei confronti di referenti politici e organizzazioni economico-finanziarie d'interesse nazionale contrarie all'operazione e più in generale sui fatti di cui alle imputazioni".

E Bersani sui "rapporti con membri del patto di Bnl e le organizzazioni economico-finanziarie di interesse nazionale". In un'incredibile intervista al 'Corriere della Sera' (incredibile soprattutto per il silenzio che ne è seguito), Consorte sostiene che "una parte dei Ds mi mollò" e così la Margherita, i prodiani, Veltroni e Rifondazione, perché "temevano che Unipol avrebbe reso più forti Fassino e D'Alema". Unipol, con Bnl in pancia, sarebbe diventata "un braccio finanziario a sostegno del governo e mancava poco alle elezioni del 2006 vinte dal centrosinistra. I primi ad affossare tutto sono stati proprio i potenziali beneficiari, i dirigenti del costituendo Pd". Nessuno dei personaggi citati ha nulla da obiettare? Davvero l'"abbiamo una banca?" di Fassino e l'"evvai Gianni facci sognare!" di D'Alema preludevano a un'opa dalemiana sul nascente Pd, con l'Unipol nei panni di braccio finanziario del centrosinistra? È questa la concezione del libero mercato che avevano (e magari hanno) questi signori? E quando ne hanno informato gli elettori? Forse qualche risposta arriverà in tribunale. Ma forse è meglio trovare qualche sede alternativa e preventiva. Nel qual caso, ci facciano sapere.
(Vignetta di Fifo)

Segnalazioni

Mr President, help Internet in Italy! - L’evento mediatico di Enzo Di Frenna e Claudio Messora davanti all’ambasciata americana, contro il Decreto Romani e i bavagli normativi a internet in Italia.
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Immagine di ben_templesmith da flickr.comOra d'aria
l'Unità, 17 agosto 2009


I due favoriti alla segreteria del Pd, Bersani e Franceschini, si stanno rivelando maestri di slalom. Qualunque questione divida i rispettivi schieramenti, anziché affrontarla, la dribblano. Zitti e mosca sulla sentenza del Tar a proposito dell’ora di religione. Zitti e mosca sull’inverecondo attacco di Nichi Vendola al pm che indaga su alcuni uomini della sua vecchia giunta: anzi, massima copertura all’inquisito numero uno, l’ex assessore Alberto Tedesco, sospettato di corruzione e dunque promosso senatore del Pd al posto del neo-europarlamentare Paolo De Castro. E proprio sull’immunità parlamentare, ormai degenerata in spudorata impunità, piacerebbe sentire una parola chiara dagli aspiranti leader dell’opposizione. Una parola che valga per tutti. E non solo per gli inquisiti-impuiniti di centrodestra.

Il Pd s’è stracciato le vesti il mese scorso, quando la maggioranza ha salvato dai loro processi Roberto Castelli (denunciato da Oliviero Diliberto per averlo accusato di far “sprangare la gente”) e Altero Matteoli (imputato per favoreggiamento di un prefetto in una sporca faccenda di abusi edilizi all’isola d’Elba), dichiarando “ministeriali” e dunque insindacabili i loro reati. Ma negli stessi giorni il Pd s’è associato al Pdl e all’Udc per salvare alcuni politici trasversalmente coinvolti nello scandalo delle scalate bancarie del 2005 (Bpl-Antonveneta e Unipol-Bnl): da tre anni i giudici di Milano chiedono al Parlamento di autorizzare l’uso delle telefonate intercettate sulle utenze degli scalatori che parlavano con deputati e senatori di destra e di sinistra. Per tre anni il Parlamento ha fatto melina, mentre quello europeo negava l’autorizzazione all’uso delle telefonate fra Consorte e D’Alema (favorevoli al colpo di spugna il Pd, l’Udc e il Pdl).

