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fifo

da Il Fatto Quotidiano, 8 maggio 2010


Ci vuole tanta pazienza, col Pompiere della Sera. Domenica auspicavamo che l’improvvisa aggressività usata contro Di Pietro dal quotidiano più conformista d’Italia segnasse una svolta e l’articolo “Ambiguità e silenzi di Di Pietro” inaugurasse una saga a puntate (“Ambiguità e silenzi di Berlusconi”, “di Casini”, “di Bossi”, “di Bersani”, “di D’Alema” e, perché no, “di Schifani”). Invece no: siamo fermi alla prima puntata. Almeno per i politici. Perché, sommerso dalle repliche e dalle carte di Di Pietro, il Pompiere incendiario ha deciso di aprire un altro fronte, appiccando il fuoco all’opera di un intellettuale che ha il brutto vizio di opporsi al regime berlusconiano: Andrea Camilleri.

Si cura di lui e del suo commissario Montalbano, anch’egli inguaribilmente antiberlusconiano, il professor Angelo Panebianco. Due settimane fa, nel supplemento Sette, il noto intellettuale bolognese scriveva: “Vuoi vedere che Montalbano è un ‘colluso’?”. Colluso con la mafia, s’intende, perché in una puntata della serie tv “intrattiene rapporti telefonici con un vecchio capomafia… e, addirittura, ferma una guerra di mafia convocando i capi cosca in una località segreta e obbligandoli a stipulare un accordo. Non ce n’è abbastanza per attirarsi addosso un ‘concorso esterno in associazione mafiosa’, quel famoso reato che non esiste in nessun codice… e che è stato tuttavia alla base di tutti i processi per mafia a personaggi eccellenti (Andreotti, Contrada, Dell’Utri e altri)?… Montalbano (o Contrada?), quando si muove nelle questioni di mafia, opera anche lui, inevitabilmente, in una zona grigia dove il confine fra   legalità e illegalità è sempre incerto”, ma ciò che conta sono “le intenzioni onestissime”. Dieci righe, un’infinità di vaccate.

Andreotti non fu imputato di concorso esterno, ma di partecipazione diretta a Cosa Nostra. Il concorso esterno esiste eccome, nel Codice: come il concorso in omicidio, in rapina, in occultamento di cadavere e così via. L’applicazione del reato concorsuale risale addirittura a metà Ottocento per il concorso esterno in brigantaggio da parte dei non briganti che si mettevano al servizio dei briganti. A definirla per la mafia provvidero Falcone e Borsellino nella celebre ordinanza-sentenza del processo maxi-ter e la confermarono numerose sentenze della Cassazione a sezioni unite.

Montalbano che incontra un vecchio boss e lo induce a fermare una guerra di mafia è roba da concorso esterno? Assolutamente no. Non basta incontrare mafiosi per essere incriminati per quel reato (altrimenti il Parlamento e il governo sarebbero semideserti). Intanto il vecchio boss era a casa sua e non doveva scontare nessuna pena. E poi il concorso esterno scatta quando un esterno alla mafia si mette permanentemente a disposizione della mafia, favorendola e venendone favorito. Dell’Utri è accusato di aver messo prima il Berlusconi imprenditore e poi finanziere nelle mani di Cosa Nostra, ricevendo in cambio favori e potere. Contrada è stato condannato perché avvertiva i mafiosi latitanti dei blitz della polizia (di cui lui stesso faceva parte) e li faceva fuggire, assicurando loro l’impunità in cambio di favori e potere. Altro che intenzioni onestissime.

Queste cose Panebianco, poco esperto in diritto penale (come in tutto il resto dello scibile umano), non le sa. E si adonta perché Camilleri gli risponde per le rime sull’Unità intervistato da Saverio Lodato (che Panebianco chiama “un tal Lodato”, non sapendo ovviamente che Lodato ha scritto per Rizzoli la più completa storia della mafia): Camilleri è un “giustizialista” e quindi “insulta”, “non è un vero signore”, anzi è “cupo, arrogante”, “troppo preso da sé per entrare in sintonia con gli altri” (non lo sfiora l’idea che uno non voglia entrare in sintonia con un tal Panebianco). Tante parole inutili per nascondere che, dietro l’attacco a Camilleri e Montalbano, è partita la campagna per riabilitare Contrada e far assolvere Dell’Utri. Poveretto, come s’offre. 
(Striscia di Fifo)


