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Da Il Fatto Quotidiano del 31 dicembre

Fra le varie balle che circolano su Craxi, la più indecente è quella secondo cui nel 1992-’93 i socialisti erano trincerati nel bunker di Craxi, assediati da toghe rosse e giustizialisti assortiti.

La verità è che i primi a scaricare Craxi furono proprio i ragazzi dello zoo di Bettino: quel variopinto caravanserraglio di nani e ballerine, prosseneti e miliardari che si faceva chiamare Partito Socialista. Al primo scossone i topi fuggirono dalla nave, in linea con la tradizione italiota della fuga da Caporetto descritta da Malaparte ne La rivolta dei santi maledetti: "Fuggivano gli imboscati, i comandi, le clientele, fuggivano gli adoratori dell’eroismo altrui, i fabbricanti di belle parole, i decorati della zona temperata, i giornalisti, fuggivano i Napoleoni degli Stati maggiori...fuggivano tutti in una miserabile confusione, in un intrico di paura, di carri, di meschinerie, di fagotti, di egoismo e di suppellettili, tutti fuggivano imprecando ai vigliacchi e ai traditori che non volevano più combattere e farsi ammazzare per loro".

Claudio Martelli, il delfino, prometteva "rinnovamento" per "restituire l’onore ai socialisti", esaltava "la salutare azione dei giudici di Mani pulite", strapazzava Craxi per aver rifiutato di "usare la scopa o la spada contro i corrotti"; "Bettino non lo riconosco più, mi ricorda Salò" (30-9-92); "Ha lasciato che il malcostume si diffondesse e ha risposto in modo improvvido alle inchieste sulla corruzione" (28-11-92).

Gianni De Michelis, che Biagi chiamava l’Avanzo di Balera, denunciò "la gestione lacunosa del Psi" e la "scarsa attenzione alla degenerazione dei partiti" (19-6-92). Rino Formica, che ora delira di complotti internazionali, non aveva dubbi: "Il Psi era pieno di craxini che, non riuscendo a realizzare il socialismo, cercavano almeno un po’ di benessere" (1-11-92), "Craxi si comporta da stalinista, usa metodi autoritari e dispotici" (11-11-92).

Ferocissimo Ottaviano Del Turco: "Non mi stupisco affatto del partito degli affari all’interno del Psi. Ho sempre denunciato quelli che brillano per la luce dei soldi, come Paperon de’ Paperoni" (15-5-92); "Craxi non ha messo a disposizione del partito alcunché. Dei conti esteri non mi disse nulla" (8-11-94).
Perfino Paris Dell’Unto, detto Er Roscio, sparava a zero: "Craxi non ne azzecca più una. Più che un caso politico, è un problema sanitario" (13-11-93); "Bettino non si rende conto che rischia di eliminare non il Psi, ma cent’anni di storia. La gente non ne può più di ville al mare, yacht, feste, notti al night e mignotte" (3-5-93).

E perfino il cognatissimo Paolo Pillitteri cannoneggiava: "Io la chiamerei Cupola per rendere l’idea di quel che è successo fra politici e imprenditori a Milano" (3-5-92).
Anatemi anche dal cappellano Gianni Baget Bozzo: "Craxi doveva andare a Milano e chiedere perdono. C'è una questione morale, prima che politica. Nel centenario del Psi bisognava chiedere scusa per le tangenti incassate. Persino il Pci ha dovuto dire: ho sbagliato" (11-9-92).
Francesco Forte, reduce dai pellegrinaggi in Somalia, tuonava: "Sono stufo di andare a comprare i giornali e sentirmi dire: ‘Ma questo non è ancora in galera?’. Mi vergogno di essere un politico, per giunta socialista" (9-7-92).

E Giuliano Amato: "Molti nel partito si sono arricchiti: bisognava buttarne via qualcuno" (26-11-92). Intanto Craxi fuggiva ad Hammamet e Berlusconi fingeva di non conoscerlo: "Io a Craxi non devo nulla" (21-2-94); "Ho sempre riconosciuto il ruolo dei magistrati nella lotta al sistema perverso della Prima Repubblica. Tv e giornali della Fininvest sono stati sempre in prima linea nel difendere i magistrati e in particolare Di Pietro" (6-12-94). La migliore resta quella di Bobo Craxi, che a 25 anni era già segretario del Psi milanese per discendenza diretta: "Non mi sono mai considerato craxiano" (10-9-92).
Ecco, per i craxiani vale quello che diceva Montanelli dei Savoia: "Sono come le patate: la parte migliore è sottoterra".


