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fifo

da Il Fatto Quotidiano, 31 marzo 2010

Mentre il Pdl di Meno male che silvio c’è perde 8,5 punti in un anno e tocca il minimo storico, la Lega lo asfalta al nord e Fini può rivendicare i successi in Lazio e Calabria con i suoi Polverini e Scopelliti, soltanto il vertice del Pd poteva trasformare la débâcle berlusconiana in una Caporetto del centrosinistra (fra l’altro, scambiata per una vittoria). Bersani, cioè D’Alema e i suoi boys (almeno quelli rimasti a piede libero), ce l’han messa tutta per perdere le elezioni più facili degli ultimi anni e, alla fine, possono dirsi soddisfatti.

In Piemonte hanno candidato una signora arrogante e altezzosa, bypassando le primarie previste dallo statuto del Pd per evitare di dar lustro al più popolare Chiamparino e riuscendo nell’impresa di consegnare il Piemonte a tale Cota da Novara per solennizzare degnamente il 150° dell’Unità d’Italia. A Roma, la città del Papa, hanno subìto la candidatura dell’antipapista Bonino per mancanza di meglio (il meglio ce l’avevano, Zingaretti, ma l’hanno nascosto alla Provincia per evitare che, alla tenera età di 45 anni, prendesse troppo piede), poi l’han pure lasciata sola per tutta la campagna elettorale. In Campania, calpestando un’altra volta lo statuto, hanno sciorinato un signore che ha più processi che capelli in testa perché comunque era "un candidato forte": infatti. In Calabria han ricicciato un giovin virgulto come Agazio Loiero, che quando ha perso come tutti prevedevano si è pure detto incredulo, quando gli sarebbe bastato guardarsi allo specchio.

Non contenti, questi professionisti del fiasco, questi perditori da Oscar le hanno provate tutte per fumarsi anche la Puglia, candidando un certo Boccia che perderebbe anche contro un paracarro, ma alla fine hanno dovuto arrendersi agli elettori inferociti e concedere le primarie, vinte immancabilmente dal candidato sbagliato, cioè giusto. Hanno inseguito il mitico "centro" dell’Udc, praticamente un centrino da tavola all’uncinetto, perché "guai a perdere il voto moderato". Infatti gli elettori sono corsi a votare quanto di meno moderato si possa immaginare: oltre a Vendola, i tre partiti che parlano chiaro e si fanno capire, cioè Lega, Cinque Stelle e Di Pietro. Altri, quasi uno su due, sono rimasti a casa o han votato bianco/nullo, curiosamente poco arrapati dai pigolii del "maggior partito dell’opposizione" e dal suo leader, quello che "vado al Festival di Sanremo per stare con la gente" e "in altre parole, un’altra Italia". Se, col peggiore governo della storia dell’umanità, l’astensionismo penalizza più l’opposizione che la maggioranza, un motivo ci dovrà pur essere. L’aveva già individuato Nanni Moretti nel lontano febbraio 2002, quando in piazza Navona urlò davanti al Politburo centrosinistro "con questi dirigenti non vinceremo mai".

Sono gli stessi che sfilano in tutti i salotti televisivi, spiegando che la Lega vince perché "radicata nel territorio" (lo dicono dal 1988, mentre si radicano nelle terrazze romane o si occupano di casi urgentissimi come la morte di Pasolini) e alzando il ditino contro Grillo, che "ci ha fatto perdere" e "non l’avevamo calcolato". Sono tre anni che Beppe riempie le piazze e li sfida su rifiuti zero, differenziata, no agli inceneritori e ai Tav mortiferi, energie rinnovabili, rete, acqua pubblica, liste pulite, e loro lo trattano da fascista qualunquista giustizialista. Bastava annettersi qualcuna delle sue battaglie, sganciandosi dal partito Calce&Martello e dando un’occhiata a Obama, e lui nemmeno avrebbe presentato le liste. Bastava candidare gente seria e normale, fuori dal solito lombrosario, come a Venezia dove il professor Orsoni è riuscito addirittura a rimpicciolire Brunetta. Ma quelli niente, encefalogramma piatto.