Watergate casereccio  - Le poesie di Carlo Cornaglia
Ad Arcore, vigilia di Natale,
anno duemilacinque per la storia,
Silvio riceve un dono eccezionale:
un’intercettazione accusatoria

nei confronti del misero Fassino:
“Consorte, siam padroni di una banca!”
Sprofondato in poltrona l’omarino
per la grande emozione quasi sbianca
(leggi tutto)

Segnalazioni

Video - Il movimento 5 stelle presenta il ricorso contro il terzo mandato di Vasco Errani come presidente della regione Emilia romagna: l'intervento di Marco Travaglio a Bologna

Mercoledì 9 giugno, Monterubbiano (Fm), ore 21 - Nicola Biondo presenta il libro-inchiesta scritto con Sigfrido Ranucci, prefazione di Marco Travaglio, "Il Patto" (edizioni Chiarelettere). Intervengono: Anna Petrozzi e Andrea Braconi. C/o auditorium San Francesco  (da antimafiaduemila.org)

no bavaglioNo bavaglio
L'appello contro il Ddl sulle intercettazioni
FNSI: No dei CDR al "silenzio di stato". Pronta la resistenza civile
Video - I sindacati di polizia in piazza contro il Ddl intercettazioni (da repubblica.it)

La libertà di stampa e i libri - L'appello degli editori
Piccola biblioteca della libertà 



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Buongiorno a tutti, questa bottiglia di spumantino segnala un compleanno, oggi Passaparola compie 100 puntate, ci siamo visti 100 volte più una insieme a Peter Gomez. Sono astemio però vorrei brindare simbolicamente insieme a tutti voi a questo piccolo evento che ci soddisfa molto, spero che soddisfi voi quanto soddisfa me. Ci siamo visti 100 volte, all’inizio lo sapevano in pochi di questo appuntamento, questo è diventato un appuntamento fisso. Inizialmente erano poche migliaia, poi decine di migliaia, poi siamo arrivati a una media, mi dicono, tra le varie forme di fruizione di Passaparola tra lo streaming, You Tube etc. a una media di 250/300 mila persone che si collegano. (...leggi tutto)

Errata Corrige
Cari amici, era destino che proprio alla centesima puntata di Passaparola incappassi in una bufala. Quella che vi ho letto in apertura del Passaparola sull'approvazione dell'emendamento D'Alia era una notizia vecchia di un anno che qualcuno ha ricicciato in rete come se fosse nuova: dopo il voto in senato, infatti, l'emendamento liberticida è stato accantonato alla camera. Scampato pericolo, dunque, almeno per ora. Ma conviene restare vigili. Scusatemi per il "procurato allarme".
(m.trav.)
 

Segnalazioni

ad  personam

Marco Travaglio presenta "Ad Personam" (edizioni Chiarelettere).
Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

Cuneo, lunedì 7 giugno, ore 18
C/o Parco della Resistenza, viale Angeli. In caso di maltempo l'evento si terrà presso lo Sportarea di Borgo San Giuseppe. 
Napoli, martedì 8 giugno, ore 18
C/o Feltrinelli libri e musica, via Santa Caterina a Chiaia 23


 
Martedì 8 giugno, Senigallia, ore 21.15 - In collaborazione con Liberta' e Giustizia, incontro con Nicola Biondo per la presentazione del libro-inchiesta scritto con Sigfrido Ranucci, prefazione di Marco Travaglio, "Il Patto" (edizioni Chiarelettere). Intervengono: Stefano Canti, presidente del circolo senigalliese Liberta' e Giustizia e Lorenzo Baldo, vice-direttore di Antimafia Duemila. C/o Cortile della Biblioteca Comunale (da antimafiaduemila.org)

Roberto Scarpinato a Wolsburg, da newsclick.de

Video - L'intervento integrale di Marco Travaglio al Festival di Giornalismo d'inchiesta "A Chiare Lettere", Marsala 2010

ilfattoIl Fatto Quotidiano sbarca sul web e chiede aiuto alla Rete di Peter Gomez e Marco Travaglio

 