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Se lo spettacolo che offre il partito democratico in Puglia fosse stato scritto (o suggerito, o finanziato) dai tirapiedi del Cavaliere non risulterebbe cosi’ spietatamente grottesco.
L’istantanea e’ pura commedia dell’arte, il sindaco Michele Emiliano e il presidente  Nichi Vendola, due brave persone in tempi normali, che si afferrano al collo dalla mattina presto per contendersi la candidatura alla prossime elezioni amministrative come solo farebbero due autentici perdenti. Che si riempiono di lividi e di improperi, ma disquisendo di democrazia diretta e regole. Che strillano, pretendono primarie, rifiutano primarie, dettano ultimatum, chiedono proroghe, minacciano sfracelli.
Se lo spettacolo fosse stato scritto (o suggerito o finanziato) dai tirapiedi del Cavaliere, sarebbe una eccellente operazione di killeraggio politico dell’avversario, sulla quale formare le future generazioni di guastatori della liberta’. Invece no. E’ un malinconico doppio suicidio. Capace di innescarne tanti altri per vincolo di casta o semplice emulazione. Fino al suicidio collettivo. Di quelli previsti nelle culture arcaiche, quando il raccolto o l’umore degli dei sono andati in malora. Di quelli praticati dalle comunita’ di capodogli quando perdono l’orientamento e l’ossigeno, come ci suggerisce la sconsolata cronaca di questi giorni. 

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Segnalazioni

Micromega 1/2010 - Domani in edicola un eccezionale numero di MicroMega dedicato al movimento "viola"


Commento del giorno

di Renzo C -  utente certificato - lasciato il 30/12/2009 alle 1:30 nel post Craxi, Letizia Moratti e l'insulto agli elettori
Più che una via a Craxi dovrebbero intestare un tratto di tangenziale, lo troverei appropriato.



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La decisione del sindaco di Milano, Letizia Moratti, di intitolare una via o un parco pubblico a Bettino Craxi è destinata a segnare un'epoca. Potremmo spendere centinaia di parole per ricostruire, con carte e testimonianze alla mano, i molti crimini contro la cosa pubblica commessi
dall'ex segretario del Psi, morto latitante in Tunisia. O potremmo ricordare un suo celebre intervento in Parlamento in cui, nel luglio del 1993, lui stesso ammetteva che durante gli Settanta, Ottanta e Novanta si era "diffusa nel paese, nella vita delle istituzioni e delle pubbliche amministrazioni una rete di corruttele grandi e piccole", dimenticandosi però di aggiungere come né lui, né gli altri leader politici (spesso a pieno titolo complici del sistema), avessero fatto nulla per cercare d'invertire la rotta.

Ma il punto oggi è un altro. Al di là del contenuto delle sentenze, a Milano, come nel resto d'Italia, una parte rilevante dei cittadini (probabilmente la maggioranza) ritiene Craxi un politico corrotto. E questa pessima reputazione è diffusa anche tra chi considera l'ex segretario del garofano uno dei pochi parlamentari italiani di quegli anni dotati di respiro e leadership internazionale. 
Per questo la scelta di Letizia Moratti segna un'epoca. Dimostra infatti che le nostre classi dirigenti sono sempre più scollegate dal Paese. E che, anche quando sono al governo, non hanno nessuna intenzione di prendere decisioni condivise, ma preferiscono adottare provvedimenti che dividono, invece che unire. Il fatto poi che una presa di posizione del genere arrivi dal sindaco di una città in cui ancora tutti ricordano come, durante gli anni della Milano da bere, le casse del comune fossero vuote perché ogni appalto pubblico (vedi, ad esempio, la costruzione della metropolitana, in cui il pentapartito si spartiva le mazzette con il Pci) costava il doppio del normale a causa del sovrapprezzo delle tangenti, non può che spaventare. 

In Italia, spiega la Banca Mondiale, la corruzione costa ai cittadini circa 50 miliardi di euro l'anno.
Una parte importante del denaro dei contribuenti se ne va per foraggiare cacicchi, pseudo imprenditori, burocrazie e amministrazioni (corrotte) di destra e di sinistra. Erigere monumenti, o intitolare vie, a chi è diventato simbolo di questo modo di governare (male), non è insomma solo un insulto all'etica o alla morale. Ma all'intelligenza (e alle tasche) degli elettori. 