Il 22 giugno scorso il Senato ha fatto altrettanto con quelle di Luigi Grillo (Pdl) e Nicola Latorre (Pd): il primo già imputato in base ad altri elementi di prova nel processo Antonveneta; il secondo sospettato di concorso nell’aggiotaggio di Consorte, ma imputabile solo in base alle sue conversazioni con l’ex patron di Unipol. In pratica, il No del Senato ai giudici comporta che Latorre non potrà mai esser indagato per un grave reato finanziario solo perchè è senatore, e come tale “più uguale degli altri” dinanzi alla legge. Come i maiali della “Fattoria degli animali”. Giornata radiosa quella del 22 giugno a Palazzo Madama: il Pd vota con Pdl e Udc per salvare Grillo, il Pdl e l’Udc votano col Pd per salvare Latorre. Una mano (sporca) lava l’altra (solo l’Idv vota contro per l’uno e per l’altro). Ora, che il dalemiano Bersani non apra bocca sulla sconcezza che salva il dalemiano Latorre, è comprensibile. Ma che taccia pure Franceschini è davvero curioso. Anche perché, con l’aria che tira, per vincere le primarie basterebbe un programma di quattro parole: “Aboliamo l’immunità parlamentare”.
(Immagine di ben_templesmith da flickr.com)


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Testo:
Buongiorno a tutti, proseguiamo nell’ultima puntata di Passaparola versione estiva, la nostra galoppata nei processi che verranno, quello che potremmo chiamare il “come è andata a finire” di tante vicende di cui avevamo sentito parlare all’inizio, che poi sono state immediatamente silenziate dai media, ma avremo un giornale tra poco, Il Fatto Quotidiano, che potrà raccontare tutto, anche il come è andata a finire...
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Gli approfondimenti dalla rassegna stampa a cura di Ines Tabusso

Segnalazioni

Dal Giornale al Fatto - di Luca Telese


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Vignetta di NatangeloNessuno è in grado di dire se il Partito Democratico esisterà ancora una volta superata la boa delle prossime elezioni europee. Dopo aver letto le parole usate mercoledì da Walter Veltroni nel suo discorso di commiato, un fatto è comunque chiaro. L'ex segretario non ha capito perché milioni di cittadini hanno smesso di votare per il suo partito. Non ha capito o, forse, come fanno altri dirigenti del Pd, ha fatto finta di non capire.

Il tarlo che sta erodendo quella formazione politica ha infatti un nome preciso: credibilità. Il Pd perde perché non è credibile. E non è un problema di idee o di progetti. È invece una questione di uomini e di comportamenti.

Il continuo susseguirsi di scandali, le mancate dimissioni di chi ha fallito come amministratore pubblico (vedi Campania), la decisione di non sottrarsi alla logica delle nomine partitocratiche nella Rai, nelle authority e in ogni altro ente, hanno finito per togliere agli elettori di centro-sinistra anche le ultime illusioni. A poco a poco il mito della differenza, della diversità dal centro-destra, è venuto a cadere.

Per questo è il caso di ricordare che, paradossalmente, il Pd era entrato in crisi già due anni prima di nascere. Aveva cominciato a morire alla vigilia delle elezioni del 2006 quando fu pubblicata (da "Il Giornale") una celebre telefonata tra  Piero Fassino e il big boss di Unipol, Giovanni Consorte,  in cui l'allora segretario dei Ds diceva «Siamo padroni di una banca». È stato da quel momento in poi che Silvio Berlusconi ha potuto cominciare a ripetere «anche loro sono uguali» venendo sempre più creduto. Giorno dopo giorno, infatti, ci pensavano le pagine di cronaca (spesso nera) dei giornali a dargli ragione.

A un situazione del genere il centro-sinistra prima, e il Pd poi, avrebbe potuto (e dovuto) reagire con dei gesti forti e simbolici. Invece non è accaduto nulla. Il gruppo dirigente è rimasto immobile. Veltroni ha taciuto. O ha parlato troppo poco. E dal Pd se ne sono così andati i migliori. Gli elettori.