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bertolottidepirro

da Il Fatto Quotidiano, 5 giugno 2010

Gentile San Guido, nel ricevere l’atto di citazione in cui Lei chiede al sottoscritto e a Padellaro la bellezza di 100 mila euro come risarcimento per il danno patrimoniale e non che avremmo inferto al Suo “decoro” e alla Sua “reputazione” con un solo articolo e – cito testualmente – per “il patema d’animo sofferto in relazione al contesto sociale”, intendo anzitutto congratularmi con Lei per svariati motivi.
1) Lei ha ancora un “decoro” e una “reputazione”, il che non è poco con questi chiari di luna.
2) Lei, nonostante tutto, li valuta addirittura 100 mila euro, il che denota una notevole autostima. 3) Lungi dal contrarre allergie nei confronti dei tribunali, divenuti ultimamente il Suo habitat naturale, Lei ha deciso di trascorrervi altro tempo prezioso in veste non solo di imputato, ma anche, per cambiare un po’, di presunta vittima (“attore”, secondo l’immortale gergo del diritto civile).
4) La Sua citazione dimostra che le recenti vicende giudiziarie non hanno fiaccato la Sua qualità migliore: l’assoluta, tetragona impermeabilità al ridicolo che già imparammo ad apprezzare quando Lei, portando a spasso il Suo monumento, si pavoneggiò per un sondaggio che La indicava come il più amato dagli italiani dopo il Papa e prima della Cuccarini; e ancora quando sbarcò ad Haiti insalutato ospite e impartì i primi rudimenti di Protezione civile a Clinton e agli americani tutti, notoriamente digiuni di calamità naturali.

Passando al contenuto dell’atto, davvero godibile (estenda i complimenti all’avvocato), scorro le “espressioni false e diffamatorie” a Suo avviso contenute nell’articolo “Bertoladri” che commentava sarcasticamente la retata disposta il giorno prima nel Suo regno dai giudici di Firenze con gli arresti di Anemone, Balducci, De Santis, Della Giovanpaola & C. e con la Sua iscrizione nel registro per corruzione. Lei sostiene che, con una “fraseologia di per sé offensiva”, “distorcendo ad arte il cognome dell’attore” e “associandolo al ‘malaffare’”, io L’avrei dipinta come “un soggetto pubblico che persegue fini illeciti arricchendosi indebitamente e causando gravi pregiudizi all’interesse pubblico” e avrei financo insinuato “falsamente l’esistenza di una sorta di associazione per delinquere” dalle Sue parti.

Oh bella, ma se arrestano mezza Protezione civile per associazione a delinquere e ne indagano il capo per corruzione (per non parlare del processo a Napoli per gestione illecita di rifiuti), che dovrebbero scrivere i giornali e pensare i cittadini? Che va tutto bene? La “fraseologia offensiva” e le “false aggettivazioni” che Lei attribuisce al sottoscritto sono del gup Rosario Lupo che dispose gli arresti (“malaffare”, “associazione per delinquere”) o degl’indagati intercettati, quasi tutti vicini o vicinissimi a Lei: quelli che abbiamo chiamato ironicamente i Bertoladri perché – da veri esperti – definivano il clan della Protezione civile “combriccola”, “cricca di banditi”, “gente che ruba tutto il rubabile”, “da carcerare”. Un’istantanea con l’autoscatto.

Attribuire al cronista le parole degl’indagati è come confondere Michael Moore con Bush o Saviano con Sandokan. Ora però, gentile San Guido, non mi fraintenda. Se davvero Le viene il patema d’animo non quando scopre che i suoi amici costruttori gonfiano i costi del 60% o corrompono i suoi amici controllori, o che qualcuno sghignazza per il business del terremoto mentre la gente muore, ma quando i cronisti lo raccontano, Le veniamo incontro. Non mi fraintenda: niente brasiliane in bikini, anche perché i patemi d’animo sono una delle rare patologie che non si curano con i massaggi al Salaria Sport Village. Mi riferisco all’improvvisa indigenza che so averLa colpita da quando Anemone e Zampolini hanno le mani impegnate da pesanti gingilli metallici. So per esperienza cosa significa pagarsi l’affitto o il mutuo di tasca propria e immagino lo choc che ciò comporta in chi non vi è abituato. È a corto di spiccioli? Lasci perdere le cause civili, che non finiscono mai. Ci dica quanto Le serve per tirare avanti. E noi facciamo una colletta.    
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro)

L'articolo di Marco Travaglio sotto accusa:  "E' l'ora dei Bertoladri. Mazzette da Roma a Milano"
(da antefatto.it)