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Commento del giorno
di katili - utente certificato - lasciato il 29/12/2009 alle 0:9 nel post
Più dell'inciucio poté D'Alema
AAA: cercasi prova di onesta' da parte del pd, anche demagogica purche' pulita. Astenersi inciuciari.


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Testo: Buongiorno a tutti, mi scuso, ma sono giù di voce e un po’ raffreddato. Credo che, per riuscire a capire quello che sta succedendo e quello che potrebbe succedere nell’anno prossimo, dobbiamo focalizzare alcuni personaggi e credo che lo faremo nelle prossime settimane.

Il re dell'inciucio

Uno di questi, protagonista dell’inciucio prossimo venturo, anzi in pieno corso con il Partito dell’Amore è Massimo D’Alema. Massimo D’Alema ormai non riesce più a nascondere neanche per trenta secondi quello che vuole fare, perché è arrivato a un tale livello di inciucismo che gli scappano gli inciuci anche senza volerlo e quindi l’altro giorno, quando una giornalista gli ha chiesto se siamo nuovamente in clima di inciucio, lui ha risposto “ beh, insomma, gli inciuci non sono mica sempre stati soltanto delle cose negative: per esempio, Togliatti ne fece di positivi, perché a volte gli inciuci servono”.
continua

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natangelo

Signornò
da l'Espresso in edicola


Da giorni assistiamo alla telesfilata di verginelle con fazzoletto o cravatta verde che denunciano pensose i “seminatori di odio” e i “mandanti morali” del folle attentatore di Milano, invitando la sinistra a “moderare i toni”. Questi piromani leghisti possono travestirsi da estintori grazie alla generale smemoratezza sul loro recentissimo passato. Il loro enfant prodige, il sindaco di Verona Flavio Tosi, ha una condanna definitiva per istigazione all’odio razziale contro i rom. Il loro veterano, il prosindaco-prosecco di Treviso Giancarlo Gentilini, vanta una condanna in primo grado per lo stesso reato. E il loro ministro dell’Interno Bobo Maroni s’è buscato 4 mesi e 20 giorni di reclusione in Cassazione per aver menato e addirittura addentato agenti della Digos impegnati, nel 1996, in una perquisizione della Procura di Verona nella sede della Lega a Milano.
L’intero stato maggiore del Carroccio è finora scampato, grazie a spericolate votazioni immunitarie del Parlamento, a un’altra inchiesta veronese per le bande paramilitari denominate “Guardia Padana”. Senza dimenticare le loro parole di affettuosa solidarietà agli sciagurati “Serenissimi” che sequestrarono un traghetto a Venezia per occupare armi in pugno il campanile di San Marco. Come irenici nemici dell’odio e della violenza, non c’è male.
Contro l’allora procuratore capo di Verona, Guido Papalia, che oltre alla tara della funzione giudiziaria ha pure l’origine meridionale, Lega dell’Amore scaricò una gragnuola di minacce e insulti, culminati il 13 febbraio 2005 in un corteo di 10-15 mila fanatici capitanati dal ministro Roberto Calderoli, agghindato pagliaccescamente in toga. La squisita sfilata urlava “Papalia il tuo posto è in Turchia”, “Papalia terrone il tuo posto è in Meridione”, “Papalia il più terrone che ci sia”: Il tutto condito dal dolce stil novo di Mario Borghezio: “Magistrati facce di merda”. Gran finale con falò di immaginarie sentenze e una finta lapide dedicata al procuratore. Vivi applausi dal futuro ministro Luca Zaia (“Papalia si crede Dio”), dal sindaco Tosi (“Chi dice la verità sugli zingari ladri di bambini diventa razzista”) e da Bossi (“Gente così dovrebbe essere bandita dalla società civile e non fare più il magistrato”). Papalia fu poi promosso e trasferito a Brescia. Il nuovo procuratore, Mario Giulio Schinaia, fu quasi subito aggredito da una gang di giovani facinorosi, uno dei quali l’accoltellò alla schiena. L’aggressore, 17 anni, appena arrestato dichiarò di odiare il magistrato perché indagava sulle bande giovanili violente di estrema destra.
Ora, per Natale, Schinaia ha allestito in Procura un presepe antirazzista,con la Sacra Famiglia di colore. Subito gli son saltati addosso il ministro Zaia (“inutile provocazione”) e il prosindaco-prosecco Gentilini (“disprezza il presepe bianco, non è più al di sopra delle parti”). Sono fortunati a essere leghisti: fossero di sinistra, il centrodestra li avrebbe già additati come mandanti morali postumi dell’attentato al procuratore.
(Vignetta di Natangelo)


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Segnalazioni

Una targa che ricorda Mauro Rostagno
Lunedì 28 dicembre alle ore 17 presso il bar Duomo di Trento verrà affissa una targa in memoria di Mauro Rostagno. L'associazione Ciao Mauro partecipa a "Contro ogni razzismo", ricordo del rogo del Vulpitta, 27 e 28 dicembre 2009.