Segnalazioni

Resti in carcere il serial criminale - di Bruno Tinti

Da Dante a Oscar Wilde - di Lorenzo Fazio (Direttore editoriale Chiarelettere)

L'Italia indifferente al processo per corruzione di Berlusconi - Lo speciale di Italiadallestero.info

Sì alla vita, no alla tortura di stato - il 21 febbraio tutti a piazza Farnese
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Rispondo ad alcuni commenti in questo post.
m.t


Vignetta di Roberto Corradi

Zorro

l'Unità, 19 novembre 2008


Non c’era bisogno della Procura di Roma per stabilire che, nelle telefonate fra Prodi e il consuocero, fra lo staff prodiano e un imprenditore farmaceutico, non c’era “nulla di illegale né di illegittimo”. Bastava leggerle su Panorama, che gentilmente le pubblicò un paio di mesi fa seppur coperte da segreto. Ci sarebbe invece bisogno di una Procura, nella fattispecie quella di Milano, per sapere se si possa dire lo stesso delle telefonate fra Giovanni Consorte e Massimo D’Alema durante la scalata (illegale, per i pm) di Unipol a Bnl. Come quella in cui D’Alema informava Consorte di aver parlato con Vito Bonsignore, eurodeputato Udc e socio Bnl, della sua auspicata alleanza con Unipol: “È venuto a trovarmi Vito Bonsignore… voleva sapere se io gli chiedevo di fare quel che tu gli hai chiesto di fare, o no… Voleva altre cose, diciamo... a latere su un tavolo politico … Ti volevo informare che io ho regolato da parte mia… È disposto a concordare con voi 1-2 anni... il tempo che vi serve… Gianni, andiamo al sodo, se vi serve resta... Noi non ci siamo parlati, eh?”. Ma ieri - 543 sì, 43 no, 90 astenuti - il Parlamento europeo ha coperto tutto con immunità tombale: i pm non potranno valutare, come avevano chiesto, se quelle parole configurino pere caso un concorso nell’aggiotaggio di Consorte. Tutti gli eurodeputati italiani presenti - Pd, Pdl, Lega e sinistra “radicale” - han votato per salvare D’Alema (a parte Pannella, Cappato e Ferrari, più Casini astenuto). L’interessato si era scordato di dire ciò che aveva detto Prodi per le sue telefonate: “Si indaghi pure, nessuna immunità, nulla da nascondere”. Il solito sbadato.
(Vignetta di Roberto Corradi)

Gli approfondimenti da Signori della Corte a cura di Barbara Buttazzi

Gli approfondimenti dalla Rassegna stampa a cura di Ines Tabusso

Segnalazioni

Promemoria. Quindici anni di storia italiana ai confini della realtà - lo spettacolo teatrale di Marco Travaglio al Ciak di Milano dal 18 al 23 novembre è tutto esaurito.
Per chi fosse rimasto senza biglietto ci saranno altre due date, il 29 e 30 novembre, sempre al Ciak.

Marco Travaglio alla Statale di Milano - guarda il video su YouReporter.it (19 novembre 2008)

La catena di San Libero: Genova di Riccardo Orioles (18 novembre 2008, n. 376)

Cucù - di M. Lombezzi, poesie della seconda repubblica

BAuLLARO': La voce del padrone - guarda il video della telefonata di Berlusconi a Ballarò

Il pizzino di Latorre in soccorso di Bocchino (Omnibus, 15 novembre 2008)

I giochi di Prestigiacomo - di Caterina Busetta



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Foto di AKDave da flickr.comUno legge sui giornali il seguente titolo: “Csm, si aggrava la posizione della Forleo”. E si domanda: oddìo, che altro avrà fatto la Clementina, oltre a macchiarsi di colpe indelebili tipo intercettare Fazio e i furbetti del quartierino, far recuperare allo Stato 200 milioni di euro di refurtiva, bloccare le scalate illegali a Bnl, ad Antonveneta e a Rcs e soprattutto partecipare ad Annozero? Niente, assolutamente niente.

