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Mistero Boffo




Signornò, da L'Espresso in edicola

Per misurare il prestigio dell’Ambrogino d’oro,il riconoscimento assegnato ogni anno dal consiglio comunale di Milano ai personaggi che hanno onorato la città, basta ricordare che nel 2008 esso fu negato alla memoria di Enzo Biagi dal centrodestra “per evitare strumentalizzazioni politiche”. Bene, anzi male: quest’anno la commissione per le “civiche benemerenze” del Comune ha deciso all’unanimità di premiare Dino Boffo, l’ex direttore di Avvenire costretto alle dimissioni dalla nota campagna del Giornale di Vittorio Feltri. Una campagna basata su una notizia falsa e su una vera. Quella vera la dimenticano tutti: la condanna di Boffo nel 2004 (decreto penale del Gip di Terni, non impugnato e dunque definitivo) per molestie ai danni di una signora. Quella falsa la ricordano tutti: il Giornale citò una “nota informativa che accompagna e spiega il rinvio a giudizio emesso dal Gip di Terni”, in cui Boffo veniva additato come “noto omosessuale già attenzionato dalla Polizia di Stato per questo genere di frequentazioni”.

Di recente l’Ordine dei giornalisti ha sospeso Feltri (ma inspiegabilmente non Gabriele Villa, autore dell’articolo) dalla professione per tre mesi perché quella “nota informativa” poliziesca o giudiziaria non è mai esistita: si trattava di una lettera anonima giunta a diversi vescovi e quotidiani. Eppure Boffo non ha mai denunciato né querelato il Giornale, né per la notizia vera né per quella falsa (si è perlato di un lauto risarcimento preventivo dal Giornale, ma nessuno l’ha mai confermato). Anzi, è stato addirittura avvistato a pranzo con Feltri. E ha sempre rifiutato di rendere pubblici gli atti del suo processo, che i giudici non possono consegnare alla stampa senza il suo consenso. Ciononostante la Cei l’ha appena riabilitato come se nulla fosse, nominandolo capo della sua comunicazione e direttore di Tv2000, mentre il governo Berlusconi l’ha infilato tra i membri della Consulta Filatelica Nazionale.

Sabato scorso, intervistato da Repubblica, il cardinal Camillo Ruini ha dichiarato che Boffo è stato vittima di “una gigantesca montatura mediatica, nella quale ci si è preoccupati di tutto fuorchè del rispetto che merita ogni persona”. E il rispetto per la vittima delle molestie? Secondo Ruini, “Boffo non ha bisogno di riabilitazione, perché l’inconsistenza delle accuse mossegli era già emersa e riconosciuta pubblicamente. Boffo sarà uno dei nostri relatori al Forum (della Cei sui 150 anni dell’Unità d’Italia, in programma a Roma ai primi di dicembre, ndr) perché è persona particolarmente competente a parlare della presenza dei cattolici nell’Italia di oggi”. Ora, sulla competenza di Boffo non c’è alcun dubbio. Qualche dubbio invece sorge sull’opportunità di offrire una simile tribuna a un condannato per molestie su una donna, nonché di conferirgli l’Ambrogino d’oro. A meno che le condanne per molestie non siano diventate una “civica benemerenza”. 
(Vignetta di Natangelo)

Legittimo impedimento in
Le poesie di Carlo Cornaglia
Comincian le pressioni sulla Corte
al fine che il legale impedimento
non vada incontro ad una brutta sorte,
mandando in tribunal quell’elemento.

Sarebbe un’eversione bella e buona
obbligarlo ad andar sotto processo
senza, ahimé, poter dir: “Vado per mona
perché Gianfranco Fini mi ha depresso”.
(leggi tutto)


Segnalazioni

Onore e pregiudizio - L'editoriale di Marco Travaglio a Annozero del 25 novembre.




Pubblicato il 26/11/2010 alle 17.10 nella rubrica Marco Travaglio.

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