Come dice Carlo Cipolla, diversamente dal mascalzone che danneggia gli altri per favorire se stesso, lo stupido danneggia sia gli altri sia se stesso. Ecco, ci siamo capiti. Ce n’è abbastanza per accompagnarli, con le buone o con le cattive, alle loro case (di riposo). Escano con le mani alzate e si arrendano. I loro elettori, ormai eroici ai limiti del martirio, gliene saranno eternamente grati.
(Striscia di Fifo)

L'amore ai tempi del Criniera - Le poesie di Carlo Cornaglia
“Vince l’amor contro l’invidia e l’odio!”
grida chi dell’amore ha fatto strazio,
il Criniera che poi manda sul podio
a scaldare i suoi fan La Russa Ignazio,

la vera negazione dell’amore,
il simbolo dell’odio contro gli altri.
Incalza poi l’anziano mentitore
gli ammirator coi suoi quesiti scaltri
(leggi tutto)

Segnalazioni

The Berlusconi Show - Un tam tam sul web per il documentario di Mark Franchetti, giornalista della BBC.

Commento del giorno
di DANIELEPELIZZARI - lasciato il 30/3/2010 alle 22:28 nel post D'Alema, lo skipper
Bossi Jr, affettuosamente noto a papa' come "la trota" ha passato l'esame elettorale a pieni voti. Non essendoci pero' abituato e non essendo, insinua qualcuno, proprio un fulmine di guerra, ha gia' chiesto di potersi ripresentare a Settembre.


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bertolotti de pirro

Si dà il caso che la sola, autentica, originale vittoria sulla destra, in queste catastrofiche elezioni del non voto e del voto espresso, l’abbia conseguita Nichi Vendola in Puglia. Una impresa che sembrava non solo temeraria, ma addirittura impossibile: sconfiggere contemporaneamente i due berlusconismi italici, quello autentico della destra scesa in campo con la diretta investitura del sultano di Arcore, e quello speculare degli apparati del partito democratico che agivano con la diretta investitura di Massimo D’Alema, lo Stratega, il Machiavelli del Salento, la Mente Più Lucida della Sinistra, lo Skipper.

Ricorderete le rotte che un paio di mesi fa il volitivo D’Alema aveva cartografato con brevi e imperiosi segni sulle mappe del nostro mare sociale: “La situazione è resa difficile non dalle nostre trame, ma dalla decisione di Vendola di candidarsi” (29 novembre). “Sono stato chiamato per affrontare una situazione estremamente difficile creata da Vendola”. (27 novembre). “Il suo personalismo ha avvelenato una vicenda politica  che doveva svilupparsi diversamente. Potevamo puntare su Boccia senza fare nemmeno le primarie, come ci chiedeva l’Udc di Casini” (21 gennaio). “Vendola non è in grado di realizzare ciò di cui la Puglia ha bisogno, cioè quella coalizione democratica con l’Udc che stiamo sperimentando. Non è una improvvisazione, ma una strategia politica”. (18 gennaio). “Ha messo il partito con le spalle al muro”. “Come leader ha fallito”. (24 gennaio)

Frasi d’astiosa intolleranza, anche loro di sapore arcoriano. Rivelatrici. Come tante altre assonanze: soldi, affari, alleanze spregiudicate, stili di vita. Dal progetto di privatizzare l’Acquedotto pugliese voluto tanto dai dalemiani quanto dai faccendieri della destra. Fino al notevole dettaglio del supermarket sessuale di Giampi Tarantini che offriva proprio la stessa merce (anche mentale) alle tristi notti del Cavaliere e a quelle del succedaneo Frisullo. 
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro)

Commento del giorno
di psikosara - lasciato il 29/3/2010 alle 14:39 nel post
La Polizia della Casta
Qui Radio Londra : è stato ufficialmente ripristinato il reato di opinione ; tutta la cittadinanza è invitata a consegnare a un delegato della Guardia Nazionale tutti i fogli A 4 reperibili in casa con relativi pc.


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Testo:
Buongiorno a tutti. Non parliamo delle elezioni ovviamente perché non sappiamo ancora come sono andate, anche se forse più o meno lo si può prevedere come andranno a parte un paio di regioni in bilico.

Irruzione a Sky
Parliamo invece di un tema che credo stia diventando importante, il ruolo delle forze dell’ordine nella nostra democrazia, sapete che ci sono continuamente, vengono fuori continuamente casi di persone che vengono malmenate dopo un fermo, un arresto, di alcune conosciamo i nomi il caso di Uva, di Aldrovandi, tanti altri casi che sono stati raccontati in questi anni, in questi ultimi mesi che indicano un pericoloso aumento delle violenze da parte di coloro che invece la violenza la dovrebbero reprimere, contenere o ne dovrebbero fare un uso istituzionale.(leggi tutto)
 
Segnalazioni

Legittima difesa - Il blog di Gioacchino Genchi

"Controcanto. Sulla caduta dell'altra Italia"- In libreria, il nuovo libro di Marco Revelli (edizioni Chiarelettere).