Commento del giorno
di impalpabile -   lasciato il 26/12/2009 alle 16:34 nel post Bersani, gli 007 e la politica che perde sempre
"E' così che finisce la libertà. Sotto scroscianti applausi".
Star Wars III: La vendetta dei Sith.


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natangelo


Chi ha seguito dalle colonne de Il Fatto quotidiano gli ultimi sviluppi dello scandalo dei dossier del Sismi ha probabilmente capito perché con questi dirigenti il Partito Democratico non vincerà mai. Di fronte alla scelta di Silvio Berlusconi di permettere all'ex numero uno dei servizi segreti militari, Niccolò Pollari, d'invocare il segreto di Stato davanti ai magistrati che lo vogliono interrogare, il partito di Pierluigi Bersani non ha preso posizione. Eppure in ballo c'erano i diritti fondamentali dei cittadini. Decine di magistrati, giornalisti, intellettuali e persino qualche politico erano stati spiati e schedati dagli 007 solo perché considerati presunti avversari del premier: roba da paesi dell'est prima del crollo del muro. Ma davanti a tutto questo l'unica reazione dei vertici del Pd è stata il silenzio.

Bersani e gli altri, che si riempiono la bocca di chiacchiere sul paese reale e sulla necessità di riforme, di fronte a una simile (e pericolosa) violazione dei diritti civili dei cittadini non hanno detto una parola. Si tratta di un'omissione grave e significativa. Per fare politica è necessario avere dei principi irrinunciabili. Tra questi vi sono quelli (liberali) dello Stato di diritto. Solo rispettandoli e perseguendoli si può (eventualmente) cercare di trattare con gli avversari.
Purtroppo, per il centrosinistra e per il Paese, l'anziano gruppo di ex comunisti ed ex democristiani che ancora, per cause più che altro anagrafiche, occupa i vertici del Pd, questi principi (propri delle democrazie liberali) non li possiede. O li possiede solo in parte. Così la nomenklatura del Pd non sa indignarsi (perché non può), non sa sognare e non sa toccare le corde del sentimento. Detto in altre parole: non ha idee forti per le quali valga la pena combattere. Per questo perde. E continuerà a farlo.

Ps: Durante la messa di Natale una squilibrata ha spintonato il Papa facendolo cadere a terra. "Volevo solo abbracciarlo", ha sostenuto prima di essere sottoposta a un trattamento sanitario obbligatorio. La donna aveva già tentato lo scorso anno di raggiungere il Pontefice, ma allora era stata fermata dalla sicurezza.
Alle 20, in una telefonata al TG1, il premier Berlusconi, commentando la vicenda, ha detto di aver "pensato davvero che dobbiamo contrastare tutte queste fabbriche di menzogne, di estremismo e anche di odio".
Strumentalizzare politicamente il Papa e il gesto di una persona che, come recita un comunicato della Santa Sede, "manifesta segni di squilibrio", non è un comportamento  da presidente del Consiglio o da padre costituente. Chi ricopre importanti incarichi istituzionali ha l'obbligo di dire la verità, di ponderare le parole e di pensare alle loro conseguenze. E deve farlo qualunque tipo di maggioranza o numero di consensi abbia alle spalle.Se questo non avviene la democrazia si trasforma in una giungla dove vige solo la legge del più forte. E dove i sedicenti pompieri sono in realtà dei pericolosi incendiari.
(Vignetta di Natangelo)


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Segnalazioni

Il dopoCiancio - Ucuntu n.60 del 27 dicembre 2009

Commento del giorno
di Willy -  lasciato il 25/12/2009 alle 22:59 nel post Buon Natale da Voglioscendere
Questa mattina una comunista con un medaglione al collo raffigurante il giornalista Travaglio e brandendo il giornale "La Repubblica" si é avventata contro il Papa e lo ha travolto.



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(Striscia tratta da Il Riformista)

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