Segnalazioni

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Si chiude il sipario sui teatri dell’opera in Italia? (The Times - UK, 26 maggio 2010)
Traduzione a cura di italiadallestero.info 



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Signornò, da L'Espresso in edicola

Una delle riforme più urgenti in materia di giustizia dovrebbe essere l’obbligo di informarsi prima di parlare di giustizia. Il dibattito sulla legge-bavaglio rivela il problema dei problemi: chi parla non sa di che parla. Pigi Battista del Corriere deplora ad Annozero che le norme attuali abbiano permesso di screditare Francesca, la massaggiatrice del Salaria Sport Village che diede la famosa “ripassata” a Bertolaso, spacciandola per una escort. Ma chi ne ha pubblicato il cognome, rendendola identificabile, è già punibile per la legge sulla privacy del 1996 che consente alla vittima di denunciare il colpevole al Garante, il quale può pure agire motu proprio: accertata la lesione, scatta il procedimento penale in Procura. Dunque per tutelare Francesca e le altre non occorrono nuove leggi: bastano quelle esistenti.

Battista chiede “limiti precisi” per evitare che “s’intercettino tutti per sempre”. Forse non sa che già la legge attuale impone limiti strettissimi (infatti le persone ascoltate sono appena 15-20 mila all’anno): le intercettazioni possono essere disposte dal gip su richiesta del pm solo per i reati puniti dai 5 anni in su, più quelli contro la Pubblica amministrazione, il contrabbando, le armi, la droga, l’usura, l’insider trading e l’aggiotaggio. E solo se esistono “gravi indizi di reato” e se intercettare è “assolutamente indispensabile ai fini della prosecuzione delle indagini”. Ogni 15-20 giorni il pm deve chiedere al gip il permesso di proseguire, altrimenti deve mollare lì.

Il selvaggio Far West descritto da questi signori esiste soltanto nella loro testa confusa. Sempre ad Annozero, il finiano Italo Bocchino ha evocato il problema dei costi: “Lo Stato ha debiti con le società che intercettano per 500 milioni”. Forse non sa che ciò deriva da una scelta politica dissennata: lo Stato subappalta il servizio a privati (come quello che donò a Berlusconi l’intercettazione segretata Fassino-Consorte) e paga tariffa piena alle compagnie, che incassano due volte la bolletta di ogni telefonata intercettata: dall’utente controllato e dallo Stato che lo controlla. Basta imitare Francia e Germania, che impongono alle compagnie concessionarie pubbliche di rendere servizio gratuito, e non si spende più un euro.

Per Piero Ostellino (Corriere della sera) “la responsabilità primaria” della “divulgazione di migliaia di intercettazioni… non è dei giornalisti, ma dei magistrati che buttano sul mercato dell’informazione, come merce da vendere al migliore offerente, notizie che nulla hanno a che fare con le indagini”. Ma i magistrati sono obbligati a depositare alle parti (non a “buttare sul mercato”) tutte le intercettazioni per un principio garantista, altrimenti gli indagati sospetterebbero una selezione tendenziosa per nascondere le parole utili alla loro difesa. Invece i giornalisti non sono obbligati a pubblicare tutto. Se non vogliono sputtanare Francesca, possono benissimo non parlarne, oppure ometterne il nome. Informare non è facile. Ma informarsi non è impossibile. 
(Vignetta di Bandanax)

Segnalazioni

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Premio del Parlamento Europeo per il giornalismo - Andrea D’Ambra finalista per la sezione web dell'edizione 2010

Festival Collisioni 2010  a Novello (CN), 4-6 giugno - Sabato 5 giugno, ore 17, piazza Oreste Tarditi: Marco Travaglio dialoga con Emilio Targia nell'ambito dell'incontro "Banana Republic o Tele-monarchia?"

libri per la libertà
Contro il Ddl intercettazioni, reading per la libertà con gli autori di Chiarelettere:  Roma 5 giugno, ore 11 c/o libreria Melbookstore, via Nazionale 254/255.




 


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Da Chiasso in poi - una trentina di passi oltre la frontiera, trenta minuti da Milano - e per tutta la vasta Europa accadono cose che neanche ci immaginiamo più. 
I cittadini pagano le tasse attraverso moduli semplici, normative efficaci e modalità condivise. Sanno che le tasse sono una parte del patto sociale. Nessuno li aizza con miserabili oscenità tipo: “Mettere le mani nelle tasche dei cittadini”. 