 


continua

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bandanax

da il Fatto Quotidiano, 27 marzo 2010


Che Vittorio Feltri l’abbia fatta grossa è fuor di dubbio: ha spacciato una lettera anonima sulla presunta omosessualità di Dino Boffo per un’informativa di polizia agli atti del processo all’ex direttore di Avvenire. Dunque la sanzione che gli ha inflitto l’Ordine dei giornalisti, sospendendolo per sei mesi dalla professione, è un atto dovuto. I sei mesi assorbono i due ai quali è stato pure condannato per aver seguitato a pubblicare gli articoli di Renato Farina, il giornalista-spia al soldo dei servizi segreti che a sua volta è stato radiato dall’Ordine e ha patteggiato 6 mesi di reclusione per favoreggiamento nel sequestro di Abu Omar, dunque è stato promosso deputato.
Ma questa seconda sanzione, pur dovuta finché esiste l’Ordine, riguarda la burocrazia dei giornalisti e non i lettori (chi scrive è convinto dell’inutilità degli ordini professionali all’italiana, ma questo è un altro discorso). La prima invece può diventare un utile argomento di dibattito pubblico, ma a un patto: che Feltri non diventi l’unico capro espiatorio per una colpa – la pubblicazione di notizie false – che non può essergli addossata in esclusiva.

Intendiamoci: anche se davvero la polizia, esorbitando dai suoi compiti istituzionali, avesse compilato un’informativa sui gusti sessuali di un cittadino, Il Giornale avrebbe dovuto cestinarla: non basta che una notizia sia contenuta in un atto ufficiale per essere pubblicata. I giornali non sono discariche in cui riversare di tutto. E lo stesso vale per le intercettazioni: se un giudice, sbagliando, inserisce fra quelle depositate particolari privi di rilevanza pubblica e lesivi della privacy di una persona, il giornalista non li deve pubblicare. E, se li pubblica, la colpa è anche sua, non solo del magistrato (perciò Il Fatto non ha riportato i nastri su Angelo Balducci e i suoi amichetti).

L’idea che i giornali debbano pubblicare tutto, acriticamente, è folle. Eppure la condanna di Feltri lascia un retrogusto amarognolo. Siamo certi che basti una sanzione esemplare per salvare l’anima all’Ordine dei giornalisti? Sono anni, specie da quando il bipolarismo all’italiana ha ridotto la libertà di stampa a guerra per bande fra destra e sinistra, che si pubblicano notizie false su tv e giornali, e nessuno paga mai. La sanzione a Feltri segnala una svolta dell’Ordine? E’ un monito a tutti i falsari della penna che, d’ora in poi, non ce ne sarà più per nessuno? O è una tantum destinata a restare tale? Nel primo caso, l’Ordine potrebbe persino recuperare una ragione di esistere. Nel secondo, tanto vale annullare la condanna di Feltri e tirare innanzi. Qualcuno pagherà mai per avere raccontato che il primo governo Berlusconi cadde per l’invito a comparire sulle tangenti Fininvest alla Guardia di Finanza (in realtà crollò per merito di Bossi) e che il secondo governo Prodi cadde a causa dell’indagine di De Magistris su Mastella (in realtà Mastella lo rovesciò col pretesto dell’indagine di S. Maria Capua Vetere poi convalidata dai giudici di Napoli)?

Qualcuno pagherà mai per aver convinto milioni d’italiani (anche lettori di giornali "progressisti" o "indipendenti") che Andreotti fu assolto per mafia, mentre fu miracolato dalla prescrizione per il reato "commesso fino al 1980"? Scoprire che prescrizione non è assoluzione solo quando il Tg1 scodinzolino dà per assolto il prescritto Mills è troppo comodo. Prima di Mills sono stati gabellati per assolti, dunque innocenti perseguitati, i dirigenti prescritti della Juventus accusati di doping e il sei volte prescritto Berlusconi. E quand’è che Minzolini farà un editoriale per rettificare l’ultimo, in cui sosteneva di non essere indagato a Trani? Se, dopo Feltri, l’Ordine intende fare sul serio, benissimo: si scrivano poche regole chiare e comprensibili, che consentano a chi sbaglia in buona fede di rimediare al suo errore, e su chi non lo fa cali pure la mannaia dell’Ordine. In caso contrario, molto meglio procedere all’autoscioglimento di un ente inutile, anzi dannoso.
(Vignetta di Bandanax)

