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Zio Claudio

 Consolato dal pianto di Fabiana
 da sempre affezionata segretaria,
 Scajola lascia l’agorà romana,
 da politico degradato a paria.

 Con la moglie ed i figli il suo rifugio
 è la villa Ninina, sopra Oneglia,
 dove inizia una vita da segugio
 tutti i dì dopo il suono della sveglia.

 “Voglio scovar chi è stato quel vigliacco
 che mi ha donato più di mezzo alloggio
 per poi poter partire al contrattacco,
 dopo l’esilio in questo gaio poggio.

 Sono molto turbato, son sincero,
 dirò di più, son molto amareggiato,
 ma quanto prima chiarirò il mistero
 di chi contro di me ha complottato!”

 Interviene il nipote, suo delfino,
 eletto consigliere regionale
 con gran successo in quanto galoppino
 dello Scajola ante temporale:

 “Quanto zio Claudio sia uomo di chiesa
 e buon cristiano è al popolo ben noto,
 propenso a perdonar qualunque offesa,
 anche quella del delinquente ignoto

 che ha provocato tutto ‘sto sconquasso.
 Ma zio Claudio, che è retto e di talento,
 deve prima scoprire il satanasso
 che, invidioso, è arrivato al tradimento.”

 Se i fan voglion baciare dove passa
 degli intrallazzi liguri il campione,
 sperando di tornare a batter cassa
 come fanno i picciotti in meridione,

 c’è chi pensa dovrebbe Sciaboletta
 chiedere in fretta scusa a tutti quanti
 in attesa che un giudice lo metta
 in cella con tre o quattro lestofanti.

 Cella speciale, è chiaro, per Scajola,
 nel caso un giorno risultasse reo:
 tripli servizi, in seta le lenzuola
 e al di là delle sbarre il Colosseo.

Carlo Cornaglia, 6 maggio 2010
 

Pubblicato il 7/5/2010 alle 18.7 nella rubrica Le poesie di Carlo Cornaglia.

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