La giustizia non è un labirinto, non è privilegio, non è un incubo. I processi si fanno prima che i reati finiscano in prescrizione e che le vittime invecchino. La giustizia è un servizio che regola la convivenza. Nessuno si sogna di dire che è “lotta politica con altri mezzi”. 

Le televisioni informano. Cioè raccontano i fatti in modo accurato, cercando di mettere in luce le relazioni tra il prima e il dopo, citando le fonti, i testimoni, rispettando le opinioni. Sono (in misura accettabile) plurali, separate dal potere, spesso del tutto indipendenti. Esercitano in vari gradi e misure, differenti forme di controllo, di critica e qualche volta di svelamento del potere. E’ una informazione regolata dal mercato, incentivata dalla concorrenza, controllata dall’opinione pubblica. Compresa la tv pubblica alla quale nessun politico si sogna di intimare “fedeltà al governo”.  

I premier in carica non progettano di bloccare i processi, ostacolare le indagini, cancellare l’informazione. Non troverebbero abbastanza voti in Parlamento, né avvocati per difendersi in giudizio.
I premier in carica non pronunciano lampanti bugie in pubblico e quando lo fanno si dimettono.
I premier in carica non hanno processi in corso. E quando gli accade escono di scena.
I premier in carica non hanno conflitti di interesse. E se scoperti ne traggono le conseguenze.
I premier in carica non si fanno leggi a tutela dei propri interessi, per elementare senso dello Stato e perché lo scandalo li travolgerebbe.
I premier in carica non elogiano i mafiosi, non insultano i magistrati, non maledicono  l’informazione. 
I premier in carica non possiedono dieci ville, tre televisioni, una squadra di calcio, compagnie di assicurazioni, banche, case editrici, case di produzione televisiva, case di produzione cinematografica, partecipazioni azionarie in aziende di una dozzina di Paesi, un fratello che traffica in discariche, vende decoder e intanto è accusato di comprare intercettazioni.
I premier in carica non girano con motociclette apripista, tre auto di scorta, furgoni blindati e un esercito di bodyguard come i gangster del Rap o gli oligarchi della Russia mafiosa.
I premier in carica non vanno a puttane. Non frequentano le ragazzine. Non le candidano. Non entrano in discoteca. Non riuniscono i ministri a casa propria, presentandosi in vestaglia.  
(Vignetta di Natangelo)

Sveglia, coglioni!  - Le poesie di Carlo Cornaglia
Che il peggio fosse ormai dietro le spalle,
come diceva il mentitor premier,
fu la più gigantesca delle balle
esaltata dal Minzo, il suo lacché,

mentre si avvicinava la burrasca.
Che dicano Tremonti e il Cavaliere
che non ci metteran le mani in tasca
è cosa degna del barzellettiere.
(leggi tutto)


Segnalazioni

Sciopero Rainews 24 "Che fine ha fatto RaiNews" ? Roma, venerdì 4 giugno,  Valigia Blu manifesta con Rainews davanti alla sede Rai di Viale Mazzini 14, dalle ore 10.00. Iscriversi qui per partecipare.

libri per la libertàContro il Ddl intercettazioni, reading per la libertà con gli autori di Chiarelettere: Milano, 4 giugno, ore 18 c/o Fnac, via della Palla 2 - Roma 5 giugno, ore 11 c/o libreria Melbookstore, via Nazionale 254/255.

Commento del giorno
di galfra - lasciato il 3/6/2010 alle 8:56 nel post Ma ci siete o ci fate?
"Se io lavoro, faccio tanti sacrifici e lo Stato mi chiede il 50 per cento e passa, reputo questa come una richiesta scorretta e mi sento moralmente autorizzato ad evadere le tasse".
Silvio Berlusconi, conferenza stampa del 17 febbraio 2004 


Annozero live: i vostri commenti alla puntata



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fei

 da Il Fatto Quotidiano, 1 giugno 2010

Il dibattito parlamentare sulla legge bavaglio Al Fano è meglio del cabaret, anche perché è tutto gratis. Da due anni, da quando B. temeva l’uscita di intercettazioni che avrebbero svelato il quarto segreto di Fatima (perché alcune ministre sono ministre), va in scena la seguente pantomima: il governo di un noto corruttore ed evasore, amico di mafiosi e papponi, commissiona al suo Guardasigilli-portaborse e al suo onorevole-avvocato una legge che favorisce mafiosi, papponi, corruttori, evasori e, siccome la legge è uguale per tutti, anche truffatori, scippatori, rapinatori, spacciatori, sequestratori, stupratori e assassini. Li immunizza dal rischio sia di essere scoperti e puniti, sia di finire sui giornali per quello che sono.