Segnalazioni

In tre milioni voltano le spalle alla Rai dei servi - da antefatto.it

Cosa loro - Ucuntu n.71 del 26 marzo 2010

Allora uccidetemi, pezzi di merda (Die Zeit, GE, 29 gennaio 2010)
Traduzione a cura di italiadallestero.info

AD PERSONAMMarco Travaglio presenta "Ad Personam" (edizioni Chiarelettere)
Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

Mola di Bari (BA), 29 marzo, ore 18
C/o sala ricevimenti La Conchiglia, via Delfino Pesce Pietro 13
Bologna, 31 marzo, ore 17
C/o Aula magna Santa Lucia, via Castiglione 36 




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natangelo

Signornò, da L'Espresso in edicola

Chi pensava che le intercettazioni di Trani avrebbero costretto i cosiddetti 'terzisti' del 'Corriere della sera' a prendere posizione, la prima in vita loro, era un povero illuso. Lunedì, a meno di dieci giorni dalla pubblicazione delle indecenti conversazioni degli 'arbitri' venduti a una delle squadre, Pierluigi Battista ha pubblicato sul 'Corriere' un "memorandum per ossessionati dalla tv". Ce l'aveva col premier, talmente ossessionato dalla tv da trascorrere ore e ore al telefono a complottare contro Santoro? Ce l'aveva con i commissari 'indipendenti' della presunta Authority, così ossessionati dalla tv da organizzare riunioni domestiche e telefoniche con membri del Csm, della Vigilanza, del cda Rai per scovare qualche cavillo che giustificasse la chiusura di 'Annozero'? Macchè.

Battista ce l'aveva con quanti sostengono un'ovvietà nota in tutto il mondo: le tv spostano voti. Lo dimostrano fior di studi specialistici, che calcolano in 5-6 punti percentuali l'effetto-tv sulle elezioni, soprattutto in Italia dove uno dei due candidati a Palazzo Chigi possiede tre canali e ne controlla altri due; dove la diffusione della carta stampata e di Internet è marginale; dove il 60-70 per cento degli elettori (dati Istat) usa il telecomando come unico strumento d'informazione per decidere come e chi votare. E lo dimostra Berlusconi, che appunto passa il suo tempo a occupare anche gli angoli più riposti dell'emittenza.
Ma Battista è peggio di San Tommaso: non crede nemmeno a quel che vede, e sente. Elenca le elezioni vinte dal centrodestra quando la Rai era in mano al centrosinistra, e viceversa: non lo sfiora il dubbio che, quando perde, Berlusconi perderebbe molto più rovinosamente di quanto non gli accada con le tv. E poi nessuno ha mai sostenuto che la tv basta da sola a far vincere questo o quello. Il controllo delle tv serve a "mentire senza timore di smentita" (Giovanni Sartori): e in questo Berlusconi è maestro.

Serve a nascondere i fatti sgraditi, a minimizzare gli scandali, a depistare l'attenzione generale dall'agenda dei problemi veri verso quelle che Sabina Guzzanti chiama le "armi di distrazione di massa". E anche in questo il Cavaliere, protagonista degli scandali più scandalosi del dopoguerra, è un mago. Ma, soprattutto, Battista dimentica un piccolo e trascurabile particolare: nel 1994, senza le sue tv, Berlusconi non avrebbe mai potuto fondare un partito in sei mesi e vincere le elezioni, spacciandosi per l'alfiere del 'nuovo che avanza' mentre era solo il vecchio che era avanzato. Se avesse perso al primo colpo, la sua avventura politica sarebbe finita prim'ancora di cominciare. E oggi non saremmo qui a parlarne. Battista avrebbe potuto cogliere l'occasione per raccontarci come fu che, dopo l'editto bulgaro, 'Il Fatto' di Enzo Biagi fu sostituito da un ex portavoce del Cavaliere, tale Berti, e poi da un certo Battista. Forse perché i berluscones non avevano capito bene la differenza fra Biagi e gli altri due, o perché l'avevano colta benissimo?
(Vignetta di Natangelo)

