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Il peggio del Paese

Tutto mi separa da Filippo Facci. Non ho mai condiviso (per usare un eufemismo) le sue prese di posizione, le sue teorie strampalate sui magistrati e sull'inchiesta Mani Pulite che tanto sono servite a Silvio Berlusconi per scatenare e alimentare la guerra totale alla giustizia.

Quando Facci era craxiano io andavo a caccia delle malefatte del Psi, quando poi da L'Avanti è passato a Mediaset e al Il Giornale, io tentavo di spiegare perché in Italia il regime mediatico stesse avanzando a colpi di manganello televisivo.

Qualche giorno fa, Facci è stato ospite di Porta a Porta. Sotto gli occhi compiaciuti di Bruno Vespa ha ovviamente difeso in toto il parlamento, ha puntato l'indice contro Beppe Grillo, ricostruendo
Foto di tenkarulez da flickr.com
i retroscena della sua condanna per omicidio colposo, e contro i frequentatori del suo blog definiti «il peggio di questo paese».

In un'altra occasione, dagli schermi de La7, Facci è invece stato ancora più esplicito: «La risposta al vaffanculo di Grillo è che vada a 'fanculo lui e quelli che lo sostengono», ha detto. Oggi le performace di Facci sono riproposte da youtube e ottengono un gradimento piuttosto basso. Una dozzina di commenti in tutto alcuni legittimamente critici ed ironici («ma mi Facci il piacere»), altri particolarmente forti e sgradevoli. Roba del tipo: «sei un essere putrido e viscido», «sei un pezzente bastardo, schiantati tu con il tuo di fuoristrada», «stai attento quando giri da solo».

Insomma avvertimenti in piena regola. Credo proprio che non ci siamo. Se vogliamo cambiare le cose dobbiamo ricorrere ai ragionamenti, alle critiche, anche feroci, e all'esempio. Non agli insulti o peggio. Certo, Grillo l'8 settembre lo ha chiamato Vday, e vaffanculo non è ancora una parola da educande. Ma non era una minaccia: in quel contesto era solo un urlo liberatorio.

Pubblicato il 1/10/2007 alle 17.47 nella rubrica Peter Gomez.

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