Molto semplicemente la prima commissione del Csm (di cui fa parte la signora Letizia Vacca, quella che condannò Forleo e De Magistris prim’ancora che fossero giudicati) dev’essersi resa conto che le accuse fin qui mosse alla gip non reggono, o non bastano a farla trasferire (il nuovo ordinamento giudiziario non contempla, fra le cause di trasferimento per incompatibilità, i comportamenti colpevoli del magistrato, ma solo le situazioni oggettive indipendenti dalla sua volontà: tipo parentele con indagati o cose del genere, mentre qui si accusa la Forleo di comportamenti colpevoli, passibili di un procedimento disciplinare, ben più garantito della procedura di trasferimento).

Così, come già fece il Pg della Cassazione con De Magistris, si continuano a aggiungere accuse sempre nuove, anche se basate su fatti vecchi e stranoti. L’ultima (last but not least) è di aver addirittura “interferito” nelle indagini sulle scalate bancarie e “personalizzato” le sue funzioni di gip, venendo meno alla sua “terzietà”, per aver chiesto alla Procura notizie di una mega-misura di sequestro e interdizione a carico di un personaggio legato a Unipol, più volte annunciata e mai arrivata sul suo tavolo.

Meravigliata dall’improvviso cambio di rotta, la Forleo si sarebbe sfogata con alcuni amici su possibili “frenate” della Procura, esternando la sua amarezza per essere stata mandata allo sbaraglio. Fermo restando che i pm milanesi sono persone al di sopra di ogni sospetto, liberi di cambiare strategia quando lo ritengono opportuno, gli sfoghi della Forleo andrebbero inseriti nel contesto di quel che stava accadendo nell’estate-autunno 2006: attacchi concentrici alla gip da destra a sinistra e dai massimi vertici istituzionali che l’accusavano di ogni nequizia, nel silenzio tombale dell’Anm e del Csm (che pure, in casi di attacchi molto meno pesanti ad altri magistrati, è solito aprire pratiche a loro tutela).

Di più: interpretando garantisticamente la legge Boato, la Procura aveva deciso di non iscrivere D’Alema e Latorre per concorso in aggiotaggio finchè le loro telefonate con Consorte non fossero state autorizzate dal Parlamento, lasciando alla gip l’onere di spiegare alle Camere che l’autorizzazione sarebbe servita a indagare non solo su Consorte & furbetti vari, ma anche nei confronti dei due parlamentari. Molto correttamente, il pm Francesco Greco spiegò al Sole-24 ore che la Procura era in piena sintonia, su quella interpretazione (tra l’altro avallata autorevolissimamente dal professor Cordero), con la gip Forleo. E’ in quel contesto di isolamento e di attacchi furibondi che vanno inquadrati gli sfoghi della Forleo, che si sentì isolata e “mandata allo sbaraglio”. Sfoghi privati, magari esagerati ma legittimi e comprensibili,che sarebbero rimasti nella sfera riservata se qualche suo interlocutore non fosse andato a spiattellarli alla Procura di Brescia.

Resta da capire cosa c’entri tutto questo con la presunta “incompatibilità” della Forleo. Dove sta scritto che un gip deve andare d’amore e d’accordo con la Procura? Non s’era detto che il gip, per essere “terzo”, non deve appiattirsi sui pm? Allora che senso ha accusare la Forleo di aver compromesso la sua terzietà criticando la Procura? Pare di sognare, è il mondo alla rovescia. I pm legittimamente le dissero di tenersi pronta per una voluminosa richiesta di sequestro e di interdizione: che c’è di male se poi, non vedendola arrivare, la Forleo domandò che fine avesse fatto quella richiesta? E come può un gip “interferire” in un’indagine, visto che le indagini le fanno i pm e il gip può agire solo su loro richiesta? E, se il gip è un giudice monocratico, cioè decide da solo, che senso ha accusarlo di “personalizzare” il suo lavoro? Come si vede, le “nuove accuse” che avrebbero “aggravato” la posizione della Forleo confliggono non solo con i fatti, ma anche col buonsenso e con la logica. Se vogliono punire la Forleo “a prescindere”, facciano il piacere: dicano che deve pagare per aver toccato qualche intoccabile di troppo, e la facciano finita. Tanto la gente ha già capito tutto.

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