Segnalazioni

Raiperunanotte - I video della trasmissione-manifestazione del 25 marzo dal Paladozza di Bologna: la trasmissione integrale (da antefatto.it), gli interventi di Marco Travaglio: L'inchiesta di Trani - Caos liste (da Repubblica Tv)


telebavaglioNell'ultima puntata della prima stagione di Telebavaglio, la web tv in diretta dalla redazione de Il Fatto Quotidiano, si discute delle elezioni regionali 2010: questa tornata elettorale rappresenterà “il tonfo"? Sarà un risultato abbastanza netto da chiudere una stagione politica? Guarda la puntata




ad personamLa video-intervista di Current tv a Marco Travaglio nell'ambito della presentazione del libro Ad personam, all'Alpheus di Roma, 22 marzo 2010.
Le prossime presentazioni di Ad personam: 
Rovigo, 26 marzo, ore 21
C/o Sala Bisaglia, Rovigo Fiere, viale porta Adige 45
Mola di Bari (BA), 29 marzo, ore 18
C/o sala ricevimenti La Conchiglia, via Delfino Pesce Pietro 13
Bologna, 31 marzo, ore 17
C/o Aula magna Santa Lucia, via Castiglione 36 

Commento del giorno
di juli&nic - lasciato il 26/3/2010 alle 13:59 nel post Raiperunanotte
L'uso che Minzolini, come si chiama quell'altro? Masi. No quell'altro. Berlusconi. Hanno fatto della televisione pubblica pagata con i soldi di tutti è un uso criminoooso! Erano otto anni che aspettavamo di sentirlo!


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La diretta di Raiperunanotte è terminata. Con più di 125mila accessi contemporanei su raiperunanotte in streaming, questa serata è stata il più grande evento web della storia italiana. Grazie a tutti.

L’informazione non si può interrompere, la stampa deve essere libera.

"Raiperunanotte", uno sciopero bianco per la difesa della libertà di stampa e dell’informazione in diretta questa sera, giovedì 25 marzo, dal Paladozza di Bologna, a partire dalle ore 21.

Una manifestazione- trasmissione condotta da Michele Santoro con Roberto Benigni, Antonio Cornacchione, Teresa De Sio, Gillo Dorfles, Elio e le Storie Tese, Emilio Fede, Giovanni Floris, Milena Gabanelli, Riccardo Iacona, Giulia Innocenzi, Gad Lerner, Daniele Luttazzi, Trio Medusa, Mario Monicelli, Morgan, Nicola Piovani, Norma Rangeri, Sandro Ruotolo, Barbara Serra, Marco Travaglio, Vauro e Antonello Venditti.

Link
L'appello di Michele Santoro
L'appello di Marco Travaglio
Il messaggio di sostegno di Lorenzo Fazio, direttore editoriale di Chiarelettere.

Video
Gli auguri di Roberto Benigni
Marco Travaglio alla conferenza stampa di Raiperunanotte
Il lancio di Raiperunanotte e l'appello di Michele Santoro per la sottoscrizione popolare
Riaccendiamo tutto - La protesta del 2 marzo 2010 dei conduttori Rai sotto gli studi di Via Teulada
L'intervento di Michele Santoro alla conferenza stampa indetta dalla FNSI il 2 marzo 2010


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bandanax

Intervistato da Luca Telese su Il Fatto Quotidiano, Bruno Vespa, dopo aver ricordato le puntate di Annozero dedicate ai casi D'Addario. Mills, Spatuzza, Ciancimino e Dell'Utri, afferma: "Il ritratto complessivo che Michele Santoro fa di Berlusconi è del più grande mascalzone della storia". Per questo, spiega il conduttore di Porta a Porta, "l'altro si arrabbia". Vespa, bisogna dirlo, ha fatto centro. Non c'è dubbio che il presidente del Consiglio proprio per questo veda il programma di Raidue come il fumo negli occhi. E che da qui nasca la sua volontà di chiuderlo. Nessun altro, a parte Santoro, affronta infatti in televisione il lato oscuro della forza del premier. Un tema che viene invece raccontato e analizzato da più di una testata della stampa senza che nessuno osi (ancora) chiedere la censura preventiva dei quotidiani e dei settimanali.