Basterebbe ricordare il mandante, gli esecutori materiali e l’utilizzatore finale della legge anti-intercettazioni per capirne il movente. Basterebbe ricordare come si è giunti a incastrare B. nei suoi vari processi per rendersi conto che è tagliata su misura di quei precedenti per evitare che si ripetano: l’articolo Mills, il comma D’Addario, il preambolo Trani, il codicillo Mediaset, il cavillo Dell’Utri, l’inciso Saccà. Ma ricordare queste cosette non si può, se no la gente capisce tutto, compresi i beoti che han votato B. bevendosi la superballa della “sicurezza” pensando alla propria, mentre lui pensava alla sua. Dunque ecco assieparsi intorno alla legge Al Nano un termitaio di opinionisti un tanto al chilo, giuristi per caso, scalatori di discese, sfondatori di porte aperte, statisti di chiara fama ma soprattutto fame: tutti intenti a commentarla in punto di diritto e in punta di forchetta, a prescindere, fingendo che davvero serva a tutelare la privacy, la reputazione e il segreto investigativo, e non a salvare le chiappe a B. e alla sua banda larga (secondo Pigi Battista, per dire, la legge la fanno per Francesca, la massaggiatrice della “ripassata” a Bertolaso).

All’inizio Al Fano restrinse il novero dei reati “intercettabili”. E tutti a meravigliarsi: ohibò, ma così non s’intercetta più per corruzione, per frode fiscale e per i reati-fine tipici dei mafiosi. Oh bella, ci voleva tanto a capire che la legge è fatta apposta? Ponzio Napolitano convocò Angelino Jolie per una bella lavata di capo, pardon un “alto monito del Colle”, e lo rimandò indietro a caccia di “una riforma condivisa”. Nessuno osò obiettare che gli unici a condividerla sono i criminali. Il Guardagingilli tentò di occultare movente e mandante con un’altra versione: s’intercetta per tutti i reati ora intercettabili, ma solo in presenza di “gravi indizi di colpevolezza”, cioè s’è già scoperto il colpevole, cioè mai. Il solito esercito di ipocriti ricadde dal pero: ohibò, imporre i gravi indizi di colpevolezza è come dire che non si intercetta più. Ma va? Chi l’avrebbe mai detto.

Il premier fa di tutto per comunicarci che è pronto a tutto, anche a mandare impuniti migliaia di delinquenti comuni, pur di nascondere i reati suoi e degli amici degli amici. Ma nessuno gli dà retta e si continua a disquisire di commi e sottocommi, emendamenti e subemendamenti per “migliorare” la legge. Al Fano, esausto, fa uscire i gravi indizi di colpevolezza dalla porta e li fa rientrare dalla finestra. Riecco la falange dei finti tonti. “Ancora un piccolo sforzo”, dice il Pd. “Fuochino, via la norma transitoria sui processi in corso e ci siamo”, dicono i finiani, impegnatissimi a limitare i danni di una legge della loro stessa maggioranza. L’Anm chiede “tre cose semplici: niente limite di 75 giorni, niente divieto per le ambientali, niente competenza ai tribunali collegiali. Poi la legge va bene”. Hai detto niente: così non resta più nulla. E che la fanno a fare, la legge contro le intercettazioni, se non abolisce le intercettazioni?
Tutto è pronto per la comica finale: Veltroni, il Pd e Ciampi chiedono a Berlusconi di fare piena luce sulle stragi. Certo, come no. Quello che, alla domanda “dove ha preso i soldi?”, si avvalse della facoltà di non rispondere, ora dovrebbe dire la verità sulle stragi. Magari s’intercetta da solo mentre la dice. Ma questi ci sono o ci fanno?
(Vignetta di Fei)

Segnalazioni

Mare Monstrum di Riccardo Orioles da ucuntu.org - La festa alla Repubblica, Ucuntu n.77 del 2 giugno 2010.

No bavaglio
Letture per la libertà -
I video degli interventi di autori ed editori al teatro Quirino di Roma, 31 maggio 2010.
Firme anti-bavaglio di Caterina Malavenda (da antefatto.it)




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