La domanda a cui bisogna rispondere è perciò una sola: perché ciò che è permesso fare sui giornali dovrebbe essere vietato in tv? In fondo, il giornalista, sia esso della carta stampata o del piccolo schermo, ha sostanzialmente un unico dovere: non può calunniare o diffamare nessuno. È tenuto a diffondere notizie verificate e se si sbaglia deve immediatamente correggersi. E questo è quello che accade abitualmente anche ad Annozero.
L'obiezione che viene fatta a Santoro è però un'altra: quella è la tv pubblica (cioè di tutti, anche di chi la pensa diversamente). Le testimonianze che gettano discredito sulle istituzioni (e la presidenza del consiglio è un'istituzione) non vanno amplificate prima che siano certificate da una sentenza: cioè dopo molti anni, tenuto conto dei tempi biblici della giustizia.

Ha un senso questo discorso? Io credo di no. Per due motivi. Il primo. Se il principio fosse valido ben pochi tra gli scandali e i gialli della recente storia italiana (pensiamo alle stragi degli anni '60 e '70, o ai grandi misteri come Ustica o il caso Moro) avrebbero potuto essere raccontati sul piccolo schermo. Il secondo: anche a voler prendere per buono il principio  (e non lo è) resta il fatto che nel nostro Paese dal punto di vista televisivo è un sostanziale duopolio. Mediaset è di proprietà di Berlusconi e quindi se non lo fa qualcuno dagli schermi della Rai non è pensabile che le (cattive) notizie sul premier trovino spazio nell'etere.
Molti però dicono: Santoro è fazioso, ha una sua particolare visione del mondo, è addirittura stato un eurodeputato dei Ds. E persino tra gli osservatori stranieri c'è chi sottolinea come sia impossibile trovare trasmissioni simili alla sua nelle altre tv pubbliche europee. Ma qui si torna al problema iniziale: il conflitto d'interessi. A differenza del resto d'Europa un Santoro licenziato dalla Rai non troverà altre emittenti disposte a farlo lavorare. Anche se è in grado di fare grandi ascolti, e quindi di garantire grandi introiti pubblicitari, resterà disoccupato. Gli spazi, come insegna la storia di Enrico Mentana, per il momento non ci sono. E poi: non sarà mica che Annozero è una trasmissione senza eguali in Europa, proprio perché il caso Italia (a partire dalla scarsa qualità delle sue classi dirigenti) non ha eguali nel vecchio continente?

Per questo Annozero va difeso. Il presidente del Consiglio, che da 16 anni dice di essere vittima di una macchinazione mediatico-giudiziaria, può protestare quanto vuole. Può ripetere (ha tutto il diritto di farlo) di essere il più grande perseguitato della storia. Ma chi non è tra i suoi sostenitori ha pure il diritto di pensare che sia lui sia semplicemente un ricchissimo e potente politico impegnato nel tentativo di di farla franca. Anche perché, seguendo su alcuni giornali e a Annozero il caso Mills, qualche milione di persone ha scoperto che, secondo i giudici, la testimonianza falsa e comprata  dell'avvocato inglese servì per far ottenere al Cavaliere l'assoluzione nel suo primo processo. Quello del 1994 sulle mazzette versate dalla Fininvest alla Guardia di Finanza.  Berlusconi, insomma, avrebbe commesso un reato per coprirne un altro. E questo sì che è un comportamento da "grandi mascalzoni". Se non della storia, almeno della recente cronaca italiana.
È del tutto ovvio che per molti sia spiacevole sentirselo raccontare. Ma seguire Santoro (come seguire Vespa) non è un obbligo. Quelli a cui Annozero non piace possono sempre usare il telecomando. E cambiare canale.    
(Vignetta di Bandanax)

Segnalazioni

Raiperunanotte - Giovedì 25 marzo, alle ore 21, dal Paladozza di Bologna. In diretta anche su voglioscendere.it  - Il messaggio di sostegno di Lorenzo Fazio, direttore editoriale di Chiarelettere.


Venerdì 26 marzo, ore 15, Roma - Nell'ambito di  "Libri come - Festa del libro e della lettura", Peter Gomez partecipa alla tavola rotonda "Come si scrive un blog". Intervengono inoltre Diego Bianchi, Giovanna Cosenza, Alessandro Gilioli, Luca Sofri. Coordina Loredana Lipperini.
C/o Auditorium Parco della Musica, viale Pietro de Coubertin.


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